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Lettera aperta ai giornali del giorno e della notte

Ai Direttori: Il Mattino, Roma, Corriere del Mezzogiorno, La Repubblica-Napoli, Ansa-Napoli

di Giuseppe Mazzella. Egregi direttori, i giornali di Napoli hanno dedicato ampio spazio – come hanno fatto alcuni giornali nazionali – alla notizia del ”tweet” di un albergatore di Ischia con il quale concedeva sconti nel suo albergo ai sostenitori di Salvini. La stampa scritta che attinge le notizie dai social per riempire le proprie pagine è il segno più vistoso di una crisi di una stampa scritta che ormai segue più il gossip che un dibattito civile. Ma se si vuole capire il “razzismo” in Italia bisogna leggere “Le Monde” di giovedì 2 agosto pag 21 che dedica l’“editoriale”, senza firma, a “Une inquié tante montée du racisme en Italie”.

Per esempio i giornali regionali e nazionali non hanno dedicato una riga alla celebrazione laica, culturale e politica per i 135 anni del terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883 (il terremoto dove morirono 2333 persone e sopravvisse Benedetto Croce) e per gli 11 mesi e 7 giorni da quello del 21 agosto 2018.

Da questo convegno – di cui allego un sunto ed un commento – è scaturita una iniziativa politica dell’on. Avv. Maria Grazia Di Scala, consigliere regionale di Forza Italia, che ha presentato un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio regionale della Campania – non senza polemiche per un rozzo intervento, come d’abitudine, del Movimento 5 Stelle – che nel sottolineare che ad Ischia nei Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio ci sono ancora 2500 sfollati, 30 aziende chiuse, e non è stata avviata alcuna “ricostruzione” e quindi impegna la Giunta Regionale della Campania a costituire nell’isola d’Ischia un Ufficio Speciale per la Pianificazione Territoriale e la Programmazione Economica capace di mettere in moto anche tutti i finanziamenti dei fondi europei del piano 2014-2020. Ci sono circa 200 milioni di euro non spesi per “incapacità” dei sei Comuni negli ultimi 10 anni. C’è un “partenariato sociale ed economico” da ascoltare oltre ai sei Comuni che sarebbe meglio ridurne ad uno.

Questo ordine del giorno, che può segnare una svolta di metodo fondamentale perché l’isola d’Ischia ha una consistenza edilizia di 100mila vani in 46 Km2 ed una popolazione di 64mila abitanti ed una consistenza alberghiera di almeno 40mila postiletto con 3mila imprese iscritte alla Camera di Commercio, ma non ha mai avuto un Piano Regolatore Generale e quest’ anno ricorrono 50 anni dalla formulazione del Piano dell’arch. Corrado Bequinot mai andato in vigore, NON HA AVUTO NEMMENO UNA RIGA sui giornali cittadini, nemmeno ha determinato un dibattito contenutistico fra i vari esponenti politici.

A me – vecchio cronista – NON pare questa via dello “spazio” al gossip e del “silenzio” sui grandi problemi di sviluppo dei nostri “territori” fuori dalla cinzia daziaria della Città di Napoli quella giusta per il rilancio del Mezzogiorno anche alla luce del recente rapporto dello SVIMEZ. Sul “Corriera della Sera” Francesco Grillo venerdì 27 luglio scriveva un pezzo sui fondi UE al Mezzogiorno ed affermava fra l’altro:

“… Deve essere la riorganizzazione della pubblica amministrazione italiana al primo posto tra le priorità di un governo che vuole sfuggire alla sindrome del declino”.

