L´umanitá non é una merce
| Pubblicato da Redazione |di Nadia Penniello Giovedi 8 luglio 2010 dalle ore 19.00 Piazza Bellini – Napoli SIT-IN in contemporanea con altre analoghe iniziative promosse in tutta Italia per il diritto d’asilo dei rifugiati eritrei respinti dall’Italia e segregati nella prigione di Brak (Libia) Da giorni gli appelli dei 250 eritrei rinchiusi nella prigione di Brak, in Libia, ed esposti ad ogni tipo di violenza e al rischio di morte stanno raggiungendo l’Italia e cercando di risvegliare le nostre coscienze.
Le torture e le violazioni subite in Libia da queste persone legittimamente in fuga da guerra e persecuzione non sono certo un caso isolato!
Così come i corpi dei profughi e dei migranti abbandonati a morire nel deserto sono una realtà che solo per convenienza e calcolo i governi europei fingono spesso di dimenticare. Quelle torture, quelle violenze, ci raccontano però soprattutto della disumanità e dei crimini contro la vita umana di cui i governi italiani degli ultimi anni si sono macchiati delegando alla politica di Gheddafi la gestione di migliaia di profughi, ovvero il potere e l’arbitrio assoluto su migliaia di esseri umani inermi e titolari di diritti fondamentali come quello di chiedere e ottenere asilo politico. Prima con l’embargo e la minaccia di esclusione da Euromed, poi con accordi e finanziamenti, si è spinto la Libia a fare il lavoro sporco della “Fortezza Europa”. A operare quei soprusi che è meglio tenere il più lontano possibile da telecamere e informazione. ..
I “respingimenti collettivi” violano ogni minimo principio di protezione internazionale, ma sono definiti con crudeltà e ipocrisia da Maroni come “una grande vittoria contro l’immigrazione clandestina”! Sono in realtà solo l’ultimo atto di una storia di complicità e ridefinizione di equilibri politici ed economici che ha usato e continua ad usare il corpo vivo dei migranti come moneta di scambio, la vita delle persone come una merce qualunque. Con i respingimenti verso la Libia la classe politica al potere in Italia sta dichiarando a gran voce che la vita umana non vale nulla, specie se si tratta di quella di persone considerate ormai sotto-uomini da sfruttare e dominare.
I richiedenti asilo come tutti gli altri migranti sono stati stigmatizzati e criminalizzati da leggi come quella sul reato di immigrazione clandestina e da decenni di razzismo istituzionale che ha imbarbarito questo paese.
Restare in silenzio mentre le donne, gli uomini e i bambini respinti dall’Italia rischiano la morte in Libia o la deportazione verso l’Eritrea, dove subirebbero altre persecuzioni, significa rendersi complici di questa vergogna! Salvare queste persone significa lottare per i diritti e le libertà di tutti, per il diritto di ognuno di noi di vivere in un paese civile. Mobilitarci è una nostra responsabilità comune!
Libertà e diritto d’asilo per 250 profughi eritrei deportati nel deserto Libico.
Fermiamo le violenze contro i migranti e i rifugiati.
Rivediamo gli accordi Italia/Libia e fermiamo la politica dei respingimenti.
Intervengono di persona o in diretta streaming:
RIFUGIATI IN CAMPANIA che hanno conosciuto le violenze e il carcere libico
AGENZIA ERITREA ABESHA
DAGMAWI YIMER (regista di ‘Come un uomo sulla terra’)
FULVIO VASSALLO PALEOLOGO (Docente università di Palermo e membro dell’ASGI)
Video-Proiezioni: estratti da ‘Come un uomo sulla Terra’, ‘L’amico Isaias’, ‘Morire nel deserto’, ‘Welcome’. Pannelli e materiali informativi
FORUM ANTIRAZZISTA DI NAPOLI
HANNO ADERITO: CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud, LESS, Centro territoriale Mammut, Chi rom e chi no, Assopace, ASGI, Associazione rifugiati Napoli, CGIL, Comitato Immigrati di Napoli, Rdb, Cobas, Laboratorio occupato Insurgencia, Orientale 2.0, RadioazionI.





























1 Commento, Commenta o fai un Ping
Mario Goffredo - Data: 9/7/2010 00:02:55 - IP: 95.245.55.xxx
MI dispiace tanto averlo letto solo ora, purtroppo sono lavorativamente un po’ imbrigliato. Brava Nadia, una lucidità la tua che è veramente difficile ritrovare di questi tempi.
NOTA BENETi invitiamo a rispondere a “L´umanitá non é una merce”: