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La trave nell’occhio

| Pubblicato da Paolo De Gregorio |

E’ possibile che dalla vicenda Wikileaks nasca il bisogno di togliere anche dalla politica di casa nostra tutti quei rituali e quei paraventi retorici e parolai che ci impediscono di capire di che cosa si parla, con una voluta e scientifica confusione e contraddittorietà dei provvedimenti e delle leggi, che lasciano enormi spazi per l’impunità dei corrotti e delle cricche affariste.
Dopo 60 anni di Repubblica democratica, con la “migliore Costituzione del
mondo”, ci ritroviamo ad essere governati dal più grande capitalista italiano,
corrotto, arrivato al potere grazie alla P2 e al monopolio Tv regalatogli dal
“socialista” Craxi, che straparla di libertà, dopo averci tolto anche quella di
decidere chi eleggere con il voto di preferenza (e qui c’è da osservare che la
Costituzione andrebbe integrata con il divieto di costituire monopoli mediatici
e la ineleggibilità di chi li possiede).
E al nord vi è un partito separatista e razzista che aspira solo alla secessione del paese.

Con questi risultati di 60 anni di democrazia, forse è ora di finirla con le
diplomazie e i minuetti e cercare di cominciare a chiamare le cose con il loro
nome, senza fronzoli, come si fa nei documenti del Dipartimento di Stato Usa
pubblicati da Wikileaks.

Potremmo cominciare con il dire che l’attuale situazione è stata determinata
fondamentalmente dalla mancanza (da almeno 20 anni) di una opposizione di
sinistra, con un suo programma alternativo e riconoscibile, che rappresenti gli
interessi di lavoratori dipendenti, disoccupati precari, pensionati,
agricoltori, che poi sono la maggioranza del popolo italiano.
Il PD si dichiara abusivamente di sinistra, mentre è un partito di centro,
subalterno al capitalismo, ossequioso verso la Chiesa, filoamericano in
politica estera, che non mette in discussione guerre e Nato, con una
nomenklatura di politici di professione, spaccati anche al loro interno, senza
più legami con le masse lavoratrici, che sopravvive grazie alla visibilit
ottenuta con la spartizione della RAI e grazie al finanziamento pubblico dei
partiti.

Per una operazione di trasparenza e per chiamare le cose col proprio nome,
anche per rispetto ad una sinistra italiana che si guadagnò con la resistenza e
la lotta di classe la sua forza e credibilità, dovrebbe essere vietato
sostenere che oggi esiste un centro sinistra che si contrappone al centro
destra.
Non vi è traccia di sinistra nel PD, è un partito di centro estremo, come non
vi è traccia di centro nella destra, dove il PDL è il cassonetto delle immondizia di tutti i papponi della prima Repubblica.

L’unico spazio politico, molto vasto che vi è oggi, è per un movimento che
rappresenti i bisogni delle classi subalterne, ma in una nuova cornice che
metta ambiente, sostenibilità, uscita dalla globalizzazione e dalle alleanze
militari, autonomia alimentare ed energetica (con le rinnovabili), come svolta
necessaria per uscire dalla gravissima crisi in cui siamo e resteremo a lungo.

La crisi che stiamo vivendo non è ciclica e non ci sarà la ripresa che tutti
aspettano, anzi il nostro Silvio diceva già due anni fa che avevamo la crisi
alle spalle.
La crisi è strutturale poiché molte fabbriche in Italia chiudono perché non
possono competere con i prezzi del mercato globale, e migliaia di imprenditori
sono andati all’estero con conseguente ulteriore disoccupazione e declino.
Non solo, ma bisogna sommare a questa brutta situazione anche la speculazione
finanziaria di coloro che hanno acquistato i titoli del nostro enorme debito
pubblico e minacciano di non rinnovarli per spuntare interessi maggiori, siano
essi banche o Stati.
Non siamo più indipendenti come nazione. La camicia di forza dell’euro non ci
consente manovre tipo la svalutazione. Nel complesso l’unità europea si è
rivelata un fallimento: non c’è integrazione economica, non c’è autonomia dalla
Nato e dagli Usa, non vi integrazione politica, subiamo una immigrazione,
soprattutto dall’est europeo, totalmente sproporzionata rispetto alla
decrescita economica che ci attraversa.

Se vediamo le cose in questa luce, ci appaiono veramente ridicole e inadeguate
le vicende politiche di casa nostra dove la cosiddetta opposizione assomiglia
alla vecchia DC che vuole tenere insieme l’esistente e invita tutti al centro.
C’è bisogno di ben altro per avere un futuro e sarebbe ora di cominciare a
parlarne.

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