IschiaBlog é un blog d'informazione e satira locale, un elenco dei negozi e servizi dell'Isola d'Ischia, un sistema di annunci ed un centro offerte di hotel a Ischia

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Casamicciola: l’Hotel Terme Manzi vince il Trivago Hotel Award 2013

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Per Trivago, l’Hotel Terme Manzi di Casamicciola Terme è la migliore struttura ricettiva in Campania del 2013 appena concluso.  Comfort, qualità del servizio, cura dei dettagli, preparazione dello staff e attenzioni al cliente gli indicatori presi in considerazione partendo dalle recensioni scritte di chi vi ha soggiornato nel corso dell’anno. Un riconoscimento alla proprietà, alla struttura e all’isola d’Ischia che speriamo sia di buon auspicio per l’anno nuovo appena iniziato. continua…

“Nero Paradiso”… Un noir da infarto

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Nero paradiso3D-01di Francesco Calise. Il termine “recensione” deriva dal latino e significa “riflettere”. L’obiettivo di una recensione deve essere proprio questo: spingere alla riflessione scaturita dagli eventi raccontati in un libro. Per “spingere a riflettere” sui contenuti di un libro, una recensione deve possedere precisi elementi che soddisfino tutti i criteri di apprezzamento. E sicuramente “Nero Paradiso” di Andrea Esposito li ha tutti. continua…

Ischia, il secondo romanzo di Gianni Mura

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di Emanuele Verde. C’è da essere grati a Gianni Mura per aver dimostrato come si possa amare Ischia nonostante tutto. Nonostante ci sia la camorra, nel romanzo impersonata dal boss Rocco ‘o Purp e dai suoi scagnozzi Rambo e Virgola; nonostante ci sono “uomini che si fottono la figlia e vanno a messa tutte le domeniche, grandi inquinatori rispettati e riveriti, spacciatori di droga diventati business-men con tanto di yacht”. continua…

Venerdì 9 novembre alle 18:30 presso l’hotel Re Ferdinando presentazione del libro “Epomeo, figlio di Agharti” di Salvatore Marino Iacono

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copertina aghartidi Emanuele Verde. Non si può certo dire che Salvatore Marino Iacono sia uno di quelli che decide a tavolino di fabbricare storie fantastiche, esoteriche, sapendo che c’è un pubblico suggestionabile e pronto a fare le fortune editoriali di chi quelle storie le scrive. Innanzitutto perchè Marino Iacono non è uno scrittore (anche se mai dire mai!) ma un marittimo e poi perchè le storie raccontate nel bel libro Epomeo, figlio di Agharti (pubblicato dalla Graus Editore) lo vedono protagonista in prima persona! continua…

A Ischia Emma Danini ha presentato il suo libro “Per non dimenticare”, scritto dopo che le e’ stato diagnosticato il morbo di Alzheimer

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L’importante testimonianza dell’autrice e di vari specialisti

Emma Danini, l'autrice del libro per non dimenticaredi Gennaro Savio. Si è tenuta a Ischia, presso la Biblioteca Comunale Antoniana, la presentazione del libro dal titolo “Per non dimenticare”, scritto da Emma Danini, una psicoanalista che nel momento in cui le è stato diagnosticato  il morbo di Alzheimer per non perdere tutti i suoi ricordi, e nel mentre la malattia avanzava, ha scritto un libro di memorie. continua…

L’isola d’Ischia tra orrore e tripudio

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libro giovanni verdedi Emanuele Verde. Nell’introduzione al saggio, mai terminato, “L’isola d’Ischia a volo d’uccello” del 1955, lo scrittore foriano – meglio, il poeta, scultore, letterato – Giovanni Verde (1880 – 1956) usa, tra le altre, queste parole per descrivere la sua amata isola:

Campo dell’orrido orror dell’orridezza orrenda!” Eppure su tutte le vicende vulcaniche e umane trionfa la bellezza delle contrade, il tripudio della natura, la felicità degli uomini” . continua…

