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Trovarsi senza depurazione delle acque

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

Le acque reflue, le fognature, i fanghi, sversati in mare, provocano inquinamento. Inquinamento che prima o poi viene rilevato da prelievi di campioni di acqua e segnalato agli organi competenti, con conseguente pubblicità negativa per il turismo, che non è neanche la cosa più grave se si pensa al fatto che neanche gli stessi abitanti possano fare il bagno o fidarsi del pesce che si aggira per le zone inquinate.

Ad Ischia, se tutto va male, quest’anno dovrebbe scattare il divieto di  balneazione per la spiaggia degli inglesi e la spiaggia di San Pietro, due inaspettate new entry nella lista nera stilata annualmente dall’Arpac che, per la stagione balneare 2009, non si è limitata a sconsigliare la balneazione alla Fundera, tristemente nota per il Pcb, ma già da anni ormai funestata dagli scarichi del vicino ospedale.

Le statistiche non confermano ancora il divieto di balneazione per le due nuove spiagge ischitane, in quanto c’è bisogno, per rendere effettivo il divieto, di più risultati negativi alle analisi che vengono effettuate da aprile a settembre di ogni anno dall’agenzia regionale per la protezione ambientale. Se per due stagioni consecutive un punto dimostra la non conformità alla balneazione, tale zona deve essere vietata e contemporaneamente, devono essere attuate misure di miglioramento volte a rimuovere le cause dell’ inquinamento. I tratti di costa risultati non idonei alla balneazione ad inizio stagione balneare, a seguito degli esiti sfavorevoli dei campionamenti relativi alla precedente stagione balneare, possono ritenersi nuovamente idonei alla balneazione a fronte di esito favorevole di due analisi da eseguire nel mese precedente l’apertura della stagione balneare (aprile).

Il primo fattore che attenta alla salute dei corsi d’acqua e del mare campani è la mancata depurazione dei reflui prodotti dalle attività umane.

Legambiente Campania si è interessata al problema con un dossier di cui riporto di seguito uno stralcio:

La problematica generale va ricondotta al cosiddetto Servizio Idrico Integrato (SII): la modalità strategica di approccio al settore del “Ciclo delle Acque” sancita dalla Legge Galli (L. 36/94), la cui attuazione sconta, purtroppo, un forte ritardo. Il principio fondante e qualificante del SII sta nell’aver rimediato all’inadeguatezza degli approcci del passato improntati ad un governo frammentato del settore (attuato su base locale/comunale e per tipologia di servizi): infatti i caratteri funzionali sistemici che connotano il SII, prescindendo dai limiti amministrativi comunali, richiedono quasi sempre infrastrutture depurative che operino a servizio di più comuni (quindi a carattere consortile), e che, insieme ai sistemi di fornitura delle acque, rispondano ad una regia unica di area vasta (l’Ambito Territoriale Ottimale – ATO).

Il problema sta nell’aver trascurato, in Campania, il cosiddetto Ciclo Integrato delle Acque (CIA), cioè quanto attiene ai sistemi idrici e alle relative gestioni. Una svolta non può perciò che passare per l’attuazione del Servizio Idrico Integrato (SII), relativo ad acquedotto, fognatura e depurazione, l’unico approccio per consentire la realizzazione di un efficiente ed organico CIA.

Altro dato da non sottovalutare è che in Campania, oltre ai rifiuti, è commissariata anche la tutela delle acque. Preso atto che nella vigente legislazione (D. Lgs. n. 22/97) i “rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi” sono considerati “rifiuti speciali”, ne consegue che il loro smaltimento ricada nell’ambito del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi: anche tale settore ricade in una condizione di “emergenza”. La massima parte della produzione di tali rifiuti viene oggi smaltita nelle discariche esistenti sul territorio regionale e contribuisce notevolmente alla volumetria dei rifiuti da smaltire.

La tutela delle acque di balneazione  ha un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini e sul settore produttivo turismo.

L’Arpac sulle acque di balneazione:

Il controllo delle acque di balneazione rientra nei compiti istituzionali delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente e viene effettuato su tutto il territorio nazionale secondo quanto previsto dal DPR 470/82 e successive modifiche ed integrazioni, al fine di garantire la conoscenza  dello stato di qualità e di salute della risorsa mare.

Il monitoraggio rappresenta, perciò, uno strumento indispensabile per valutare e controllare nel tempo e nello spazio i parametri e le informazioni utili alla definizione dello stato ambientale. Esso consente di seguire l’andamento temporale della qualità della acque di balneazione, di effettuare comparazioni fra diverse aree e di stimare l’impatto delle attività umane nonché  l’effetto degli interventi di riduzione dell’inquinamento.

Un’eventuale conferma del divieto di balneazione per le due spiagge sopra menzionate potrebbe quindi essere presa dal lato positivo: sprone ad individuare e rimuovere le cause che hanno determinato i valori anomali di coliformi o streptococchi. Ischia è una Ferrari o una cinquecento? E’ il dubbio che impera tra gli addetti al turismo. Personalmente, più che al cavallino, penso a un cavallo con briglie e paraocchi che ha bisogno di essere speronato.

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