Paolotto e Tina disperati: “Ci hanno distrutto, l’attesa dell’abbattimento e’ peggiore di una condanna a morte”
| Pubblicato da Gennaro Savio |Le ruspe di Stato come il Boia
La giovane coppia Monti-De Donato assieme ai loro due piccoli bambini vive nell’angoscia più profonda la tragedia dell’abbattimento della loro casa che potrebbe avvenire già nelle prossime ore. Lui operatore ecologico, lei lavoratrice d’albergo: “Questa casa ci è costata una vita di sacrifici, non abbiamo futuro”. Domenico Savio si è recato nella loro casa per esprimergli solidarietà: “La responsabilità degli abbattimenti è tutta del potere politico locale, regionale e nazionale. Non ci dobbiamo arrendere e dobbiamo lottare fino a quando il governo non regolarizzerà le nostre case che ci hanno costretto a costruire abusivamente. Vi siamo tutti vicino”. Intanto per sabato prossimo è stata confermata la manifestazione di protesta che partirà da Casamicciola e terminerà nel Comune di Lacco Ameno. L’appuntamento è per le ore 9 in piazza Marina.
di Gennaro Savio
L’eco del cigolio delle ruspe di Stato comincia a riecheggiare sull’isola d’Ischia dove lo spettro della tragedia degli abbattimenti delle prime case di necessità ritorna a terrorizzare la popolazione isolana dopo che l’anno scorso, le demolizioni hanno vergognosamente privato delle proprie abitazioni due umili famiglie lavoratrici, quella di Luigi Impagliazzo e quella di Francesco Lacerra così come era avvenuto poche settimane prima nella vicina isola di Procida dove a crollare sotto i colpi dei mezzi cingolati erano state le altrettanto umili case di Nuccia Riccio e nonno Nicola. Questa volta a soffrire per il sempre più vicino abbattimento della loro casa è la famiglia Monti-De Donato. Il nucleo familiare composto da quattro persone vive da ormai dieci lunghi anni nell’abitazione di via Arenale. Facendo debiti e sacrifici, hanno sborsato decine e decine di milioni di vecchie lire per costruirsi un morso di casa pagando gli esosi oneri del Terzo condono a uno Stato che dopo aver costretto migliaia di famiglie campane a costruirsi casa abusivamente per la mancanza degli strumenti urbanistici necessari, dopo aver incassato i loro soldi intrisi di sangue e sudore, ora con spietata disumanità e violenza gliela và ad abbattere senza neppure dargli un’alternativa abitativa dove poter continuare a vivere in maniera dignitosa assieme ai loro piccoli bambini. Papà Carlo, per tutti Paoletto, stimato operatore ecologico, lavoratore che in questi giorni mentre lo Stato era intendo a pianificare l’abbattimento della sua casa, è stato impegnato a Napoli notte e giorno per poter scaricare i rifiuti nelle dovute discariche, non si dà pace: “Perché dobbiamo pagare sempre noi semplici cittadini. Ci sono tante speculazioni edilizie affaristiche, perché non abbattono quelle? Io per costruirmi la casa in economia ho dovuto imparare a fare tutto. Siamo angosciati, la condanna all’abbattimento è peggiore di quella a morte. I nostri bambini non fanno altro che chiedermi dove andremo a vivere”. Mamma Concetta, Tina per gli amici, con lo sguardo nel vuoto non riesce a profferire parola. Non mangia da alcuni giorni e il suo corpo minuto, col passare del tempo diventa sempre più esile. “Ho un nodo alla gola, sussurra quasi singhiozzando, non riesco a parlare. Con accese le telecamere di PCIML-TV abbiamo cercato di farle alcune domande. Gli occhi sono umidi ma con dignità e forza d’animo riesce a trattenere le lacrime e alla fine trova la forza per dire qualcosa “Sono dieci anni che viviamo qui, in questa casa c’è tutta la nostra vita”. Poi parla dei suoi pargoletti, Luca di appena cinque anni e Rossella di sette: “Sanno tutto. Ci chiedono dove andremo. Io non so cosa rispondergli, non abbiamo via d’uscita. Abbiamo pagato sempre tutte le tasse, l’ICI, la luce, l’acqua e il condono, non è giusto che ci abbattono la casa”. Tanti sono gli amici, i parenti e i semplici cittadini che in queste ore si stanno recando presso l’abitazione di Tina e Paoletto. E’ un andirivieni continuo. Sembra ci si rechi a un funerale tanto l’atmosfera è funesta. Si parla a bassa voce, ci si abbraccia forte quasi a voler esorcizzare l’imminente tragedia. Anche Domenico Savio, Coordinatore del Movimento di lotta unificato per il diritto alla casa, si è recato in via Arenale per solidarizzare con i coniugi Monti-De Donato. Giunto sul posto, Savio è rimasto basito dalla semplicità della loro abitazione: “Si tratta di una casa semplice, umile, senza alcun tipo di orpello, ha esordito, degna dell’umiltà di questa famiglia di lavoratori colpita dalla tragedia dell’abbattimento”. E’ addolorato per l’imminente tragedia ma non perde lo smalto di sempre e a voce alta tuona: “E’ una vergogna politica, è una prepotenza e un’arroganza senza limiti da parte dello Stato padrone che non può essere più tollerata. La responsabilità non è della Procura della Repubblica ma del potere politico locale, regionale e nazionale che non ha voluto consentire la regolarizzazione della prima e unica casa di abitazione che sino ai giorni nostri le famiglie lavoratrici sono state costrette a costruirsi abusivamente dallo Stato inadempiente. Lo Stato prima di abbattere, metta a disposizione di queste famiglie un’abitazione alternativa. Non ci dobbiamo arrendere, ha continuato Savio, e dobbiamo lottare fino a quando il governo non regolarizzerà le nostre case”. Ha concluso il suo intervento rivolgendosi a Tina e Paoletto “Vi siamo tutti vicino”. Intanto per sabato prossimo è stata confermata la manifestazione di protesta che partirà da Casamicciola e terminerà nel Comune di Lacco Ameno. L’appuntamento è per le ore 9.00 in piazza Marina. Cittadini e studenti non mancate all’importante appuntamento di lotta.






























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