Un artista ischitano: Gabriele Mattera

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di Giovan Giuseppe Marino. Vorrei qui ricordare un grande artista ischitano, un artista che ha dato lustro, con le sue opere e le sue mostre in Italia ed in Europa a tutta l’isola d’Ischia, mio cugino Gabriele Mattera.
Ero ragazzo quando andavo ad Ischia con la mia famiglia, il mio sogno era stare più tempo possibile sul Castello Aragonese, a casa di mio cugino Giovan Giuseppe detto “capicchione”, persona straordinaria che, pur non avendo l’uso delle gambe, riusciva a fare di tutto e di più. continua…

Ischia tutto, diario di viaggio

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Inviato da: nonnapicci Chi vuol venire come a vedere il paese dove maturano i limoni mi segua sul mare, sul mare freddo di febbraio, magari portandosi l’ombrello; chi vuole venire con me a scoprire rossi letti di camelie dietro un sontuoso ninfeo dall’intonaco sgretolato mi segua per stradine in cui la circolazione sarebbe vietata, ma insomma qualche macchina passa all’improvviso nei due sensi di marcia; chi vuol venire con me a godersi un idromassaggio con vista sul mare tranquillo non deve fare tante ore di aereo per raggiungere un tifone ai Caraibi, continua…

Giardini Ravino a Forio

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L´intervista a Luca D´Ambra dei Giardini Ravino continua…

L´intervista a Nino Di Costanzo

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Videointervista all’eclettico chef di Ischia Nino di Costanzo, 2 stelle Michelin e una passione unica che vive nei suoi piatti. Lo abbiamo intervistato nelle sue splendide cucine al Ristorante Il Mosaico, situato nell’Hotel Terme Manzi di Ischia. Anche a Nino di Costanzo Italia Squisita pone le sue 10 domande per far conosceregli chef italiani al popolo di youtube continua…

Jvonne Paganelli Lelli ai Giardini Ravino

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La pittrice bolognese torna ad Ischia, a cui tanto è legata, con una personale dal titolo “Magica Isola”
Dopo il successo di qualche anno addietro, ottenuto con la personale presso il Museo Civico del Torrione di Forio, continua…

Frittura di paranza

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La rubrica di Nadia Taglialatela
Sempre a proposito di cose belle, buone e, soprattutto, di felice estrapolazione partenopea… oggi, frittura di paranza. Ovvero, frittura di quel che è, bene o male, il pescato del giorno, fatto esclusivamente di pesci di piccola taglia, in quantità e tipologia variabile (molto spesso triglie, merluzzetti, sogliolette ed alici) e quasi quasi pensavo di sciorinarvi tutto l’amarcord legato a quando baby Precy e suo nonno facevano tappa fissa al molo, puntuali per l’arrivo del peschereccio (la paranza, appunto) per vedere di accaparrarsi velocemente i pezzi migliori. continua…

il Vantaggio di essere un viaggiatore individuale, anche ad Ischia

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Residence Villa Ravino, il Vantaggio di essere un viaggiatore individuale, anche ad Ischia.
Ischia è un isola che va vissuta girandola in lungo ed in largo. Terme, spiagge, cultura, natura, benessere. La scelta di soggiornare in un residence permette al viaggiatore di vivere alla giornata in piena libertà e decidere come spendere il proprio tempo. Ad Ischia c’è una grande scelta di ristoranti e mercatini che sono sparsi in tutti i paesini dell’isola. Questo permette di essere liberi di scegliere di cucinare qualcosa in appartamento o cenare fuori tra la vasta scelta di locande e taverne, quando si è in giro a fare shopping.
Nel versante sud Ovest dell’ isola d’Ischia, nel paese di Forio è situata Villa Ravino , un Residence immerso in un giardino Botanico, un inedito concetto di vacanza residenziale: Residence e Parco Botanico collocati in località di indiscusso fascino, con l’aggiunta di servizi impeccabili, componibili secondo le proprie esigenze. La nostra offerta è rivolta alla persona che ama viaggiare individualmente, programmare da sé le proprie giornate, non essere legata ad orari e che preferisce una piccola struttura familiare, ben organizzata, ad un multicomplesso. Potrete godere di un bagno geotermico, con acqua pura che sgorga ogni mattina alla temperature di 38 °C, di un idromassaggio, di una piscina esterna, di numerosi angoli per il relax, attrezzi fitness, solarium attrezzati, saletta TV e barbecue all’aperto.
Ad Ischia, dopo Trentacinque anni dalla sua fondazione, questa piccola realtà, rappresenta un caso unico nello sviluppo e nella gestione di Residence turistici, continua ad avere successo grazie alla forza e alla solidità delle sue idee in fatto di turismo, basate sul valore essenziale della libertà, declinata in tutte le possibili forme. Il giardino che circonda Il residence Villa Ravino è un parco botanico Tropical Mediterraneo che raccoglie una delle più vaste e varie raccolte di piante succulente d’Europa.
A Ischia un giardino Botanico con un affascinante percorso nel verde, alla scoperta di -scenari sorprendenti ed esemplari botanici rari e preziosi. La ricca collezione di Succulente coltivate all’aperto, costantemente arricchita di nuove specie provenienti da tutto il mondo, frutto della passione naturalistica , 50ennale, di Giuseppe D’Ambra…

