Ischia, il sindaco pragmatico
| Pubblicato da Redazione |di Gino Di Meglio Avevamo visto e scritto giusto: le sofferenze in maggioranza non erano imputabili all’atteggiamento tenuto dall’UDC, come pure qualcuno ha tentato di far credere. Il Sindaco del Comune di Ischia, infatti, aprendo ufficialmente la crisi con l’azzeramento della Giunta ed il ritiro delle deleghe ai consiglieri comunali, ha pubblicamente ammesso, nell’intervista resa al quotidiano “il Golfo” di domenica 12.07.2009, che “c’era bisogno di fare un tagliando alla macchina amministrava”.
Ed aggiunge: “Mi è sembrato che la Giunta fosse demotivata ed invece il Paese ha bisogno di nuovo entusiasmo”.
Ritengo opportuno precisare che l’Assessore Antonio Pinto di nomina UDC, aveva già rimesso le deleghe e l’incarico fin dall’apertura della campagna elettorale per le provinciali.
Alla stregua delle dichiarazioni rese del Sindaco, dunque, occorre dare merito all’azione politico-amministrativa svolta dall’UDC che ha consentito di far emergere i malesseri e le contraddizioni della maggioranza che regge le sorti del Comune di Ischia che ne hanno rallentato, se non paralizzato l’azione.
Oggi finalmente, alla stregua delle dichiarazioni rese dal Sindaco, può dirsi che all’UDC non possano addebitarsi atteggiamenti sfascisti gratuitamente finalizzati a mettere in difficoltà un coalizione di governo.
All’UDC per vero va il merito di aver saputo comprendere il momento di difficoltà dell’Amministrazione, e con coraggio e senso di responsabilità, ha assunto i comportamenti conseguenti.
Ciò posto ritengo necessario evidenziare che il punto di arrivo dell’analisi compiuta dal Sindaco nel richiamato articolo coincide con “il grido” lanciato dagli uomini dell’UDC, tuttavia è il percorso logico seguito dal Nostro che ci vede del tutto distanti.
Il Sindaco ha dimostrato di incarnare perfettamente l’imperante cultura del cinismo ed ha imparato ad utilizzare con grande padronanza il mezzo mediatico e della comunicazione, mutuandolo evidentemente dal leader del movimento al quale fino a tre anni fa apparteneva.
E che può essere così riassunto: Le cose non vanno? La colpa non è mia ma degli uomini che compongono la mia Giunta “demotivati e senza entusiasmo”. E così senza batter ciglio e senza alcun rimorso scarica gli uomini che hanno formato il suo esecutivo imputandogli il fallimento dell’azione amministrativa. Prima delegittima l’esecutivo, accentrando il potere e l’azione amministrativa, e poi, quando non riesce a risolvere i problemi che restano sul tappeto, scarica sui suoi uomini l’insuccesso.
Interpreta il ruolo di Sindaco con un cinismo disarmante a differenza di Brandi che invece “faceva squadra” e difendeva i suoi uomini anche oltre ogni ragionevole limite.
Non credo che questo modo di amministrare porterà lontano il Sindaco anche perché sarà sempre più difficile per lui trovare uomini disposti al sacrificio in nome di una concezione assolutistica del potere, pronti ad essere sacrificati e “bruciati” alla prima difficoltà.
Alla fine questa crisi si risolverà in una mera spartizione del potere ridistribuendo deleghe ed assessorati a riprova che il problema del Sindaco non era l’UDC.





























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