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Domenico Savio: processare i responsabili dello scempio di Stato nella pineta di Casamicciola

| Pubblicato da Gennaro Savio |

Finalmente sequestrato di nuovo il cantiere della costruenda Caserma della Forestale nella pineta Bosco della Maddalena di Casamicciola Terme: meglio tardi che mai! ADESSO SPERIAMO CHE I RESPONSABILI DI QUEL DISASTRO AMBIENTALE VENGANO PRESTO PROCESSATI E CONDANNATI!

I nostri lettori già conoscono la lunga e triste storia dell’arroganza di un potere politico e istituzionale che a tutti i costi ha voluto avviare i lavori della costruzione della caserma del corpo forestale dello stato dell’isola d’Ischia nella lussureggiante pineta Bosco della Maddalena del comune di Casamicciola Terme, un vero mostro di cemento armato su tre piani che per poterlo realizzare è stato letteralmente sventrato un pezzo di quella pineta con l’abbattimento di decine di pini rigogliosi e di una fiorente macchia mediterranea, un autentico crimine commesso contro l’ambiente e l’intero patrimonio paesaggistico della nostra isola. Certamente per commettere questo incontestabile delitto ambientale vi sono state delle gravissime responsabilità politiche, amministrative e istituzionali a livello comunale, provinciale, regionale, ministeriale e di varie autorità e sono state affermate e scritte anche cose inesatte, che, probabilmente, hanno potuto trarre in inganno quelli che sono stati chiamati a verificare la regolarità di quanto stava avvenendo. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, specialmente nell’ultimo decennio, ha dato il suo modesto contributo politico di denuncia, con la diffusione di video sullo scempio che si stava consumando, l’ultimo diffuso proprio venerdì 14 maggio 2010 e trasmesso a senatori e deputati della repubblica, affinché qualcuno avvertisse il dovere istituzionale di intervenire subito e adeguatamente ? e alcuni parlamentari ci hanno già contattato telefonicamente e via mail mettendosi a disposizione -, esposti vari alla procura della repubblica e, ultimamente, persino al presidente della Repubblica e manifestazioni politiche sul posto. Ieri mattina, finalmente, la guardia di finanza, comando tenenza di Ischia, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Napoli, p.p. n.47938/09 PM e n.41164/09 GIP, ha sottoposto a sequestro e divieto di accesso l’intera area del famigerato cantiere e ciò è avvenuto, purtroppo, quando quel prezioso pezzo di pineta è stato barbaramente abbattuto e le imponenti opere di cemento armato stavano già realizzando il primo piano in proiezione del secondo e terzo. Quella della costruzione della caserma della forestale al posto di una parte di pineta distrutta allo scopo proprio dalle istituzioni statali che avrebbero dovuto difenderla è una brutta storia di inciviltà sociale e di distruzione dell’ambiente che ci ha esposti alle indignate critiche di cittadini e turisti di ogni parte della Terra, è stata una vergogna indelebile per il nostro paese e la sua cultura. Per arrivare a quel nascente e immaginabile lugubre edificio di cemento armato all’interno di una pineta hanno potuto esserci pesanti responsabilità che ora devono emergere ed essere perseguite a norma di legge. Per tanto chiediamo alla magistratura: di fare piena luce sugli atti prodotti e non prodotti dalle amministrazioni comunali di Casamicciola a partire dall’inizio della dolorosa vicenda, cioè dagli anni ottanta del secolo scorso; di verificare la regolarità o meno dei procedimenti che hanno portato all’inizio dell’opera, a cominciare dall’esame dei lavori della conferenza di servizio, loro validità e decisioni assunte; di accertare eventuali responsabilità nei procedimenti adottati dal comune di Casamicciola Terme, dalla provincia di Napoli, dalla regione Campania, dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal provveditorato interregionale alle opere pubbliche di Campania e Molise, sede centrale di Napoli; di appurare l’inoppugnabilità delle precisazioni contenute nella lettera del corpo forestale dello stato del 14 settembre 2009, comando provinciale di Napoli e con riferimento alla nota della soprintendenza di Napoli del 13 agosto 2009 e dello spostamento della realizzazione dell’edificio dalla particella catastale 9 alla particella 1, spostamento che sarebbe avvenuto in sede di una conferenza di servizio dietro suggerimento dell’autorità di bacino regionale competente (risposta a interrogazione parlamentare del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia; di accertare che la chiusura della conferenza di servizio, che ha portato all’avvio dei lavori, sia avvenuta nei modi stabiliti dall’art.81, quarto comma, del decreto del presidente della repubblica 24 luglio 1977 n.616; di verificare perché i lavori sono stati avviati anche in presenza del parere negativo della soprintendenza per i beni ambientali e paesaggistici di Napoli, trasmesso alle parti interessate il 4 dicembre 2009; di accertare perché i lavori sono iniziati appena dopo il dissequestro del cantiere del 3 novembre 2009 senza considerare tutti gli aspetti dell’iter amministrativo della pratica, a cominciare dalla mancanza del permesso comunale a costruire. Insomma, noi siamo fiduciosi che a questo punto della dolorosa vicenda la magistratura inquirente e giudicante esamini l’intera questione dall’origine ai giorni nostri in tutti i suoi risvolti politici, amministrativi e istituzionali per verificare e perseguire ogni eventuale responsabilità penale e civile e che le autorità competenti possano presto intimare, a chi di dovere, lo smantellamento delle strutture edilizie realizzate e del cantiere e il ripristino dei luoghi con la ripiantumazione della pineta e della macchia mediterranea barbaramente distrutta. La Redazione di PCIML-TV è pronta a mettere a disposizione della magistratura tutti i filmati realizzati e pubblicizzati sulla progressività dello scempio commesso, dal taglio dei primi pini ad oggi. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista sull’intera questione chiede pure l’apertura di due inchieste, una da parte del ministero della giustizia e l’altra da parte del consiglio superiore della magistratura per individuare, qualora ne ricorrano i necessari presupposti di legittimità giuridica e amministrativa per intervenire, ed eventualmente perseguire responsabilità di propria competenza e continuerà la sua battaglia politica con tutte le iniziative possibili e in tutte le sedi istituzionali deputate alla difesa del patrimonio ambientale della nostra isola e allo scopo di veder presto ricrescere i pini in quell’area brutalmente devastata dalle seghe e dal cemento selvaggio e siamo certi che quanti eventualmente ambivano ad avere degli uffici all’interno di quella pineta rimarranno delusi.