Ristorante Pizzeria La Casereccia

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Coccolati dall’aria ischitana vi lascerete tentare dalle specialita’ che “Mamma-Tina” preparera’ ogni giorno per voi, con la possibilita’ di menu’ personalizzati per ogni vostra esigenza. Il Ristorante e Pizzeria La Casereccia, offre il meglio della cucina tipica “Ischitana”, ed in particolare quella tipica “Foriana”. I prodotti scelti con cura quotidianamente si uniscono a quelli prodotti direttamente come vino, olio, pane, frutta, verdure e quant’altro la natura benevola di quest’ isola riesce a donarci. Puoi contattarci anche con Skype: ristorante la casereccia

Appuntamento a Ischia

Pubblicato da Giovanni Coppa -

appuntamento_a_ischiaAppuntamento a Ischia è un film del 1960, diretto dal regista Mario Mattoli.

La trama

Mimmo, cantante vedovo, ha una figlia di nove anni, Letizia, che deve portarsi appresso durante le lunghe e numerose tournée. La compagna di Mimmo, Mercedes, lo consiglia di mettere la bambina in collegio, ma Letizia conosce una ragazza, Mirella, che le sembra ideale per diventare la sua seconda mamma. E tanto farà che il padre “scaricherà” Mercedes e tutto finirà, come previsto, nel migliore dei modi. I panorami di Ischia, in effetti, non sono male; le canzoni sono gradevoli (Mina canta Il cielo in una stanza e Una zebra a pois), la trama è ultrascontata. Negli annali (si fa per dire) del cinema per l’esordio di Pippo Franco (un chitarrista) e Franchi-Ingrassia (due contrabbandieri).

Le canzoni

Mina: La nonna Magdalena (testo di Vito Pallavicini e Nisa; musica di Pino Massara); Il cielo in una stanza (testo e musica di Gino Paoli); Una zebra a pois (testo e musica di Lelio Luttazzi).
Domenico Modugno: Resta cu’ mmme (testo di Dino Verde; musica di Domenico Modugno); Vecchio frack (testo e musica di Domenico Modugno); Notte di luna calante (testo e musica di Domenico Modugno); Don Fifì (testo e musica di Domenico Modugno). Inoltre nella pellicola è presente una versione appena accennata di Sì sì sì, con un testo diverso da quello definitivo, che il cantautore inciderà solo l’anno seguente.

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Infine vi è una canzone inedita, che il cantante canta alla figlia, e che inizia con i versi: “Papà non vuol sposarsi, non gliene importa niente, papà ……”. Viene anche accennata la canzone la donna riccia, sempre di Modugno

