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Liquami e acque reflue in mare aperto in sacchetti semi-permeabili per la produzione di alghe e la depurazione. Il progetto Nasa-Google

Pubblicato da m@x
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Progetto della NASA finanziato da Google che punta alla produzione di alghe cresciute in appositi sacchetti di plastica in mare per produrre biocarburanti senza consumare acqua e depurando, al tempo stesso, le acque reflue e i liquami che non sarebbero scaricati in mare

L’ispirazione arriva dallo studio di tecniche per migliorare la qualità della vita degli astronauti nello spazio, che dispongono di risorse limitate come l’acqua. Attraverso le membrane di plastica i liquami e le acque reflue vengono trattenute all’interno e rilasciano, per osmosi, acqua depurata, producendo contemporaneamente alghe.

Il sistema può essere utilizzato per fare proliferare le alghe anche sulla terra con maggiori vantaggi se utilizzato in alto mare. Spiega Trent: “Nelle membrane di plastica poste al largo facciamo crescere le alghe alimentandole con acque reflue, che vengono così depurate. La busta di plastica, costituita da membrane semipermeabili, cede per osmosi l’acqua depurata al mare, lasciando al suo interno le alghe e i nutrienti”.

Le acque proliferano all’interno delle membrane di plastiche grazie alla luce del sole, alle sostanze nutritive che trovano nelle acque reflue e alla CO2 che assorbono dall’atmosfera. Attuando la fotosintesi rilasciano ossigeno, nutrendosi dei liquami proliferano depurando l’acqua che cedono al mare. Si tratta di una strategia win-win (due volte vincente): da un lato le alghe coltivate possono essere utilizzate per produrre biocarburante; dall’altro fanno da filtro ai liquami che non vengono scaricati direttamente nell’oceano.

L’avvio dell’esperimento è stato ispirato dal progetto Sustainable Energy for Spaceship Earth. Durante le missioni spaziali la pianificazione e la gestione delle risorse sono aspetti primari. Una soluzione ad alta sostenibilità quella rappresentata dalle alghe, al cui vantaggio di assicurare una produzione energetica per ettaro più elevata rispetto a qualsiasi altra fonte bioenergetica, si aggiunge la capacità di riutilizzare metalli pesanti e residui di idrocarburi.

Tra i finanziatori troviamo anche i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin che dichiarano di aver investito $ 250.000 nel progetto di Trent e nel continuo impegno di sviluppare un biocarburante dalle alghe utilizzando soprattutto una tecnologia low-tech: le acque reflue. “I rifiuti sono una risorsa” – ha affermato Jonathan Trent, a capo del team di ricerca al centro Nasa. “Dobbiamo ricordare che non siamo i passeggeri sulla navicella spaziale della Terra, siamo l’equipaggio”.

La domanda di energia nel mondo è un problema globale. Di sicuro, la riduzione della domanda attraverso la riduzione degli sprechi e dei consumi laddove possibile costituirebbe il primo obiettivo da perseguire. I biocombustibili probabilmente non sono la soluzione energetica perfetta se si considera l’intero ciclo e conviene continuare la ricerca scientifica su queste tecnologie, ma guardare anche ad altre fonti di produzione di energia rinnovabile. Ad Ischia non manca proprio niente.

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