Il Volo: “Un unico comune? Un’idea per riciclarsi”
| Pubblicato da Redazione |A Ischia demagogicamente non si vuole far capire che la crisi di una politica fatta da politici che pensano solo a loro stessi, si sta fortemente attorcigliando con una profonda crisi culturale, sociale ed economica, aprendo il campo ad una fortissima quanto prepotente speculazione finanziaria.
La storia dei referendum italiani è la storia di volontà popolari espresse ma disattese.
Una premessa. Ad oggi non è stato possibile ascoltare qualsivoglia certa ragione, politica, amministrativa, economica, finanziaria e sociale da parte dei promotori dei referendum sull’Unico Comune. Ciò nonostante è stato indetto un referendum.
Un dato di fatto, storico, sociale, economico e politico. L’isola d’Ischia ha sempre avuto un’unica autorità politica e economica. Dal 1938 al 1944, poi, abbiamo avuto anche l’Unico Comune con Sindaco un foriano, Luigi Morgera, su indicazione al governo centrale fascista del Cardinale L. Lavitrano che pure partecipò ai lavori dei Patti Lateranensi. All’epoca, gli attuali Comuni erano delle semplici sezioni che in delegazione dovevano chiedere anche una semplice lampadina pubblica! La giovane democrazia isolana è il frutto di lotte, anche violente e sanguinose, che gli ischitani dell’isola hanno affrontato contro i signorotti-governatori alternatasi nei secoli passati al comando dell’Isola.
E la giovane democrazia isolana paga ancora le conseguenze di centinanti di anni di potere centralizzato e della divisione sociale in due ceti:i pochissimi patrizi, definiti cittadini perché avevano condizione di cittadinanza nel Comune Ciittà di Ischia, e la popolazione, i plebei, sparsa alla periferia della Città di Ischia ed in tutti gli altri Comuni dell’Isola.
Dall’analisi dell’attuale condizione politica-ammininstrativa complessiva, di quanto gli isolani “plebei” (la periferia del Comune Città di Ischia ed i Comuni di Forio, Barano, Serrara Fontana, Lacco Ameno e Casamicciola) si siano appropriati realmente del proprio territorio e cultura, delle condizioni di distribuzione di ricchezza e libertà di fare impresa, dalla possibilità di vedere attuata cioè la possibilità di essere cittadino piuttosto che suddito, nella corretta applicazione dell’equazione diritti/doveri, si evince obiettivamente che la giovane democrazia isolana purtroppo ha ancora parecchi vulnus di una storia secolare.
L’idea di un unico comune per l’isola d’Ischia è quindi certo non una idea nuova ne moderna. Certo però attualizzata nuovamente
La democrazia e le autonomie comunali esistono da pochissimo tempo sull’isola d’Ischia. Da soli 60 anni! Ed in questi 60 anni le vecchie tendenze revisionistiche di un ritorno al passato non sono mai sopite. Mai morte! Ciclicamente ritornano quelle spinte, oggi fortissime, che vogliono ricacciare indietro quest’isola ad una ottocentesca società di status. Una società dispari, di privilegi e soprusi, delle dinastie, del clientelismo e del nepotismo
Una certa cattiva impresa che parla lo stesso linguaggio di certa cattiva politica nell’opera continuativa di distruzione e della buona impresa e della buona politica, con i tagli di finanziamenti pubblici ai Comuni, di maggiore responsabilità nei bilanci comunali e delle scandalose partecipate, deve necessariamente riciclarsi per mantenere intatti i propri privilegi fatti passare come diritti di tutti: tagliare le spese pubbliche ampliando la periferia con un macro comune di circa 70.000 abitanti e chiudere la possibilità a nuova impresa e nuove idee di rompere una società, una economia di mercato ed una sistema produttivo soffocato. Vittima di un capitalismo equivoco e bloccato.
Bisogna pertanto assistere impassibili alle genialiate delle presunte modernità?
Bisogna invece aprire una società chiusa, riqualificando la società politica e proponendo un di oggi rapporto tra la società politica e la società civile.