la storia di Forio D´Ischia

Pubblicato da Giovanni Coppa -

Le prime colonie greche abitarono ancora Forio – secondo l’opinione del de Siano.
Queste prime colonie greche, che si stabilirono su questa pianura, furono le doriche, cioè le Siracusane, rimaste in quest’isola sotto gli ordini di Pacio Nimpsio e di Maio Pacillo, dopo la disfatta de’ Tirreni.
Una tale opinione fu registrata dal d’Aloysio, indi ripetuta dall’Anonimo Oltramontano.
Dalle falde del promontorio Imperatore alla valle di S. Montano, era una pianura fertile e ridente: i Siracusani si allettarono di quel sito, e nel mentre all’incantevole spiaggia sottoposta all’Imperatore erigevano il loro tempio a Venere-Citerea – la cui statua in marmo bianco – al dir dello stesso Oltramontano – fu scoverta verso il 1792, e vandalicamente distrutta.
Dall’opposta parte, sul vertice del promontorio di Vico principiarono la muraglia di quella fortezza che dovea guardare la città sottoposta ad occidente e dominare la negropoli già esistente nella sottoposta valle, accosto al mare, al’ingresso della città, sulla strada maestra, come era costume fra greci, ed indi fra romani di poi di stabilire i loro cimiteri.
L’eruzione de’ Caccavelli scacciò questa colonia; la stessa seppellì la città sotto le lave di Zaro e Marecoco.
Gli elementi si ammansirono, ed accorsero i Partenopei, indi i Romani.
I monumenti scoverti, i vasi dissotterrati, le voci latine intromesse nel dialetto dorico, ci comprovano che partenopei e romani vi si accasarono.
Sopravvennero i Siciliani, ai tempi di Giulio Cesare, e vantando dritti di proprietà sui terreni occupati dai napoletani, come aventicausa dagli espulsi Siracusani, ne reclamarono il rilascio. Giulio Cesare fece dritto al loro reclamo, e quindi i Siciliani occupano questa contrada.
A tal proposito riportiamo le parole del d’Aloysio – “Forio ebbe origine dai siciliani, i quali trovando un clima al genio loro confacente, ivi si fermarono e moltiplicarono, e l’appellarono Fiorio.
Irruppero i barbari, queste pianure furono devestate, i superstiti si ricoverarono sui monti e sulle colline.
Coi Normanni e coi Svevi rimase l’isola ammiserita, e ciò nonpertanto i Foriani erigevano chiese, e si moltiplicarono, dando prova di costanza e valore indomabile.
Succedea la dinastia Angioina, Sicilia si commoveva al Vespro, ed i figli de’ Siciliani tumultuavano anch’essi, gridando per queste pianure – Fuori i Francesi.
La fertilità del luogo piacque ai nuovi usurpatori, e mentre i soldati di Carlo II devastano questi campi, gli antichi coloni non si allontanano, che coll’eruzione del 1301.
Ma ritornano nel 1305 e soddisfacendo voti, per non essere stati danneggiati nella proprietà e nella persona dal fuoco dell’eruzione del Cremato, costruiscono chiese e cappelle a S. Antonio Abate.
Gli Spagnoli sopravvengono cogli Aragonesi, e Catalani, e Siciliani corrono a dissodare od occupare questi vigneti – e quindi i Lopez, i Galiz, i Jonchez si piantano qui – e con essi i Corsi da Corsica, e poi altri da Malta, che prendono pure il casato dal luogo natio e diconsi i Maltese, altri da Matèra in Puglia, e prendono il cognome di Mattera, o Matarese, altri da Sorrento, da Amalfi, dalla Toscana, e sono i Sorrentino, gli Amalfitano, i Fiorentino, costoro col loro casato danno nome ai primi vichi detti anche oggi Casa-Jonchese, Casa-Corso, Casa-Calise, Casa-Mattera, Casa-Maltese, Casa-Fiorentino.
Ma altri coloni, ignoriamo se più tristi, o più infelici, ma più miserabili già esistevano, ed i vichi – Casa Patalano, Casa Di Majo, Casa-Verde nel centro del paese; Casa D’Ambra, Casa-Castaldi e Casa d’Ascia alle falde del Monte del Borgo di Monterone, si erano già popolati da queste famiglie e parenti.
Venne la pirateria – Barbarossa fece nel 22 giugno 1544 il suo fatale approdo, anzi la sua tremenda invasione e spopolò il paese – Forio rimase disabitata ed incolta, squallida ed ammiserita.
Basta il seguente aneddoto attinto da una cronaca di famiglia per dimostrare la posizione sociale di questa Terra.
Erano due fratelli chiamati Giovanpietro e Giovannangelo Patalano agricoltori, i quali in ogni dì si partivano dal castello d’Ischia – ove avevano stanza – e si portavano in Forio; e precisamente a quella campagna ove si dice il Canto alla contrada Spadara, per dissodarla, ed occuparne quell’estensione che avrebbero potuto coltivare, essendo il luogo abbandonato, ed impiegare alla semina del grano.
