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Edite Estrela: “La maternità è un servizio reso alla società“

| Pubblicato da Redazione |

Estendere il congedo di maternità da 14 a minimo 20 settimane a stipendio pieno in tutta Europa e introdurre un congedo obbligatorio di almeno due settimane per i papà: sono le proposte adottate dalla commissione per i diritti delle Donne la settimana scorsa. Ma l’idea non trova tutti d’accordo. Ne parliamo (fonte: europarl.europa.eu) con la relatrice del gruppo social-democratico Edite Estrela, portoghese.

Onorevole Estrela, il rapporto è stato adottato dalla sua commissione con 19 voti a favore e 13 contro, e a fine marzo la palla passerà alla plenaria. Qual è lo scopo della direttiva?

Si tratta soprattutto di tutelare e accrescere i diritti della donna incinta e della madre, ma anche di introdurre nella legislazione una maggiore uguaglianza di genere per quanto riguarda la conciliazione fra vita professionale e familiare.

La relazione contiene anche proposte innovative, per esempio per le lavoratrici domestiche, fino a oggi escluse dalla legislazione europea sul congedo parentale, o per i genitori che adottano: noi chiediamo che quando il bambino adottato ha meno di un anno, il congedo sia come per gli altri.

Perché la commissione parlamentare è divisa sulle sue proposte?

Ci sono due tipi di resistenza, una di natura ideologica e l’altra economica. La prima nasce dal fatto che veniamo da contesti culturali diversi, con storie ed esperienze diverse, per cui abbiamo visioni contrapposte sul ruolo della donna. C’è chi pensa che dovrebbe restare a casa e occuparsi dei figli.

La resistenza di natura finanziaria, invece, sostiene che le proposte avanzate sono troppo costose. Ma la legislazione esistente è vecchia di 18 anni, e qui non si parla di norme che entrerebbero in vigore domani. Gli Stati avrebbero tre anni dall’adozione della direttiva per adeguarsi alle nuove disposizioni. Speriamo che allora la situazione economica sia migliorata! E poi è una questione di coerenza: la Commissione e i Governi non fanno che allarmarci sul deficit demografico, e poi quando si tratta di spendere qualche soldo per aumentare il tasso delle nascite, stiamo a contare i centesimi.

Ma è opportuno introdurre queste misure in un periodo di crisi?

Quali saranno le conseguenze di un tasso di natalità basso? I bambini di oggi sono i contribuenti di domani, da loro dipenderà la sostenibilità dei nostri servizi sociali. Per questo abbiamo bisogno di una popolazione attiva, e dobbiamo combattere il pregiudizio per cui la maternità è un peso per la società, perché in realtà è un servizio reso alla collettività! Le donne non devono trovarsi a scegliere fra essere mamme e, per esempio, avere responsabilità manageriali.

La classe media non può permettersi di stare a casa per lunghi periodi senza stipendio, e spesso il ritorno al lavoro è difficile. Noi qui facciamo una proposta equilibrata, che corrisponde alle aspettative delle famiglie. Il lavoro part-time sarebbe una buona soluzione, se non fosse che poi le donne si ritrovano a fine carriera con contributi insufficienti a garantire una pensione e una vecchiaia serena.

Allora, come vede lei il futuro della maternità e della paternità?

Dobbiamo promuovere e varare misure che mirino alla condivisione di responsabilità pubbliche e professionali fra uomini e donne. Io difendo il congedo di paternità perché non esiste nella legislazione europea, anche se in molti Paesi si applica già. Dobbiamo sconfiggere l’idea che l’educazione e la crescita dei bambini siano una responsabilità prevalentemente femminile.

Nei Paesi del nord un padre che non prende il congedo parentale e non sta a casa con la famiglia è considerato un cattivo papà. Nei Paesi del sud un uomo che prende un congedo di paternità è considerato un cattivo lavoratore.

La condivisione delle responsabilità è fondamentale per una maggiore armonia, tenendo in conto gli interessi del bambino e delle mamme. Così le donne potranno fare figli più presto, e avere più bambini. Tutte le ricerche indicano che gli europei vorrebbero più figli di quelli che hanno.

europarl.europa.eu

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