Ischia, nei fondali dell’isola un gruppo di ricercatori studia le conseguenze dell’acidificazione
| Pubblicato da Redazione |Qualche anno fa l’attenzione della comunità scientifica internazionale si concentrò su quella parte di Tirreno che bagna l’isola di Ischia, nel Golfo di Napoli, dove furono condotti alcuni studi sulle fessure presenti nel fondale e dalle quali fuoriescono notevoli quantità di CO2. La ricerca fu condotta dagli studiosi della Stazione Zoologia Anthon Dorhn di Napoli, in collaborazione con ricercatori francesi, inglesi e israeliani, che illustrarono i propri risultati tramite un articolo pubblicato sulla rivista Nature, nel 2008.
Premesso che gli oceani assorbono la CO2 atmosferica causando il cosiddetto “effetto tampone” che rallenta i cambiamenti climatici, la particolare situazione del fondale dell’isola flegrea desta interesse negli animi degli scienziati giacché potrebbe rappresentare il futuro degli ecosistemi acquatici. Il biossido di carbonio assorbito dagli oceani reagisce con l’acqua causando, attraverso una serie di reazioni chimiche, l’aumento dello ione carbonato, la cui formazione è all’origine dell’abbassamento del Ph della soluzione (l’oceano). Questo fenomeno è chiamato acidificazione degli oceani e rappresenta, in ambiente acquatico, l’equivalente dell’effetto serra in atmosfera in conseguenza dell’aumento della concentrazione di biossido di carbonio.
Le previsioni evidenziano un futuro abbassamento del Ph dell’acqua pari a 0.5 unità, con la conseguente scomparsa di alcune specie animali, come molluschi e ricci e un probabile aumento della biomassa algale dovuto alla maggiore concentrazione di CO2, che agendo “da fertilizzante” promuove l’attività fotosintetica. Le emissioni di CO2, che interessano il mare di Ischia, acidificano le zone intorno alle fessure. Uno studio più recente, condotto presso la Stazione Zoologica di Napoli in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, approfondisce questi aspetti, precisando che non tutte le macroalghe gioveranno dell’aumento di CO2; al contrario l’effetto dell’acidificazione inciderà sul tipo di comunità e la sua struttura.
Questa ricerca, effettuata nei pressi del Castello Aragonese di Ischia, studia le variazioni nella struttura delle comunità macroalgali lungo il gradiente di Ph, l’eventuale stress causato da quest’ultimo sui singoli organismi, e le conseguenze che potrebbe avere sulla comunità durante le successioni ecologiche (l’avvicendarsi di specie sempre più specializzate che occupano un habitat). Secondo i risultati, un abbassamento di 0.3 unità del Ph causa una riduzione del 5% nella diversità specifica delle alghe, un ulteriore calo comporta la scomparsa delle specie calcaree. Le specie più tolleranti alle variazioni di Ph sono quelle fornite di un tallo (corpo dell’alga) più sviluppato, come quelle appartenenti al genere Dictyota e Sargassum (alghe brune), dominanti in ambiente acidificato.
La diminuzione del Ph potrebbe operare sugli organismi una selezione genetica e ulteriori studi sono in corso. Il sito presso il Castello di Ischia offre la possibilità di condurre uno studio unico nel suo genere, per via delle emissioni sottomarine naturali di CO2, rivelandosi pertanto di grande utilità nell’ipotizzare uno dei possibili scenari futuri.
Fonte TerraNews































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