Il più vigilante e solerte si era Giovannangelo, l’altro più tapino ed infermiccio, perciò più tardi intraprendea il suo viaggio, e giungea sul luogo a sole alzato.
Un mattino Giovanpietro portandosi al detto luogo, non vi trovo il fratello, il quale di molte ore lo precedeva nel lavoro, uscendo dal castello molto prima dell’alba. Chiamò non fu risposto. Natogli il sospetto di essere stato predato dai corsari, guardò sullo scoglio delle cammarate e vide che una piccola fusta barbaresca, aveva issata la bandiera bianca, in segno d’invito ai parenti di mandare a riscattare il cattivo, pagando la tariffata somma di 34 soldi – cosa incredibile!
Il paese era disabitato e meschino, pochi coltivatori e dissodatori di terreno vi dimoravano, fu inutile raggranellare la meschina somma pel riscatto; dovette correre al castello, farsela imprestare, e prometterne la restituzione in grano al tempo della mietitura, per mancanza di numerario, frutto di commerci e di traffici qui estinti – Ritornò trafelato e stanco Giovanpietro col prezzo del riscatto; ma la galeotta aveva salpata e Giovannangelo Patalano andò schiavo fra i turchi.
Quando la pirateria si frenò in parte, e gl’isolani si abituarono a tali invasioni, ed a saperli respingere e combattere, acquistando nella lotta e nei pericoli coraggio ed energia, allora questo Comune si ricominciò a popolare sull’antico piede, ed a riattivare le sue industrie.
Il terreno esteso e piano, le spiagge basse ed arenose doveano allettare gli agricoltori scampati a ripigliare lor sede: nell’abbandonato tugurio, e tutti – antichi e nuovi occupatori – vi accorsero fin da Ancona e da altri punti della Romagna, ed accasatisi colla colonia indigena, o affratellatisi con costoro nelle industrie, nei traffici, e nel culto divennero foriani anch’essi.
S’inalzarono tosto tempi e chiese, prima modeste e barocche, poi spaziose ed a disegno, in diversi centri.
Cappelle si costruirono per le campagne, e case rurali in quei contorni. Ma le chiese in sì gran numero vi provano una numerosa popolazione; le torri che si costruirono su due linee per l’intera lunghezza del territorio, sia nell’interno che nell’esterno della Terra, confermano l’importanza della popolazione di quattrocento e più anni dietro.
Alle chiese ed alle torri si accoppiano gli avanzi ed i ruderi degli antichi fabbricati distrutti dal tempo: le antiche case magnetizie costruite alla medio-evo, delle quali qualcuna ancora sta in piedi, e questi eloquenti testimoni del passato, vi provano l’antichità di questa antica terra che il Jasolino fin dal 1550 la trovava più spopolata dell’isola.
Queste strade strette ed a sghembo, queste chiese crollate per vetustà, o vetuste per costruzione, questi tempi vasti e, in rispetto all’isola, sontuosi; queste opere di pennello, di scalpello, e di cazzuola di artisti foriani del XVI e XVII secolo, questo caseggiato compatto, incatenato, ed esteso, dimostrano l’antichità della fondazione del casale di Forio, la civiltà a cui presto si arrivò, la importanza cui pervenne nell’isola.
Si fissava la tassa del fuoco in quest’isola al finir del 1779 e nell’Università di Forio furono contate 1141 famiglie o fuochi; cioè nel capo-luogo di Forio, fuochi 1059, nel casale di Panza numero 82.
Con disposizione del 17 dicembre 1779 fu fissata un imposta fiscale di carlini 5 a fuoco.
Verso la fine del passato secolo questa popolazione, come abbiamo accennato, sull’autenticità del Jasolino, del d’Aloysio, del de Siano, e de Giustiniani, ascendea ad ottomila anime.
In questa popolazione allora primeggiavano uomini eminenti, che alla coltura dell’ingegno, accoppiavano amor di patria ed onestà positiva.
Ecco le precise parole di uno scrittore dell’Isola, dettate forse più di 120 anni dietro – Del Dottore d’Aloysio.
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Ove sono andate queste abitudini di coraggio e di ardimento?
La popolazione di Forio dal 1800 al 1820 si assottigliò fino a 5500 anime – Dal 1820 al 1837 si accrebbe a circa 7000 – Il Colera del 37 ne mietè la sua parte, ma furono ben tosto colmati i vuoti, che questo fiero flagello fece in questo Comune in detta epoca.
Vennero gli anni della crittogama, e della miseria, dell’emigrazione in Algeria, ed altri guai, e questa popolazione si assottigliò per tutte queste cagioni, e ridusse quale ora risulta dall’ultimo censimento in 6550 abitanti, componenti 1600 famiglie, cioè Forio 1400 – Panza 90 – Abitanti – Forio – 5650 – Panza 900.

