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Risorse non infinite: la prospettiva della decrescita felice

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

Conferenza sul tema della decrescita di Serge Latouche, economista e filosofo (video)
La storia ci dimostra che lo sviluppo non è sostenibile. Gli economisti si sono basati sul modello della meccanica di Newton, ma il mondo reale non è un mondo meccanico. E i fisici lo sanno: secondo la 2^ legge della termodinamica (un qualsiasi sistema chiuso tende a raggiungere la massima entropia, ossia la massima quantità di energia non utilizzabile e non disponibile), un’energia che viene consumata non si può più trasformare totalmente nella forma originaria. Nulla si distrugge, però quando ad esempio consumiamo un litro di benzina, non lo riavremo più a disposizione: dobbiamo consumare altra energia. Ma gli economisti hanno negato la limitatezza delle risorse materiali, sottovalutando la questione che una crescita infinita non è possibile su un pianeta dalle risorse non infinite. L’ecoefficienza proposta dalle imprese, che stanno diminuendo l’impatto ecologico delle proprie produzioni, è una cosa positiva ma non è sufficiente: quando si allaga il bagno, non bastano gli stracci, va chiuso prima il rubinetto, ovvero uscire dalla società della crescita.

Il concetto di “decrescita felice” è una proposta avanzata in Italia principalmente da Maurizio Pallante, a partire dalle idee dell’economista e filosofo francese Serge Latouche, da cui è nato il “Movimento per la decrescita felice”, partendo dalla constatazione che il «perseguimento infinito della crescita è incompatibile con un pianeta “finito”». Se il processo di degrado dell’energia e delle risorse del nostro pianeta è irreversibile, tuttavia si può rallentare o addirittura fermare, pensando in una prospettiva a lungo termine, producendo meno e consumando meno, per non abusare delle risorse della terra e ridurre l’inquinamento. La decrescita è una soluzione che passa per una presa di coscienza politica ed economica, e un cambiamento di rotta collettivo. Una soluzione “felice” perché l’aumento esponenziale dei consumi, oltre a impoverire il pianeta delle risorse fondamentali, non porta certo al benessere individuale.

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