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Problema Casa: condizioni abitative ed oneri economici delle famiglie residenti in Italia

| Pubblicato da Redazione |

Le condizioni abitative e gli oneri economici connessi all’abitazione rappresentano, per alcuni gruppi di famiglie italiane, un fattore di vulnerabilità molto rilevante sul quale agiscono il livello e la composizione dei redditi familiari, la situazione patrimoniale e le condizioni di accesso al mercato delle abitazioni. Accanto alla rilevazione dei redditi individuali e familiari, l’indagine “Reddito e condizioni di vita” (EU-SILC – European Union Statistics on Income and Living Conditions) raccoglie una serie di informazioni sulle principali caratteristiche e sulla qualità delle abitazioni delle famiglie residenti in Italia, sulle spese per la casa (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo) e sui contributi pubblici per le famiglie in affitto.

I risultati dell’indagine condotta alla fine del 2008 consentono di evidenziare alcune delle principali dimensioni della disuguaglianza abitativa in Italia, misurate da indicatori di disagio rispetto alla qualità dell’alloggio e della zona di residenza, al sovraccarico degli oneri abitativi e alla difficoltà di far fronte alle spese con regolarità.

Scarica in PDF il testo ISTAT integrale

La maggioranza delle famiglie vive in una casa di proprietà

Nel 2008, 16,9 milioni di famiglie (68,5 per cento del totale) sono proprietarie dell’abitazione in cui vivono, 4,7 milioni (18,9 per cento) vivono in affitto e 3,1 milioni (12,6 per cento) dispongono dell’abitazione in usufrutto o a titolo gratuito. In corrispondenza, sono 42 milioni (70,2 per cento) gli individui che vivono in case di proprietà, 11 milioni (18,3 per cento) quelli che vivono in affitto e 6,9 milioni (11,5 per cento) in usufrutto o in uso gratuito.

La percentuale di individui che vivono in affitto è considerevolmente più bassa rispetto alla media degli altri Paesi dell’Unione Europea (24,3 per cento nella EU27 e 28,9 per cento nella EU15)2. In Italia, infatti, le particolari caratteristiche del mercato della casa e l’elevata propensione all’acquisto dell’abitazione come “bene rifugio” si sono tradotte in una marcata preferenza delle famiglie verso formule abitative più stabili.

Oltre che dalle specifiche condizioni di accesso al mercato immobiliare (valori immobiliari, tassi di interesse, disponibilità di alloggi, ecc.), la scelta tra le diverse modalità abitative dipende dal livello dei redditi e dalla situazione patrimoniale delle famiglie; inoltre, per quelle di nuova formazione giocano un ruolo di rilievo anche le risorse delle famiglie d’origine che, tradizionalmente nel nostro paese, intervengono spesso a supporto dei figli.

Per le famiglie più povere, ma in generale anche per quelle di più recente costituzione, l’acquisto di un’abitazione rappresenta una strada più difficilmente praticabile data la minore disponibilità di risorse reddituali e patrimoniali adeguate e gli ostacoli che si frappongono all’accesso al credito. La diffusione dell’affitto è quindi maggiore tra le famiglie con i redditi più bassi, passando dal 25,8 per cento tipico delle famiglie che rientrano nel primo quinto di reddito familiare equivalente al 9,9 per cento di quelle con un reddito equivalente superiore all’ultimo quintile.

Inoltre, ben il 30,6 per cento delle persone sole con meno di 35 anni di età e il 24,7 per cento delle giovani coppie senza figli (quando cioè la donna ha meno di 35 anni di età) vive in affitto. Situazione analoga si riscontra nelle famiglie
monogenitore, che vivono in affitto nel 26,7 per cento dei casi (il 36,7 per cento in quelle con figli minori) e per le persone sole di 35-64 anni, per le quali si rileva una quota di affittuari pari al 27,2 per cento.

La spesa per l’abitazione pesa per il 30 per cento sul reddito delle famiglie più povere

Nel 2008 le spese per l’abitazione (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo) costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Una famiglia spende in media 347 euro mensili, a fronte di un reddito netto (al netto delle poste figurative) di 2.465 euro mensili nell’anno solare precedente.