E’ la prima volta forse nella storia delle democrazie che si propone un referendum per tornare indietro, ad una forma di governo di almeno 60 anni fà. Invece questa società ha bisogno di respirare. Ha bisogno di essere alleggerita dal peso di una politica antiquata e antistorica. Della politica, generalmente italiana, dell’eterno ieri. Un referendum è espressione di una necessità sociale e di una forte pressione dell’opinione pubblica. L’indizione di un referendum popolare suppone un esigenza, un occorrenza, un bisogno …una necessità popolare, soprattutto se costa centinaia di migliaia di euro che ricadranno come tasse sui cittadini. Eppure sembra che non siano state raccolte le firme necessario e l’indizione è avventa in modo improprio e per taluni aspetti illegittimo (così come da ricorso al Tar presentato dal coraggioso Sindaco di Serrara Fontana, Mattera, e dai vari Comitati di cui IL VOLO pure fa parte), nell’utilizzo burocratico dei Consigli Comunali secondo l principio della rappresentatività, seppure il Comune di Serrrara Fontana ha espresso voto giusto, chiaro e palese contro l’Unico Comune;il Comune di Barano non si è espresso ed il Comune di Forio, disattendo peraltro l’art.54 della L.74, ha espresso opinione favorevole al solo referendum. Insomma, questo referendum chi lo vuole? Oggi si discute del niente con un referendum indetto dal niente, di fatto con superbia, arroganza e prepotenza. Nessuna specifica proposta referendaria, nessuna idea di governance. Non si capisce specificatamente e dettagliatamente quali vantaggi un Comune di circa 70.000 abitanti dovrebbe portare ai 70.000 abitanti che invece dovrebbero assorbirsi il costo della sommatoria di inefficienze e sprechi. Niente di niente! Solo generiche affermazioni di lotta agli sprechi, alla corruzione, all’incapacità politico-amministrativa di quella stessa classe politica che stranamente e paradossalmente però propone un Unico Comune. Una cosa si capisce: si vuole consegnare una società di 60.000 abitanti nelle mani di pochissime persone! E’ permesso non essere d’accordo?
Si cerca di banalizzare la discussione per non far capire! Questo referendum, così costruito e concepito, è il tentativo di trasformazione, in senso revisionistico del passato, di un modello sociale facendolo passare ai cittadini come una semplice e naturale trasformazione tecnico-amministrativo della governance dell’isola d’Ischia. Come fosse di una lotta tra comitati a favore o contro la “saucicciata, nel tentativo, come accade sempre nella storia, di approvare con scroscianti applausi del popolo, le tirannie, le oppressioni, le ingiustizie. Come se fosse l’occasione per mandare a casa quegli stessi amministratori che hanno proposto e stanno imponendo di fatto il referendum! E’ il semplice riciclo di amministratori di un ventennio di politica disastrosa in un improponibile ritorno al passato dell’Unico Comune. Nei fatti è il tentativo demagogico di coinvolgere il popolo isolano tutto nel risultato minimo della semplice annessione dei Comuni di Lacco Ameno e Casamicciola ad Ischia Porto, peggiorando le condizioni culturali, economiche e politiche di tutte le comunità, compresa quella di Ischia. Ci si vuole appropria di un generico risultato politico referendario, per utilizzarlo a proprio piacimento. Insomma chi dovrebbe costruire questa vecchissima nuova governance dell’Isola nell’Unico Comune? Una consulta dei saggi che oggi propongono l’Unico Comune? Totò avrebbe detto: -“….ma mi faccia il piacere.”.
L’Unico Comune appare come una semplice operazione di potere feudataria degli uomini oggi più potenti economicamente e politicamente dell’isola d’Ischia, che approfittano di una sinistra ridicola e patetica e/o di un senso snobbistico radical chic, che parla di democrazia ma mai si sporca le mani con il paese democratico, non capendo o facendo finta di non capire, certo non spiegando, che il concetto di riforma non è un concetto tecnico ma politico.
Con riferimento alle affermazioni del sig. Vincenzo Di Costanzo che scrive a nome di un Movimento per il Comune Unico, apparse sul quotidiano “IL GOLFO”, giorno sabato 12 marzo 2011, pg.13, , si precisa all’interessato quanto segue.
* IL VOLO è un associazione che si propone, con sacrifico ed impegno, di spiegare continuativamente la politica ai cittadini, consci della ovvia possibilità di essere essa stessa in errore, che la politica è dove è ognuno di noi e che esprimere un opinione è un diritto-dovere di ogni cittadino perché essa stessa referenzia la persona. L’Ass. IL VOLO è pertanto tesa ed aperta al confronto da sempre: le campagne elettorali hanno ragion d’essere semplicemente ed unicamente nella fase di campagna elettorale ma la Politica non può, come purtroppo spesso accade, ridursi a quel singolo momento pur importante della vita di una società. Al momento l’Ass.IL VOLO non è impegnata a proporre ricette o dottrine, astratte e vecchissime, di “nuovismo”. Peraltro un passato travestito da nuovo, l’idea di un eterno passato, di una politica luminosa fuori e verminosa dentro, è appunto l’idea di un Unico Potere o di Unico Comune. Inoltre una classe politica che di fatto ininterrottamente da 20 anni comanda, ha una sola grande esigenze per evadere le proprie responsabilità: riciclarsi in una idea “nuovista” di Unico Comune in una sorta di “ingordigia” di potere. Ma potere per farne cosa? Da vent’anni comandano ed il disastro dell’isola d’Ischia è palese! Evidentemente“..nel proprio cuore, l’altrui vergogna”.
