La Campania è questione nazionale
| Pubblicato da Redazione |di Luigi de Magistris Il presidente del Consiglio a Napoli: è il segnale che la campagna elettorale è già iniziata e che il governo è cosciente del destino che lo aspetta, al di là di ciò che accadrà il 14 dicembre in Parlamento, al di là di una fiducia guadagnata sul filo del rasoio e per mezzo dello shopping di deputati e senatori. Per Berlusconi la Campania e l’emergenza rifiuti, gestiti mediaticamente con l’abilità che lo contraddistingue, tornano ad essere la moneta sonante da spendere per guadagnare consenso, come accaduto nella precedente tornata elettorale.
Anche in questa occasione, la favola del “C’era una volta l’immondizia” sarà raccontata a tamburo battente nei prossimi mesi e sarà uno dei perni della propaganda di regime. Risultato: niente cambierà per la popolazione e la Regione, attualmente funestati da 9 mila tonnellate di rifiuti abbandonati per le strade, impossibilitati a disporre dei fondi europei sospesi dopo la sentenza della Corte di Giustizia che, a marzo, ha sanzionato l’Italia per essere contravvenuta alle norme comunitarie in materia. Niente cambierà perché l’emergenza immondizia può essere veramente superata soltanto attraverso una rivoluzione politica, etica e ambientale.
Insistere sulla raccolta differenziata, favorire il compostaggio e il trattamento a freddo, ridurre a monte gli imballaggi, considerare discariche e inceneritori come soluzioni tampone a scadenza, sicuramente non ipotizzabili in un parco naturale, come la discarica di Terzigno nel parco del Vesuvio, sicuramente non realizzabili manu militari con la repressione del dissenso del ministro Maroni o i militari del ministro La Russa. E questo è il primo passo ambientale necessario. Il secondo consiste in un cambiamento etico-politico: i cittadini devono attuare la raccolta differenziata ed essa deve diventare una priorità delle amministrazioni locali per arrivare a quel 40% stabilito dalla legge (65% nel 2012). La politica deve fare la sua parte e la sua parte si chiama legalità, rottura del fronte che parte di essa ha instaurato con la camorra per mezzo, spesso, delle società miste pubblico-private che gestiscono lo smaltimento, passante per il commercio di voti. L’emergenza infatti conviene a molti e per questo è durata 16 anni, durante i quali tutte le amministrazioni -senza distinzioni politiche- si sono macchiate di una profonda incapacità.
L’emergenza, dicevamo, conviene. Perché? Perchè drena fondi dall’Ue e consente la deroga alle leggi sugli appalti. Così la camorra, che tiene per il collo parte della politica e dell’amministrazione affamate di consenso nelle urne, condiziona le commesse e se le aggiudica, attraverso l’ambiguo ruolo delle società miste pubblico-private in cui posiziona i suoi referenti. Il tutto senza controllo grazie all’alibi della condizione di eccezionalità (fattasi ormai norma), di cui è stato convinto promotore l’ex capo della Protezione civile (connection?) Bertolaso. Incenerimento, trasporto, raccolta: appalti affidati a realtà societarie ed imprese direttamente o indirettamente gestite dal crimine organizzato, il quale spesso riesce a mettere le mani senza mediazione nella raccolta e nello smaltimento.
Ricorda lo scrittore Saviano che l’emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di euro l’anno. Lo ha stabilito la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura. Soldi che moltiplicati per i 16 anni di emergenza corrispondono a un paio di leggi finanziarie. Oggi dopo 16 anni di umiliazione, Berlusconi continua a mortificare la Campania e i suoi cittadini, ormai privi del senso dello Stato e delle istituzioni, reputati giustamente responsabili di una tragedia vergognosa. La realizzazione dei nuovi termovalorizzatori a Napoli e Salerno (150milioni di euro) vuole sia affidata a Nick ‘o mericano (il coordinatore Pdl e ras locale Cosentino, sottosegretario costretto al passo indietro perché indagato per camorra e anima dell’Eco4, grande procacciatore di preferenze elettorali dalle più disparate e sospette provenienze, coinvolto nel dossieraggio ai danni dell’attuale governatore Caldoro suo nemico politico), ed a Gigino a purpetta (Cesaro, presidente della Provincia di Napoli). A fargli compagnia, poi, il presidente della Provincia di Salerno Cirielli. Perché il decreto legge, nei fatti, questo prevede, delegando al governatore ma anche ai presidenti delle Province la nomina dei commissari a cui affidare il grande affare degli inceneritori. Decreto legge che ha impiegato sei giorni per finire sulla scrivania del capo dello Stato, nonostante dovrebbe essere norma di emergenza e urgenza. Un “papocchio” malizioso e strategico ispirato alla filosofia del colpo al cerchio e del colpo alla botte. Da un lato tenta di sedare apparentemente il ministro Carfagna -neo paladina della legalità in Campania, crociata della battaglia interna al PdL volta ad evitare che la partita inceneritori finisse nelle mani dei cosentiani-, ma dall’altro lascia che il controllo dell’affare resti saldamente nella mani di Cosentino&co.
La Campania e i suoi cittadini meritano altro: né i cosentiniani né la Carfagna, né gli inceneritori dal volto opaco dei casalesi né quelli dal volto pulito della ministra, in poco tempo già con la retromarcia innestata rispetto alle buone intenzioni iniziali e con gli occhi puntati sulla poltrona di primo cittadino di Napoli. La Campania e i suoi cittadini soprattutto non meritano le affermazioni del ministro Bossi e di alcuni esponenti del Pdl che li accusano ingiustamente, rifiutando una risposta di solidarietà, dopo che il Nord per anni e anni ha sversato l’immondizia, soprattutto industriale e tossica, nella Regione, contribuendo a renderla una discarica a cielo aperto ghiotta per i clan, la borghesia mafiosa, la politica collusa, l’imprenditoria criminale settentrionale. L’immondizia campana è infatti questione nazionale che pesa, anche economicamente, sulle spalle di tutto il Paese.
pubblicato su paneacqua






























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