Tratto da: Storia dell’Isola d’Ischia – Giuseppe D’Ascia – Li Causi Editore.
Testo originale a cura del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra – Forio d’Ischia.
Ciro Piro

Racconto di viaggio ad Ischia: Innamorarsi dell’Italia, le avventure di una coppia russa ad Ischia

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Grazie alle nostre amiche, abbiamo trascorso le ferie nei Giardini di Poseidon, facendo le cure termali. Questo magnifico parco si trova nella romantica baia di Citara, verso Sud-Ovest d’Ischia, sul fianco destro di Punta Imperatore. Lì abbiamo conosciuto una coppia di giovani sposi che abitavano nel nostro hotel e che avevano esplorato tutta l’isola in lungo e in largo con i suoi bei comuni e le sue fonti termali. continua…

Spiaggia Cartaromana di Ischia

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La Spiaggia di Cartaromana è situata nei pressi di Ischia Ponte, nell’aera omonima rinomata perchè di grande pregio paaesaggistico. La spiaggia si distende a sud del castello aragonese, vicino agli scogli di Sant’Anna, ed è molto frequentata dai sub in quanto incastonata nell’area archeologica marina dell’isola, che porta le vestigia dell’antica città romana di Aenaria. Il mare in questa zona è bellissimo, azzurro, cristallino e trasparente, con fondali ricchi di fauna e flora marina, soprattutto di distese di posidonie. La spiaggia è caratterizzata da un litorale di sabbia finissima molto stretto, punteggiato da rocce e sovrastato da un verticale promontorio roccioso. L’arenile è famoso anche perchè immerso in una zona ricca di fonti termali, che si possono trovare anche sulla spiaggia, in aggiunta a peculiari sorgenti fumaroliche sottomarine che producono risalite di bolle di innocui gas vulcanici dal fondo. Sulla spiaggia si trovano due stabilimenti attrezzati. Può essere raggiunta via mare con con i taxi boat, oppure via terra tramite una strada che parte dalla civitas di Ischia Ponte e che passa dal centro abitato di San Michele, su di un percorso lungo circa 1 chilometro.

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Fonte: http://www.qspiagge.it

Area Marina Protetta Regno di Nettuno

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I vini di Ischia: Casa d’Ambra, Giardini Arimei, Pietratorcia

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Durante il nostro soggiorno ad Ischia abbiamo visitato tre aziende simbolo di questa splendida isola: Casa d’Ambra, Giardini Arimei e Pietratorcia. Si parte in direzione Panza, qualche km all’interno, dove si trova l’azienda vinicola Casa d’Ambra, dove si può trovare anche un interessantissimo museo contadino.

Il proprietario ed enologo Andrea ci ha accolto, e ha iniziato a raccontarci la storia della cantina che risale al 1888, illustrandoci i vari vitigni locali con cui lavorano: Biancolella, Forastera, uva Rilla, San Lunardo, Coglionara, Guarnaccia, Piedirosso e Cannamella, quasi tutte varietà autoctone.
Visitando la cantina ci si rende conto che Andrea ha preso ad esempio i vini francesi (utilizzando al massimo “il freddo” per estrarre il frutto e l’aromaticità dall’uva ed un’alta densità d’impianto), avendo una passione per lo Chablis. Diversi vigneti si trovano a circa 600 metri s.l.m. dove è indispensabile l’uso della monorotaia e rappresentano, insieme a quelli di Pietratorcia, l’unico esempio di viticoltura di montagna nel mezzogiorno. Hanno circa 5 ettari di proprietà e 12 in affitto, con una produzione che arriva alla soglia delle 500.000 bottiglie e ci sono diverse bottiglie interessanti come lo Kyme Ischia Bianco, che è un frutto di Biancolella al 20%, di alcuni vitigni greci, che Andrea ha scoperto durante un viaggio in Grecia e che, pare siano degli stretti cugini della Biancolella.