* I sostenitori del Unico Comune da sempre hanno posto come argomento principe, le mancanze delle singole pubbliche amministrazioni isolane. Ora dei soli Comuni di Barano e Serrara Fontana. Tanto ci sarebbe da dire anche su questo e sulle pesanti omissioni imposte alla discussione e soprattutto sull’equazione Comune grande=grande Comune (n.d.r vedi Napoli): l’Ass. IL VOLO semplicemente ritiene, così come la storia insegna, che le attuali inefficienze che obiettivamente caratterizzano la pubblica amministrazioni, verrebbero ulteriormente amplificate nel ripristino del sistema governativo dell’Unico Comune e che altrettanto obiettivamente le amministrazioni di De Siano, Regine e Ferrandino non possono essere viste quali esempi da seguire. Risolvere il problema delle cattive amministrazioni pubbliche è nella sua definizione semplice: trasparenza, economicità, efficacia ed efficienza dell’azione di governo.
* Sacrosanto:attributo enfatico di quanto ha relazione con la divinità o con le istituzioni, gli oggetti e i luoghi sacri; inviolabile, indiscutibilmente legittimo. La definizione che Lei dà del Comune Unico di “sacrosanta riforma” è quanto meno esagerata e fuori luogo. Certamente denuncia arroganza, saccenza e fanatismo medioevale: durante le crociate uomini si uccidevano al grido di “Dio lo vuole!”. Cerchi di non esagerare e di non mischiare il sacro con il profano. Anche a Ischia, il senso di appartenenza e la capacità di proporre un’idea si è emancipato!
L’Ass. IL VOLO ritiene che il concetto di riforma non è un concetto tecnico, ma politico e che negli ultimi 20 anni è coinciso con lo smantellamento dei diritti: scuola, sanità, diritto a fare impresa e diritto sindacale, ….diritto a partecipare alle scelte. Se la libertà è partecipazione, quotidianamente assistiamo alla limitazione delle libertà individuali e assolute! A Ischia come in Italia.Un Unico Comune è la limitazione alla partecipazione dei cittadini alle scelte.
In ogni caso al sign. Di Costanzo rivolgiamo l’invito a calmarsi, sicuri della sua buona fede e di non essere ulteriormente fraintesi: credere legittimamente in delle idee non significa sopprimere chi non la pensa uguale! Anzi! Noi dell’Ass. IL VOLO daremo la vita affinchè chiunque possa esprimere le proprie.
Chiudendo la spiacevole polemica. Cordiali saluti
Ufficio Segreteria






























1 Commento, Commenta o fai un Ping
MARCO - Data: 16/3/2011 21:09:32 - IP: 95.239.93.xxx
per prima cosa sembra proprio difficile ritrovare una vera identità nelle 6 frazioni isolane meglio definirle identità familiari dei propri interessi
le vostre analisi dei plebei non si è minimamente spostata anzi si è fortificata con le sei comunità che hanno avuto i signorotti dei 6 paesi anzichè quelli della città
clientelismo e nepotismo si sono moltiplicati per 6 o forse volate sull’isola che non cè dove il diritto civico di accedere a posti pubblici per meritocrazia è una realtà
e poi pure la litania dei costi del referendum.. che squallore tanto il problema è per quei pochi che pagano le tasse e non per tutti vero?
e poi la storia la vera storia siamo noi e l’isola è ad una deriva politica amministrativa dove il turismo sembra essere l’ultimo problema mentre l’inciviltà quotidiana regna sovrana chi la munnezza la raccoglie di giorno chi di notte chi con la busta bianca e chi con la busta rossa chi pulisce le strade e chi le abbandona a stesse, tutto sullo stesso scoglio
poi vi siete scordati delle larghe maglie delle sei frazioni delle residenze fasulle o di quelle doppie ?
e’ proprio il caso dire il VOLO? NO AL REFERENDUM? MI va di dirvi: MA CI FACCIA IL PIACERE
mi scordavo ma come si fanno a gestire le preferenze sugli abbattimenti con un solo comune?
meglio le frazioni dove l’amico o il parente può metterci le mani per favorirci vero?
IL COMUNE UNICO IL VERO DEMOLITORE DEI PIACERI FAMILIARI E DI BOTTEGA A DISCAPITO DELLA COLLETTIVITA’
NOTA BENETi invitiamo a rispondere a “Il Volo: “Un unico comune? Un’idea per riciclarsi””: