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Le carte truccate della politica

| Pubblicato da Paolo De Gregorio |

In uno stato capitalista non vi può essere democrazia, in quanto la grande maggioranza dei mezzi di produzione, le terre migliori, i mezzi di informazione, le banche, gli studi professionali, i negozi, sono già in salde mani, hanno il loro sindacato unico (la Confindustria) e il loro partito (il PDL), godono dell’appoggio totale della Chiesa, mentre le classi sociali subalterne non possiedono niente, non hanno un partito che le rappresenti, sono ridicolmente divise in tanti sindacatini, e pur rappresentando almeno il 50% della popolazione, non hanno loro eletti in Parlamento. La farsa elettorale è una impari corsa tra chi parte a cavallo e chi va a piedi, e chiamare ciò democrazia è da mascalzoni.

L’economia capitalista con i suoi profondi intrecci tra affari e politica,
con la sua collusione con le mafie, con l’aiuto dei preti, non può essere
sconfitta con il voto
, in quanto buona parte degli italiani dipendono da essa.
Il loro interesse è quello di conservare lo “status quo” e, in assenza di una
credibile alternativa, gli operai votano per il padrone e fanno il tifo per
lui. I poveri, i precari, i disoccupati, i diseredati, trovano sul territorio
solo la chiesa a dargli una mano e una elemosina, a patto che si rassegnino
alla loro condizione, tanto saranno premiati nella vita eterna.
Il blocco storico tra capitale, mafia, massoneria, Chiesa, è realtà da
sempre, e oggi si è accentuato solo perché non c’è più una opposizione
antagonista, né esiste più un partito che abbia la fiducia e il radicamento tra
le masse.
Il gioco elettorale si vince controllando la formazione delle idee di quelle
persone che non leggono libri né giornali, che si abbeverano alla Tv, che
vivono i loro rapporti sociali al bar o allo stadio, e, visto che hanno subito
nei loro quartieri l’assalto della immigrazione, al primo che gli fa un
manifesto come quello della Lega con su scritto: PADRONI A CASA NOSTRA, gli
danno il voto, dimenticando che proprio gli imprenditori del Nord sono
responsabili di aver assunto milioni di immigrati in una economia che oggi non
tira più.
Se sommiamo questa massa di ignoranti, comunque addomesticata dalle
televisioni e dai preti, a coloro che invece hanno un interesse economico a
mantenere la società come è strutturata oggi, ecco fatta la maggioranza
elettorale.

Ho la netta percezione che le parole socialismo e comunismo, e nemmeno la più
generica “sinistra” siano più spendibili per una opposizione al sistema di
potere della destra, sputtanate dallo storia di fallimento, di complicità con
la destra (vedi Craxi che consegna il monopolio TV a Berlusconi), di perdita di
identità, di perdita di rapporto con il territorio e la gente, fino al fenomeno
CINA, che passa dal comunismo al capitalismo trattando gli operai e l’ambiente
come il peggiore dei padroni.

L’unico spazio politico, che si è aperto con le ultime elezioni europee,
appare quello del 15% dei voti, in Francia, al movimento ambientalista animato
da Bendit, che propone il vero terreno su cui rifondare una opposizione al
capitalismo, che è quello di costruire una nuova economia volta soprattutto a
soddisfare i consumi interni, sostenibile dall’ecosistema,volta a tutelare l’
ambiente e la salute dei cittadini, attraverso la priorità dell’autosufficienza
alimentare e di quella energetica, da ottenere con le avanzate tecnologie
rinnovabili, diffuse su tutto il territorio.
Solo una proposta complessiva e alternativa di questo tipo può incrinare il
consenso verso una società capitalista in crisi sistemica, da bancarotta, che
distrugge l’ambiente al punto che già scarseggiano alcune risorse che la natura
non è in grado di riprodurre.

Contrapporre la sostenibilità al consumismo, il piccolo modo di produrre alla
globalizzazione, la diminuzione delle nascite allo sviluppo infinito, le
energie rinnovabili a quelle fossili (uranio compreso), la lotta biologica
integrata al posto della chimica in agricoltura (cibi biologici per tutti),
divieto di importazione per legnami provenienti da foreste equatoriali
primarie, diminuzione dello sforzo di pesca industriale che sta desertificando
i mari, riduzione drastica delle spese militari, sono tutti obiettivi giusti ed
etici, che possono costruire una nuova identità politica da contrapporre all’
arcaico e predatorio capitalismo.

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