Forio, I Rossi e il valore del Rossore
| Pubblicato da Giovanni Coppa |di Luciano Castaldi Ciò che veramente colpisce e rattrista del recente (recente?) clima di veleni “politici” che si respira a Forio negli ultimi (ultimi?) tempi non è tanto la violenza dei toni utilizzati, quanto l’arroganza dell’immoralità e la sfrontatezza nell’agire mostrata dagli attuali amministratori (amministratori?) comunali.
A ben vedere nelle ragioni che stanno alla base del voto contrario espresso dalla metà del consiglio comunale (espressione della stragrande maggioranza degli elettori) all’ingresso di tale signor Fiorentino nel civico consesso sono sinteticamente racchiuse tutte le sconcertanti e degradanti azioni perpetuate dalla sinistra a Forio negli ultimi decenni.
Un candidato alle elezioni che viene cooptato nel cda di un’azienda foraggiata con i soldi dei cittadini (di tutti i cittadini) si da “da fare” per sistemare parenti ed amici ed arriva, a seguito della scomparsa del compianto Ferdinando Amalfitano, sulla soglia del civico consesso. Che cosa avrebbe dovuto fare la “minoranza”? Applaudire? E pensare che su questi argomenti i “compagni” della sinistra, quand’erano all’opposizione, non lesinavano furibonde battaglie di moralizzazione e trasparenza. Ricordate? Volevano “cambiare il mondo”!!! Giunti al potere si sono limitati a rimpinguare il proprio tornaconto… Mi piacerebbe che si facesse un’indagine patrimoniale sugli attuali amministratori per verificare l’attendibilità di questa
affermazione. Altro che tangentopoli!!! Ma è forse già sufficiente pensare alla lottizzazione della Pegaso, con il valzer continuo di
poltrone che passano da pseudo politici a pseudo esperti di management aziendale (vedi Franco Monti), per renderci conto di quanto
sia malata la politica locale. E dunque, che quei sinistri personaggi si considerino “unti dal signore” era ben noto, ma che pretendano
anche di perpetuare le loro azioni ingiuste con l’avallo di tutti gli altri, mi pare davvero troppo. Per questa ragione sento il dovere
civico e morale di esprimere tutta la mia più sincera e profonda vicinanza all’attuale schieramento di opposizione al duo Monti-
Regine. Per quel che conta naturalmente, ho la necessità di manifestare anche tutto il mio disprezzo nei confronti di quei giovani
consiglieri “giacca a cravatta” che non provano alcuna vergogna per le cose che dicono e che fanno.
Penso a quei giovani sinistri che un tempo marxisticamente s’infiammavano per la questione palestinese o per i poveri, e non posso
non considerare come ben si addica loro quell’espressione “faccia di bronzo”, che una volta si pensava di poter attribuire solo ai
vecchi tromboni di democristiana memoria.
“O vergogna, dov’è il tuo rossore?”, potremmo chiederci insieme ad Amleto.
Che pena che mi fanno questi “giovani” che con impudenza e spregiudicatezza scalano disonestamente posizioni sociali e che sono
sempre prontissimi, per servilismo e interesse privato, a incensare figure discutibili e operazioni illecite.
No, non ne siamo più capaci. Ma c’è urgenza di tornare un po’ tutti a riscoprire il valore della vergogna che non è un segno di
debolezza, ma di dignità e di nobiltà d’animo.
Almeno, per chi dignità ed anima continua ad avere.




























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