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Fonti Rinnovabili: dalle correnti dello Stretto energia per 2 milioni di persone

| Pubblicato da Davide Iacono |

Dopo il referendum che ha bocciato il piano dell’energia nucleare varato dal Governo, l’Italia si interroga sul suo futuro energetico con l’obiettivo, ambizioso, di poter essere finalmente indipendenti dal punto di vista degli approvvigionamenti, senza dover più dipendere da altri Paesi politicamente instabili.

Oggi l’Italia e gli Italiani pagano in bolletta il 35% in più rispetto a tutti gli altri cittadini e a tutte le altre famiglie Europee, in quanto nel Paese non si produce neanche la metà dell’energia che viene consumata. Siamo così costretti ad acquistare da altri Paesi che determinano i prezzi e fanno impennare le nostre bollette.
La soluzione per risolvere questo problema, almeno secondo il Governo Italiano, è quella di avviare un percorso virtuoso di mix energetico che potesse portare l’Italia, entro il 2020, alla soluzione “25-25-25-25″ cioè 25% di fonti rinnovabili (oggi all’11,2%), 25% di gas, 25% di carbone e 25% di nucleare. Ma dopo il verdetto del referendum, bisogna capire come sostituire quest’ultimo 25%, possibilmente provando a sfruttare le fonti energetiche più ecologiche.

Tra le energie pulite non ci sono solo eolico e solare (altrimenti non raggiungeremmo mai l’11,2% attuale!), che sono invasive, in alcuni casi determinano un grave impatto ambientale, comunque sono intermittenti e poco potenti (per avere la stessa potenza di una centrale nucleare, bisognerebbe ricoprire di pannelli solari tutta la superficie della Calabria centro/meridionale!), ma ce ne sono altre molto più funzionali come l’idroelettrico, innanzitutto, e il geotermico, oltre a biomasse e biocarburanti.
Su questo, a quanto pare, il governo vuole adesso puntare più che ad ogni altra cosa.
Ma un nuovo fronte, di cui si è sempre parlato ma mai in modo molto approfondito, è quello dell’energia marina, che interessa molto da vicino lo Stretto di Messina. Anche il mare, infatti, specie dove ci sono forti correnti, può produrre energia. E anche tanta.
Prendendo come parametro gli 8.000 chilometri di coste italiane, il potenziale di produzione di energia elettrica sarebbe pari all’incirca a 6 impianti nucleari Epr.
Solo dal potenziale delle correnti marine dello Stretto di Messina si potrebbe produrre energia elettrica equivalente al fabbisogno di una città di due milioni di abitanti.
Con 1.000 chilometri di impianti che sfruttano un valore medio dell’altezza dell’onda del mare, costruiti su opere italiane già esistenti come porti, dighe foranee o dighe frangiflutti o anche costruiti al largo delle coste, si potrebbe ottenere la stessa potenza di produzione energetica di una centrale nucleare Epr da 1.600 Megawatt, la tipologia di impianto prevista nel piano nucleare italiano respinto dal Referendum.

A portare alla ribalta questo grande potenziale energetico che si nasconde nella forza del mare sono stati i massimi esperti italiani del settore che si sono riuniti a Roma, al worshop promosso dall’Enea sulle “Prospettive di sviluppo dell’energia dal mare per la produzione elettrica in Italia”. Al brain storm, organizzato nell’ambito dell’Accordo di Programma sulla Ricerca di Sistema Elettrico in vigore con il Ministero dello Sviluppo Economico, hanno preso parte scienziati come Vincenzo Artale, responsabile dell’Unita’ Tecnica Modellistica Ambientale dell’Enea, l’oceanografo dell’Enea Gianmaria Sannino, Marco Marcelli, fondatore del Laboratory of Experimental Oceanology and Marine Ecology e docente all’Università della Tuscia.

Italia ma non solo. L’energia dal mare conta numeri importanti anche a livello mondiale.
Secondo le stime dell’Iea, l’International Energy Agency, il potenziale teorico di energia dal mare è compreso tra i 20.000 e i 90.000 TWh/anno. E già Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Stati Uniti, Giappone e Canada investono significativamente in questo settore tecnologico dagli anni ’70. Ma se l’esperienza italiana “è sicuramente più recente” non per questo è “meno importante” come ha sottolineato Artale. “Ora bisogna spingere sulla ricerca” ha detto l’esperto dell’Enea esortando soprattutto a “fare sistema” ed a “collegare i centri italiani di ricerca con quelli internazionali”.