A 11 mesi e 7 giorni dal sisma del 21 agosto nell’isola d’Ischia (IX grado della Scala MCS, 2 morti, mille edifici colpiti, 2500 sfollati) che ha colpito, ancora una volta, specialmente il Comune di Casamicciola non c’è un Piano Urbanistico né delle demolizioni né delle ricostruzioni. Il Commissario nominato dalla Protezione Civile, arch. Grimaldi, si limita alla “emergenza abitativa” degli sfollati ma ogni “autorità pubblica” conserva i suoi poteri ed effettua gli interventi di “competenza” per quanto può. Così il Ministero dei Beni Culturali è “soggetto attuatore” per i lavori di messa in sicurezza di sei chiese su sette ancora inagibili. Il Ministero dell’Istruzione ha uno stanziamento di 6 milioni di euro per l’edilizia scolastica ma a Casamicciola nessuno dei sei edifici scolastici della scuola dell’obbligo è agibile. 800 bambini delle elementari e della media inferiore ridotti per i trasferimenti nelle altre scuole isolane a 536 per l’anno scolastico passato hanno fatto i doppi turni nelle scuole del Comune di Ischia. Nemmeno le macerie in Piazza Majo, via Spezieria, Via Borbonica o Montecito, Piazza Fango oltre che nella “zona rossa” di Via D’Aloisio sono state rimasse dalle strade. Orrende impalcature in “tubi innocenti” costate centinaia di migliaia di euro difendono case e palazzi assolutamente da abbattere. Il Comune di Casamicciola continua ad affidare “lavori di pronta urgenza” a ditte private nella logica di una “emergenza infinita” (ma senza avere un “Piano Urbanistico” almeno di “mitigazione sismica”).

Lo “spezzettamento” delle competenze tra Stato, Regione, Città Metropolitana, Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio favorisce un “disordine istituzionale” che è molto lontano dalla “efficienza, efficacia ed economicità” le tre magiche parole dell’ennesima riforma della Pubblica Amministrazione in Italia.
Non si fanno le scelte urbanistiche né si accoglie la proposta del prof. Giuseppe Luongo lanciata fin dal 26 agosto 2017: “Volate alto: Chiedete un Centro Europeo di Ricerca Scientifica sulla sismicità ed il vulcanesimo dell’isola d’Ischia. Passate alla Storia”.

Si dimostrò più efficiente lo “Stato Centralizzato” nel 1883 quando si registrò, proprio sabato 28 luglio, il più grave terremoto nella storia sismica dell’isola d’Ischia: 2333 morti, XI grado della Scala MCS in area epicentrale. La stessa – il Majo, La Rita, Fango – come da 8 secoli per 13 terremoti.

I soccorsi, l’emergenza, la ricostruzione fu completamente gestita direttamente e con tutte le responsabilità dal Ministro dei Lavori Pubblici, Francesco Genala. Nel 1884, un anno dopo, il Ministro dei Lavori Pubblici, Francesco Genala, 40 anni, originario di Soresina in provincia di Cremona (per una coincidenza Soresina è lo stesso paese dell’on. Danilo Toninelli, 5 Stelle, attuale Ministro delle Infrastrutture come oggi si chiama il Ministero), aveva già fatto redigere dall’ing. Lo Gatto il nuovo Piano Regolatore. Era già in vigore un nuovo Regolamento Edilizio. Erano già sorti i “rioni baraccati” a Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Panza che ospitavano circa 5 mila persone. Nel 1885 c’era già un Osservatorio Geofisico. Il Ministro Genala istituì anche una “opera pia” per aiutare i giovani terremotati che volessero dedicarsi agli studi tecnici.

Cosa proporre oggi? Forse si potrebbe applicare la legge 241/90 con l’istituzione di una “Cabina di regia” istituzionale per la pianificazione ed il rilancio affidata al Ministero del Sud come fatto per Bagnoli o a quello delle Infrastrutture. Forse potrebbe essere istituito un Ente di Diritto Pubblico come nel 1952 fu istituito l’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia che durò fino al 1972. La Ricostruzione e la messa in sicurezza dei tre Comuni colpiti il 21 agosto 2017 richiederà un impegno finanziario di almeno 200 milioni di euro. Forse dal terremoto del 21 agosto 2017 può finalmente partire la Pianificazione Territoriale e la Programmazione Economica nell’isola d’Ischia anche con la capacità di utilizzare i Fondi Strutturali Europei proprio a 50 anni dal progetto di Piano Regolatore Intercomunale del 1968 dell’arch. Corrado Bequinot mai andato in vigore, mai applicato, orribilmente spezzettato negli uffici tecnici dei sei Comuni per i quali da 33 anni si discute di una “unificazione” mentre ancora una volta giace in Consiglio Regionale della Campania la proposta di un Unico Comune presentata dalla consigliere Maria Grazia Di Scala (Forza Italia). Una situazione istituzionale assurda e paradossale denunciata in Parlamento dal senatore Domenico De Siano (Forza Italia) che si è visto respingere dal Governo Conte-Salvini-Di Maio i suoi emendamenti affinché il terremoto di Ischia rientrasse nel decreto governativo di aiuti di Stato per i terremotati del Centro-Italia. Il sen. De Siano ha rivolto un appello al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché intervenga con un richiamo al Governo.

