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Politica: una diversa prospettiva

| Pubblicato da Paolo De Gregorio |

Credo che molti si domandano perché Berlusconi, un signore che si è messo in casa il mafioso Mangano, amico e sodale dei delinquenti Previti e Craxi, amico di Dell’Utri e di Cosentino, monopolista editoriale, piduista, mentitore di
professione, puttaniere, amico di dittatori, colui che pretende l’impunità con leggi per proteggere solo la sua persona, colui che da 15 anni insulta i giudici (definendoli comunisti)che tentano di processarlo non per colpire la sua attività politica ma per fatti che riguardano la sua disinvolta attività imprenditoriale, perché mai un tale soggetto non viene scacciato come un corpo estraneo alla democrazia?
Per quanto mi riguarda la risposta c’è, basta volerla accettare e, soprattutto, bisogna cercarla nei fatti.
L’opposizione è divisa e dunque non appare credibile come alternativa. Il
solo Di Pietro alza un po’ la voce, ma il suo 8% non gli consente grandi
strategie. L’unica manifestazione in programma contro il premier (il 5
dicembre) non è stata organizzata dai partiti di opposizione, ma è partita dal
web ed è l’unica novità in uno scenario politico stanco e desolante.

E’ profondamente improprio oggi parlare di “sinistra”. Dalla implosione del
PCI si è arrivati, incredibilmente, con la stessa classe dirigente, ad un
Partito Democratico appiattito sulle convenienze del capitalismo, non ostile
alla Chiesa, partito che quando è andato l’ultima volta al governo, con Prodi,
non è stato nemmeno capace di fare una legge severa sul conflitto di interessi
e sul monopolio dei media,  norme elementari per non passare dalla democrazia
alla dittatura.
Il Pdl imploderà non per iniziativa della sinistra sparita, ma per l’
attivismo di Fini, Montezemolo e delle banche legate al Vaticano.
La sinistra è sparita, si è suicidata, non ha più collegamenti con le masse
operaie e dunque non conta più niente. I sindacati sono ancora divisi in sigle
che rimandano ai partiti di provenienza e nulla è stato fatto per un sindacato
unico dei lavoratori, indipendente e diretto dai lavoratori stessi, senza
padrini politici.
Un sindacato unico, indipendente, come una RAI non controllata dalla
politica, ma una “public company”, senza pubblicità, indipendente e con il
presidente votato da chi paga il canone, sarebbero contrappesi veri a
contrastare il potere della Confindustria (sindacato unico dei padroni), e
delle Tv private, per contrapporsi al “pensiero unico” oggi dominante.
Una “sinistra” degna di questo nome dovrebbe promuovere queste iniziative,
tornando tra la gente e parlando chiaro, abbandonando quell’immondo politichese
che ha allontanato dalla partecipazione milioni di persone.
Questi elementari fattori strutturali di democrazia è impossibile
aspettarseli dalle opposizioni oggi esistenti, che non sono su questa lunghezza
d’onda, e come minimo la definiscono “antipolitica”.
Solo la senile fissazione di Berlusconi, che vede complotti di comunisti,
toghe rosse e stampa di sinistra, tiene in piedi la balla che esiste ancora una
sinistra, mentre c’è da domandarsi se esiste ancora la democrazia.

Comunque sia, oggi abbiamo la prova storica che sia in un regime capitalista,
che in un regime comunista, prendiamo ad esempio la Cina, le condizioni
materiali di vita dei salariati non cambiano e non vi è molta differenza nello
stare sotto il bastone del padrone o di quello del partito.
Una “diversa prospettiva” è quella che può far nascere un movimento che metta
al primo posto la sostenibilità ambientale della economia, e soprattutto il
superamento della schiavitù salariata, a favore del produrre in modo
individuale, familiare o di piccole cooperative, nelle direzioni principali di
autosufficienza energetica ed alimentare.
Non vi è nulla di utopistico o idealistico in questa idea, perché già vi sono
un milione e mezzo di piccole aziende agricole che oggi producono per il
“mercato”, (il che significa produrre profitti per i mafiosi che controllano i
mercati generali), che oggi sono alla fame per i bassi prezzi che gli vengono
imposti, e possono cominciare a produrre per i bisogni del territorio, vendendo
direttamente la propria  produzione ai consumatori e ai loro gruppi d’acquisto,
con una politica di ribasso dei prezzi.
Non solo, ma una importante novità dovrebbe essere quella di rendere
autosufficiente energeticamente ogni azienda, con pannelli fotovoltaici, e
avere così un ruolo nel diffondere la microgenerazione elettrica togliendo
spazio ai monopoli.
Ci sarebbe un bel da fare per sostenere questa rivoluzione agricola ed
energetica, e magari molti dei prigionieri delle grandi città potrebbero
scoprire che dà più sicurezza, certezza del futuro, libertà, mettere su una
“fattoria solare”, dove il reddito principale viene non dalla campagna, ma
dalla vendita di energia elettrica, impegnando lo stesso capitale che ci vuole
oggi per comprare una casa in città o mettere su una officina o un negozio.
Nessun vero cambiamento sociale è possibile se non si passa dal grande modo
di produrre, che porta guerre, globalizzazione e squilibri, al piccolo modo di
produrre, senza concentrazioni, diffusamente sul territorio, senza la schiavitù
salariata, da parte di individui, famiglie, piccole cooperative, che possono
dimostrare che un altro mondo è possibile.

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