Noi abbiamo assaggiato il vino della nuova tenuta: il Calitto del 2007, che è un bianco prodotto da un uvaggio di Biancolella, Uva Rilla, Fiano e Greco.
Calitto è una parola greca che sta a significare bellissimo, in relazione proprio al vigneto ed alla posizione in cui è situato. Il vino si presenta di un bel colore giallo paglierino con un profumo d’infusione di frutta bianca ed agrumi (cedro), con una bella mineralità; all’esame gustativo appare subito molto minerale, con una buona acidità (portata dalla mineralità esuberante), note iodate abbastanza intense con un finale tipico mandorlato ed abbastanza persistente. E’ un vino nel complesso interessante, forse un po’ giovane e che ricorda certi bianchi delle isole greche prodotti con l’uva Assyrtico. Da segnalare anche il Biancolella Ischia, della splendida tenuta Frassitelli.

La seconda azienda è Giardini Arimei, che fa parte del progetto Arcipelago (quattro moduli di produzione in altrettante zone ad alta vocazione vinicola in Italia), voluto dai fratelli Muratori della Franciacorta. Siamo in località Montecorvo, nel comune di Forio, in una bella struttura che è stata da poco salvata dall’abbandono totale, dove su di un terreno pieno di parracine (le tipiche terrazze per le vigne, in tufo), a circa 350 mt sul livello del mare, si coltivano le varietà autoctone Biancolella, Forastera, San Lunardo, Uva Rilla e Coglionara.

La proprietà copre circa sette ettari e per ora, si producono circa seimila bottiglie, ma a pieno regime ne verranno prodotte circa cinquantamila. Attualmente si produce un solo vino, il Giardini Arimei, che è un vino dolce, derivato da uve appassite sulla pianta, con una tecnica particolare, che risale alla cultura greca. Con questo sistema si inizia a vendemmiare una parte delle uve ad inizio Ottobre, per poi dirasparle ed ottenere il mosto che, sarà poi fermentato in legno.

Dopo circa dieci giorni, si raccolgono altre uve e così via, per almeno quattro volte, fino alla fine di Dicembre. Le uve sempre più sovrammature, vengono diraspate e lasciate macerare nel vino precedentemente prodotto, in modo da creare un interscambio tra sapori ed odori molto particolare, a cui seguirà una permanenza in legno abbastanza prolungata.

La terza azienda è Pietratorcia, sempre nel comune di Forio, che prende il nome dalla famosa pietra di tufo forata in alto ed ai due lati ed usata per premere le uve, grazie ad un ingegnoso sistema di funi.

La cantina è nata nel 1996 e possiede vigneti ad un’altezza di circa 600 metri, il che rende indispensabile l’uso della monorotaia, poichè la raccolta manuale sarebbe troppo dispendiosa, con le tipiche uve autoctone più qualche “intruso” come il Viognier e la Malvasia di Candia. I vigneti sono situati nella parte ovest del territorio, che ha un clima molto particolare ed una piovosità inferiore rispetto alla zona est. Noi abbiamo assaggiato ed apprezzato particolarmente il vino “Vigne del Cuotto” (cioè del cotto), nome che deriva dal luogo dove sorge il vigneto, che ha un sottosuolo piuttosto caldo.

E’ un uvaggio di Biancolella, Forastera e circa un 10% di Greco, usato come vitigno miglioratore; il vino ha un bel colore giallo marcato e splendidi profumi aromatici floreali, di timo con una leggera nota di frutti esotici come il mango; in bocca è fresco, iodato, minerale e persistente, con il tipico finale mandorlato. Insomma, un ottimo vino che abbiamo apprezzato.

Fonte: Vinoglocal

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