Tutto questo è emerso ed è stato proposto al convegno su °Riflessioni a 135 anni dal terremoto di sabato 28 luglio 1883 ed a 11 mesi e 7 giorni da quello di lunedì 21 agosto 2017 sugli interventi governativi del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana. Quale Stato all’Italia risponde?” Promosso dal Lions Club dell’isola in collaborazione con l’Agenzia Stampa “Il Continente” e la BRI-Banca per le Risorse Immateriali e tenutosi sabato 28 luglio 2018 dalle ore 11 alle 13 presso la sala da Tè del Bar Calise 1925 a Casamicciola in Piazza della Marina.

Al convegno hanno preso parte il Geom. Pasquale Francesco Buono, Presidente Lions Club Isola d’Ischia, il Prof. Giuseppe Luongo, Docente Emerito di Fisica del Vulcanesimo alla Università Federico II di Napoli, il Dottor Osvaldo Cammarota, Operatore di Sviluppo & Coesione Territoriale, la consigliera regionale Maria Grazia Di Scala. Ha introdotto e coordinato il dottor Giuseppe Mazzella, giornalista, decano della stampa locale dell’isola d’Ischia ed autore dell’instant book “I sei secondi che sconvolsero Ischia” (Il Continente Edizioni – 2017) che scrive questa nota.

Molte osservazioni, domande, proposte da un pubblico non numeroso ma attento e qualificato. Ma quale Stato ascolta i cittadini? Forse bisogna richiamare il discorso di Silvio Spaventa (1822-1893) sulla “Giustizia nell’ Amministrazione” pronunciato a Bergamo che conserva straordinaria attualità soprattutto sui “poteri delegati ai corpi locali” perché Spaventa dubitava della capacità dei “ corpi locali” di gestire la Pubblica Amministrazione. Scriveva infatti:

“… Se i poteri rimanessero pure gli stessi, ma il loro esercizio fosse delegato, per quanto è possibile e dove sia possibile, agli stessi cittadini, non come agenti dello Stato, sibbene, come ordine, investiti da esso di questi poteri, da usare non nell’interesse proprio, ma di tutti, responsabili strettamente dell’uso che ne fanno, e non stipendiati dal governo, ma per la loro posizione sociale in grado di attendere gratuitamente agli uffizi loro commessi; certamente il potere personale dello Stato, il potere cioè del governo, sarebbe, per questa via, diminuito: e diminuiti quindi i rapporti dei cittadini col governo; e minore, per questo, la possibilità degli abusi nell’esercizio dei suoi poteri. È questo ciò che gl’Inglesi fecero, e che si chiama da loro il self-government; e ciò che noi in non piccola scala, ma con tutt’altro significato ed effetto, abbiamo fatto nel commettere ai corpi locali dei comuni e delle provincie molte delle funzioni dello Stato, in cui l’interesse locale ci parve tanto importante da non potersi meglio curare se non dalle amministrazioni locali. Ma l’effetto, che da noi si è ottenuto da questo sistema, è ben diverso da quello che ne ottennero gli inglesi. La delegazione dei poteri pubblici, da noi fatta ai corpi locali, comuni, provincie ed altri istituti, non ha diminuito se non direttamente i rapporti dei cittadini con esso; ma li ha mantenuti tutti indirettamente sotto forma di riscontro e di tutela superiore, in cui essi devono cercare l’ultima loro definizione.
Ma diminuire di più i poteri del governo, allargando sempre più la loro delegazione ai corpi locali, mi sembra più desiderabile che possibile. Osta già, contro questo aumento di delegazione, una tendenza, prevalente nelle società moderne, di dividere il lavoro sociale quanto più è possibile, secondo gli abbietti a cui l’attività umana si applica: asta, cioè, il principio della divisione del lavoro, che è diventato una regola comune dell’attività umana…”

Parlava Spaventa il 7 maggio 1880. 138 anni fa!

Odg Di Scala


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