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Della Seta: interrogazione ai Ministri dell’Interno e della Giustizia

| Pubblicato da Redazione |

Per sapere, premesso che:

  • due cordate, due differenti gruppi di pressione che si attivarono per pilotare la revoca del sequestro del porto turisti­co di Lacco Ameno (Ischia). Le trattative sono documentate da sette giorni di intercet­tazioni telefoniche, conversazioni con­citate – e in codice – nelle quali si dà con­to delle manovre fatte con qualcuno dell’entourage del giudice Umberto Antico, che non convalidò il sequestro del porto turistico Marina del Capitello (Ischia).

    Gli atti sono contenuti nel fascicolo dei pm antimafia Francesco Curcio e Catello Maresca a carico di cinquantacinque persone, tra le quali il parlamentare del Pdl Domenico De Siano, a cui la setti­mana scorsa è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Questa drammatica fotografia si legge in un articolo pubblicato, il 11 novembre 2010, dal quotidiano “Il Mattino”;
  • l’inchiesta datata 2007, sulla quale lo scrivente ha già presentato un’interrogazione n. 4-03304 a cui ancora oggi non è stata data nessuna risposta, riguarda, prosegue il suddetto articolo, la gestione dei vecchi ormeggi turistici e la realizzazione di quelli nuovi. Il 26 lu­glio, per la seconda volta in due mesi, viene sequestrato l’approdo turistico di Marina del Capitello: scogliera, attrac­chi per pontili e molo di terra, che il Co­mune aveva realizzato grazie a un mu­tuo di circa cinque milioni di euro con­tratto con la Cassa depositi e prestiti fascicolo era stato assegnato al giudi­ce Umberto Anti­co, oggi in servizio alla sezione civile del Tribunale di Na­poli, che il 2 agosto rigettava l’ipotesi di accusa per mancanza di indizi;
  • in quei giorni Domenico De Siano, all’epoca consigliere provinciale di For­za Italia, aveva frequentissimi scambi di telefonate con le due cordate che ave­vano preso a cuore la sua vicenda giudi­ziaria. Nell’informativa del commissa­riato di polizia di Ischia, firmata dal vice­questore Antonio Vinciguerra, si rileva che in quelle conversazioni «l’indagato e altri soggetti che gravitano intorno a lui, si attivano fattivamente per carpire notizie riservate dagli uffici giudiziari, se non addirittura per tentare di condi­zionare l’esito del procedimento». Una delle due cordate, rilevano gli investiga­tori, farebbe capo a Giancarlo Carriero, socio di maggioranza della società “Parthenhotels” che gestisce uno degli alberghi più prestigiosi dell’isola, il «Regina Isabella»;
  • a conclusione di alcuni scam­bi telefonici nei quali si parla di «una cosa in merito a quelle cose che ti afflig­gono», la mattina del 2 agosto, poco prima delle 10, l’annuncio più importan­te: «Credo che le probabilità che le cose si mettano a posto sono…. altisssssssime!!!!!». Qualche ora dopo, alle 14,13 l’annuncio del dissequestro firmato «mezz’ora fa». C’era stata una spiata dalla cancelleria? Possibile. Le indagini hanno successivamente documentato il rapporto diretto di amicizia tra la fami­glia Carriero e il giudice Antico. Per que­sta ragione gli atti del procedimento sono stati stralciati e inviati alla Procura di Roma, che ha successivamente archi­viato la posizione del magistrato;
  • l’altra cordata farebbe capo, inve­ce, a un altro albergatore, Gaetano Sarnelli, e alla figlia Anna Pia, all’epoca consigliere comunale a Lacco Ameno. Negli stessi giorni parlano con De Siano di un «quadro»: da vedere, visionare, va­lutare. Alle 12,45 del 31 luglio Pia comu­nica a De Siano che «quel quadro al novanta per cento è fatta. Quando è andato a vedere il quadro, gli ha fatto vedere tutti i fascicoli e tutte le fotografie … di venti quadri. Ci stava un fascicolo enor­me, al novanta per cento si può compra­re». Interrogati dal pm Catello Maresca, De Siano e Anna Pia Sarnelli a pro­posito delle telefonate forniscono «di­chiarazioni reticenti ed elusive». Solo Gaetano Sarnelli ammette il suo interes­samento per la vicenda giudiziaria, ma si rifiuta di dire chi fosse il suo contatto a Palazzo di giustizia;
  • inoltre dalla lettura del suddetto articolo emergerebbero con chiarezza anche altri episodi di semplice malcostu­me, l’uso disinvolto di mezzi e stru­menti di proprietà pubblica, l’elogio del peculato per fini di beneficenza e il finanche il contrabbando di carbu­rante per le imbarcazioni;

Alla luce di quanto sopra esposto si chiede ai Ministri dell’Interno e della Giustizia di conoscere:

se risponda a verità quanto è stato descritto nell’articolo del quotidiano “Il Mattino” e nel caso affermativo quali iniziative intendano intraprendere a tutela della legalità e della trasparenza e di conseguenza finalmente far conoscere i gravissimi motivi che hanno condotto al trasferimento, presso altre sedi con mansioni non operative, degli ufficiali di polizia giudiziaria in forza al Commissariato di Ischia che avevano condotto le indagini in premessa

Della Seta

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