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Cassazione: Scaramella resti ai domiciliari

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

L’ex consulente della Commissione Mitrokhin Mario Scaramella deve restare agli arresti domiciliari, che sta scontando dallo scorso giugno in una localita’ in provincia di Latina. E’ quanto ha sollecitato il sostituto procuratore generale della Cassazione Vito Monetti nella sua requisitoria davanti ai giudici della prima sezione penale, ai quali ha chiesto il rigetto del ricorso dei difensori di Scaramella contro l’ordinanza con cui, il 22 marzo scorso, il Tribunale del riesame di Roma aveva confermato il carcere per l’indagato. Scaramella e’ accusato di calunnia continuata e aggravata ai danni di Alexander Talik, ex ufficiale dei servizi segreti russi, e concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo, armi comuni da sparo e da guerra. Nei suoi confronti, il pm di Roma Pietro Saviotti ha negli scorsi giorni chiuso l’inchiesta con il deposito degli atti, passo che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, fu l’ex consulente della Commissione Mitrokhin a ideare e organizzare l’ingresso in Italia di due granate prive di detonatore trovate nell’ottobre 2005 in un furgone su cui viaggiavano quattro ucraini poi processati e assolti a Teramo, nei cui pressi erano stati bloccati dalla polizia. Secondo chi indaga, sarebbe stato proprio Scaramella a girare la segnalazione alla Questura di Napoli per poi denunciare che quelle granate sarebbero dovute servire per un attentato ai danni dell’allora presidente della Commissione, Paolo Guzzanti. Inoltre, pur conoscendone l’innocenza, accuso’ Talik di questo traffico d’armi. Durante la camera di consiglio di questa mattina, i difensori di Scaramella hanno ribadito davanti alla Corte, presieduta da Giovanni Silvestri, la richiesta di rimettere in liberta’ il loro assistito, sostenendo l’insussistenza degli indizi di colpevolezza a suo carico. Inoltre, gli avvocati Massimo Krogh e Sergio Rastrelli hanno anche sottolineato che la Procura della Capitale non sarebbe competente a procedere per queste ipotesi di reato: a loro parere, infatti, il fascicolo dovrebbe passare agli uffici giudiziari di Trento e Bolzano oppure a quello di Teramo, considerando l’inizio della consumazione del reato, dunque l’introduzione delle armi in Italia, oppure il momento in cui queste sono state ritrovate in Abruzzo. L’inchiesta, invece, era stata aperta a Roma perche’, secondo l’accusa, il traffico di armi sarebbe stato ideato a Napoli ed, essendo Scaramella magistrato onorario a Ischia, la competenza apparteneva ai giudici romani. (AGI)

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