“Nella produzione di energia elettrica il mare ha potenzialità enormi. Basti pensare alla corrente Levantina che scorre nel Mediterraneo e fuoriesce dallo Stretto di Gibilterra. Questa corrente sposta miliardi di tonnellate d’acqua trasportando con sè energia che dovremmo sfruttare” ha detto l’oceanologo Marco Marcelli dell’Università della Tuscia e del comitato scientifico di www.marescienza.it. Marcelli, da ecologo, ha messo però un paletto. “Sulle coste -ha avvertito- ci sono enormi attività ed ecosistemi da salvaguardare, sono dei beni che il progresso deve tutelare. Per questo va rivisto il vecchio Piano nazionale difesa mare e coste del 1982. Questa verifica andrebbe fatta subito, visto l’esito del referendum e la conseguente necessità di un mix energetico che, oltre al sole e al vento, può contenere anche la forza del mare nel rispetto dell’ambiente” ha proseguito Marcelli spiegando che la verifica del Piano “costerebbe appena 1 mln di euro e, se si aggiungono le boe per le misure sperimentali, i costi non superano i 4-5 mln di euro per progredire più velocemente su questa nuova prospettiva energetica”.

L’Enea, intanto, da alcuni mesi sta mappando le acque italiane e del Mediterraneo, grazie a un finanziamento di 500 mila euro del ministero dello Sviluppo Economico.
Al workshop Enea, inoltre, è stato presentato il progetto Enermar, il primo prototipo di una turbina marina ad asse verticale denominata Kobold, installata nello Stretto di Messina. Inoltre, grazie ad un brevetto italiano, in ulteriore via di sviluppo, di una diga a cassoni denominata Rewec3 (Reasonant Wave Energy Converter), è stato realizzato un dispositivo avanzato per lo sfruttamento dell’energia ondosa. E progetti più recenti vedono un nuovo sviluppo di questo brevetto.

Sull’argomento, per quanto riguarda lo Stretto di Messina, è intervenuta anche la della commissione Ponte-Piano Strategico del Comune di Messina presieduta da Nicola Barbalace, dal prof. Cesare Boffa, già vicepresidente dell’Enea, ordinario di fisica tecnica al Politecnico di Torino e presidente della Fire, Federazione Italiana per l’uso Razionale sull’Energia. E proprio Boffa ha detto che “per costruire il Ponte ed utilizzarlo è necessaria molta energia, quando sarà in funzione consumerà energia di tutti i tipi (la parte metallica interna va condizionata, ad esempio). Messina zona benedetta da Dio in termini energetici: ha un’insolazione particolarmente favorevole sia come quantità che come qualità, per un utilizzo sia termico che fotovoltaico. Ha un enorme potenziale in termini di energia geotermica: l’acqua sotterranea rappresenta un bacino energetico a temperatura costante. Per non dire dell’energia eolica, si potrebbe, ad esempio, montare qualche generatore eolico persino sul Ponte stesso. Accanto a questo, il grande tema di oggi, dal punto di vista energetico, è quello degli edifici ad energia zero: quando ci sarà l’obbligo di realizzarli solo ed esclusivamente in questo modo, cioè nel 2020, servirà qualcuno che li sappia fare. E’ difficile spostare soldi pubblici su argomenti di questo tipo, ma “sotto” il Ponte si potrà creare un bacino in cui gli studiosi convergano per approfondire queste nuove fonti energetiche da applicare al Ponte e all’edilizia. Perché non pensare, allora, ad un piano di sviluppo all’interno del vostro Piano strategico dedicato proprio alle energie rinnovabili? In molte Regioni italiane, non in Sicilia però, esiste un protocollo di sostenibilità ambientale, Itaca, che stabilisce con delle tabelle dei criteri per valutare quanto è sostenibile un’opera. Lo abbiamo per gli edifici civili, per gli uffici, per i grandi grattacieli: a mio conoscenza non esiste ad oggi sul Ponte. Ecco, uno sviluppo di un protocollo di sostenibilità ambientale sul Ponte che possa nascere a Messina avrebbe un valore non solo simbolico ma anche economico di non trascurabile impatto”.

Fonte : di Peppe Caridi

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