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Pontile Aragonese: ormai è inutile cercare il miracolo

Il passo indietro per rimuovere le “pietre segate” collocate sui parapetti, ma inutile sperare in un “miracolo”, molti basoli antichi si sono spezzati nell’audace svellimento, altri risultano scardati negli angoli. È successo qualcosa di inspiegabile in un luogo storico, patrimonio di tutti

di Ennio Anastasio. A volte vien da chiedersi come delle persone, che non potrebbero andare oltre la consegna dei volantini elettorali, raggiungano invece posizioni di potere nella politica, ma davvero tanto in alto, così come occorre chiedersi, all’indomani di quello che è successo per i basoli antichi di coronamento dei parapetti del seicentesco pontile Aragonese, chi, tra le persone deputate alla custodia e alla conservazione dei beni culturali di altissimo valore, ha premuto il grilletto per fare fuoco, e permettere che quelle antiche pietre potessero andare giù come ciottoli di una cava di pietra. Ammassate in un grosso cumulo ai piedi del Castello e circoscritte da un pò di nastro rosso, quasi si trattasse di materiale di risulta di bassissimo valore, chissà quante ancora subiranno dei danni, altro che intervento di recupero! simili operazioni hanno tolto ogni simbolo di speranza alla sicurezza del nostro patrimonio, pur vivendo in un’epoca nella quale si protegge tutto, persino i ruoli di persone che si trovano a decidere attacchi ad opere storiche e monumentali. Duecentoventidue metri di architettura marittima di enorme valore storico e culturale, meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo ci dicono che quel patrimonio non è soltanto dei cittadini d’Ischia, ma delle migliaia di persone che vengono ad ammirarlo ogni anno e purtroppo qualcuno ha reso possibile, con la velocità di un dramma, quanto invece d’impossibile dovesse accadere, ed ha deciso di portare via a noi tutti qualcosa di caro, qualcosa che amiamo.
Quell’antico pontile e quel meraviglioso castello non rappresentano soltanto un luogo della storia, da Gerone da Siracusa agli Angioini e agli Aragonesi, allo splendido palcoscenico delle nozze di Vittoria Colonna e Ferrante d’Avalos, no, sono qualcosa di più, di semantico, un riparo dove l’architettura diventa arte, bellezza, convivialità.

La nostra Notre-Dame
C’è sempre qualcosa di profondo che ci lega a questi luoghi che diventano dei simboli ed ecco perché soffriamo di fronte a scempi del genere, siamo attaccati a quelle “pietre” è vero, perché hanno un valore sentimentale nella nostra vita. Chi di noi non ha scattato una foto ricordo su quei muretti del pontile con qualche amico che è giunto in visita sull’isola? e come non pensare ai tanti fidanzatini che si sono dati un bacio ai piedi del castello? alle tante ragazze che nel giorno del loro matrimonio sono state lì, hanno preferito quel pontile magico, con il loro candido vestito bianco? sedersi e respirare la brezza marina con i gomiti riversi su quelle pietre levigate dal tempo, dal mare, dal sole… no, non hanno pensato ai nostri sentimenti, non hanno pensato che il castello è la nostra Notre-Dame quando hanno dato ordine di impugnare un martello compressore, non hanno pensato a quanto fragili siano queste meraviglie del nostro patrimonio, quanto sia importante proteggere e conservare, magari facendo un viaggio indietro nel tempo, non hanno pensato di avere tra le mani qualcosa da trattare con rispetto e con cura. Non spetta certo a noi ricordare che gli antichi basoli di pietra vulcanica vesuviana andavano numerati e poi rimossi secondo le regole del restauro per poi ricollocarli nella originaria posizione e con tutta la responsabilità che un restauro comporta : cura, custodia ed amore e soprattutto l’orgoglio di una missione che doveva lasciare splendore e non ferite profonde, quelle che saranno difficili da curare.

Il popolo di Ischia non è sceso in piazza a protestare
Abbiamo tutti una colpa: non siamo intervenuti per tempo. Probabilmente per la rapidità dell’intervento, che può meglio definirsi un’esecuzione maldestra. Non abbiamo messo in campo alcuna operazione concreta per fermare il dramma, forse perché pensavamo che esistessero competenze e mezzi di prevenzione, ma invece era necessario intervenire, il prima possibile.
Siamo comunque colpevoli di una grande sconfitta, che si poteva evitare, diventando attori della scena e non semplici spettatori o forse dovevamo improvvisarci cantanti ed intonare la canzone di Fabrizio Moro “Pensa, prima di sparare, pensa” ma non lo abbiamo fatto, non abbiamo cantato, non abbiamo protestato, non abbiamo fatto sentire la nostra voce, non abbiamo fatto nulla! Ora si parla di una marcia indietro e cioè di rimuovere quelle brutte pietre già posizionate sui cordoli, probabilmente le stesse che si stanno utilizzando come pavimentazione negli ingressi della metro. Ormai non c’è più fretta, già, ma è difficile sperare in un miracolo. L’architetto Renzo Piano in una lontana intervista tenne a dichiarare: “Alla bellezza dei luoghi e della storia ci si assuefua. Si diventa indegni eredi di una grande civiltà”. Forse, proprio in questi giorni ne abbiamo dato una grande prova.


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