Domenico Savio

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  1. Elsa - Data: 20/5/2010 15:57:35 - IP: 87.1.14.xxx

    Pur di costruire avrebbero alterato la particella catastale
    Ischia, sequestrato cantiere della Forestale
    Indagati in 5 tra cui il sindaco Ferrandino

    Una caserma di 200 posti letto per una stazione
    della polizia ambientale che conta una decina di uomini

    NAPOLI – Giuseppe Ferrandino, attuale sindaco di Ischia ed ex sindaco di Casamicciola, gli architetti Silvano Arcamone e Liviana Buono, il geometra Mazzella ed il titolare dell’impresa edile Parravicini sono indagati con l’accusa di falso in atto pubblico nell’inchiesta sulla costruzione della caserma del Corpo forestale dello Stato nel Bosco della Maddalena, a Casamicciola. L’area sulla quale, dopo l’abbattimento di 80 pini, sono in corso i lavori è stata sequestrata oggi, lunedì, dalla Guardia di Finanza su disposizione del gip Enrico Campoli, che ha accolto la richiesta del pm Antonio D’Alessio.

    L’IPOTESI – L’ipotesi investigativa è che, per aggirare i rigorosi divieti di edificazione sull’isola, sottoposta a vincoli paesaggistici, «la caserma stia sorgendo su una particella catastale diversa da quella originariamente destinata dal Comune». Una caserma di 200 posti letto per una stazione della Forestale che conta appena una decina di uomini: il sospetto è che, in realtà, la struttura finirà per accogliere ospiti importanti, come se fosse un albergo. Agli atti dell’inchiesta, il verbale di interrogatorio del tecnico comunale che aveva ricevuto il compito di realizzare il frazionamento per l’individuazione dell’area. Il tecnico, è scritto nel decreto di sequestro, non solo sottolinea «l’eroneità della particella, bensì anche l’individuazione dolosa e falsa della medesima, peraltro disattendendo un provvedimento dell’autorità giudiziaria in cui nessun diritto veniva concesso al Comune su quel determinato territorio del quale era mero gestore».

    CANTIERE APERTO NONOSTANTE LE POLEMICHE – L’area era già stata sequestrata nei mesi scorsi; dopo molte polemiche, i lavori cominciarono dopo l’intervento del Provveditorato alla Opere pubbliche, per il quale «le opere pubbliche dello Stato non necessitano di permesso per costruire». Per il gip, le dichiarazioni del provveditore Carlea «sono assolutamente sintomatiche di quale sia stato l’iter incongruo del percorso amministrativo, soprattutto quando ne rivendica la legittimità assumendo la valenza statuale dell’opera che la svincolerebbe da ogni necessità di autorizzazione paesaggistica da parte dellla Soprintendenza, ritenendo equipollente quella comunale». Ad avviso del giudice, «tale opinione non è in alcun modo avallabile» e la tesi sostenuta dal provveditore Carlea e dall’architetto Buono «che, di fatto, assume lo svincolo totale da ogni normativa in forza della qualificazione dell’opera quale statuale, appare davvero incongrua, atteso che, a voler dar fondamento alla stessa, anche in un’area paesaggistica protetta integralmente si potrebbe costruire in assenza di ogni vincolo, non tenendo in alcun conto la competenza dell’amministrazione preposta alla tutela del medesimo».

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