Il livello di questo tipo di spesa varia sensibilmente secondo il titolo di godimento. In effetti, mentre le famiglie che utilizzano l’abitazione a titolo gratuito spendono mediamente 197 euro al mese, quelle proprietarie dell’abitazione di residenza vedono quasi raddoppiare l’importo esborsato mensilmente (322 euro) e quelle che vivono in affitto raggiungono i 535 euro (408 euro quando risulta un affitto a canone agevolato, 585 euro quando l’affitto è ai prezzi di mercato).

La spesa media per l’abitazione varia in misura significativa in funzione del reddito disponibile delle famiglie, anche se in misura meno che proporzionale, a dimostrazione del fatto che l’onere economico connesso all’abitazione, bene primario per eccellenza, non è comprimibile oltre determinati livelli minimi. Infatti, passando dal primo all’ultimo quinto di reddito equivalente, mentre il reddito medio aumenta di 5,6 volte, la spesa media cresce di 1,6 volte. Inoltre, pur variando con il reddito, il livello della spesa si colloca su livelli differenti per le famiglie che vivono in affitto rispetto a quelle proprietarie.

La spesa media per le famiglie con un reddito equivalente inferiore al primo quintile che vivono in affitto (425 euro mensili) supera quella delle famiglie con i redditi più alti che sono proprietarie dell’alloggio (414 euro mensili). Ne risulta che l’incidenza delle spese per l’abitazione sul reddito è pari al 9,0 per cento per le famiglie più ricche e al 30,5 per cento per quelle più povere (in particolare, le famiglie che vivono in affitto).

Anche le famiglie proprietarie possono raggiungere livelli di spesa decisamente elevati se gravate da un mutuo sulla casa (13,4 per cento delle famiglie italiane). In questo caso la spesa media raggiunge i 573 euro mensili, contro i 261 euro pagati in media dalle altre famiglie di proprietari. In rapporto al reddito mensile medio, tuttavia, e in virtù di maggiori entrate familiari, le spese totali per l’abitazione sostenute da queste famiglie rappresentano una quota (18,1 per cento) solo di poco superiore al livello medio generale (14,1 per cento). Se consideriamo, però, tra gli oneri relativi all’abitazione anche la restituzione della quota in conto capitale5 compresa nella rata di mutuo (pari in media a 297 euro mensili) l’incidenza sul reddito netto mensile delle famiglie raggiunge il 27,4 per cento, cioè una quota molto prossima a quella delle famiglie in affitto (27,8 per cento).

Con riferimento alla struttura familiare, le situazioni di maggiore vulnerabilità (ossia quelle in cui il rapporto tra le spese per l’abitazione e il reddito appare particolarmente elevato) si individuano tra le persone sole, soprattutto tra quelle con meno di 35 anni, spesso in affitto e nella fase iniziale della propria carriera lavorativa (25,3 per cento) e tra gli anziani che, con un reddito inferiore alla media nazionale, destinano alle spese per la casa il 21,3 per cento delle proprie entrate. Non meno critica si presenta la situazione delle famiglie monogenitori con figli minori per le quali il rapporto tra le spese per l’abitazione e il reddito raggiunge il 23,4 per cento.

Condizioni migliori si osservano per le famiglie in cui è più probabile siano presenti almeno due percettori di reddito, cioè le coppie e le monogenitori con figli adulti. Sotto il profilo territoriale, le spese per l’abitazione risultano più onerose nei comuni centro di aree metropolitane, nei comuni alla periferia di queste aree e in quelli di maggiore dimensione demografica.

Le spese sono, inoltre, meno elevate nel Mezzogiorno rispetto al Nord del Paese. Quasi 2 milioni e 400 mila famiglie (9,7 per cento del totale) si trovano in condizione di serio disagio, presentando una quota di spese per l’abitazione sul reddito disponibile superiore al 40 per cento.

Si tratta, in particolare, delle famiglie in affitto (30,7 per cento), di quelle con reddito netto equivalente inferiore al primo quintile della distribuzione (27,1 per cento) e delle famiglie monogenitori con figli minori (26,1 per cento). Il problema riguarda anche le persone sole con meno di 35 anni (23,7 per cento), a conferma delle difficoltà che i più giovani incontrano nel realizzare il progetto di uscita dalla famiglia di origine.

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