L’insostenibile peso del liberismo
| Pubblicato da Paolo De Gregorio |La “trattativa” fra FIAT e sindacati per il futuro di Pomigliano si configura come apripista delle future relazioni industriali tra padroni e operai, in termini di aperto ricatto, dove le carte sono tutte in mano ai padroni e i subalterni non possono far altro che chinare la testa e buttare al cesso ogni conquista e ogni peso come classe sociale.
Ciò che ha reso possibile questo “aut aut” è la globalizzazione che consente alle organizzazioni industriali di spostare capitali e impianti all’estero, dove più loro conviene, delocalizzando la produzione, inseguendo situazioni che
sono sempre le stesse: ossia salari più bassi, assenza di sindacati, maggiore produttività, flessibilità e turni, impegno a non scioperare.
Il tutto senza alcuna responsabilità verso la nazione e le maestranze che
hanno prodotto la ricchezza primaria e, nel caso FIAT, malgrado sia stata
foraggiata per anni da denaro statale. Lo Stato italiano non ha alcun potere di
veto e ha assistito impotente allo spostamento verso l’America del centro di
gravità produttivo e strategico della maggior impresa italiana.
Quanto siano nefasti liberismo e globalizzazione lo dimostra, in modo
scientifico, questa vicenda, dove è dimostrata la dittatura della economia e,
specularmente, la subalternità e l’impotenza della politica e della classe
operaia.
Il mercato globale è oggi l’onnipotente dittatore che impedisce qualunque
programmazione economica nazionale e la difesa dei posti di lavoro dei propri
cittadini.
Per cercare di convincere le persone di questa evidente verità, non uso la
teoria, ma elenco dei fatti.
In Italia, a Fratta Polesine, sta sorgendo il parco fotovoltaico più grande d’
Europa. Produrrà 72 megawatt, ma chi lo sta costruendo è una azienda
californiana, la “Sun Edison”, che per realizzare l’impresa si è alleata con lo
spagnolo “Banco di Santander”.
Questo è l’esempio più significativo, ma molti altri lavorano per penetrare il
mercato italiano del fotovoltaico, dai tedeschi, agli spagnoli, ai cinesi.
Questi ultimi probabilmente risulteranno i vincitori, visto che sono quelli che
più di tutti al mondo hanno investito capitali nella ricerca e presto
proporranno pannelli più efficienti e a costi minori.
Se noi continueremo ad accettare questo meccanismo, dove i gruppi
internazionali finanziari e produttivi più forti e avanzati si pappano tutto il
mercato, dobbiamo anche accettare che l’Italia vada verso un rapido declino,
visto anche la fuga dei cervelli e il taglio di fondi per la ricerca.
Proviamo a vedere le cose in modo diverso, ossia nel modo che la politica
abbia un potere reale, sia capace di progettare un “piano energetico nazionale”
con l’obiettivo strategico della totale indipendenza energetica dai
combustibili fossili, e stabilisca che la progettazione, la fabbricazione, l’
installazione dei moduli fotovoltaici, avvenga in Italia e su tutto il
territorio, sia adeguatamente finanziata ed incentivata, e che vi sia un solo
gestore, statale, della rete elettrica che abbia il totale controllo del
progetto energetico.
Soltanto una scelta del genere può creare una occupazione nuova in Italia. Si
possono creare centinaia di migliaia di piccoli produttori che vivono
producendo elettricità, e questo benessere lo può creare solo una scelta non
liberista, ma la difesa della propria autonomia energetica e della occupazione
dei propri cittadini.
E’ evidente che sarebbe una svolta politica, la fuoriuscita dal “libero
mercato”, ma se vogliamo un futuro dobbiamo sottrarre al “liberismo globale”
almeno l’indipendenza energetica e l’indipendenza alimentare.
Nel settore agricolo la rivoluzione è produrre per il fabbisogno interno,
bloccare qualunque importazione di porcherie industriali e nocive, produrre in
modo pulito, badando alla nostra salute, vietando uso, produzione, importazione
di pesticidi e OGM, per consumare cibi biologici, freschi e di stagione.
Il liberismo globale abbiamo visto dove ci porta: assenza di futuro, declino
produttivo, disoccupazione, barbarie nei rapporti tra parti sociali, consumismo
stupido e inutile, inquinamento di tutto l’ecosistema, guerre mascherate da
operazioni di pace, immigrazione insensata e schiavista.
La crisi generale del liberismo è profonda, lo dimostra l’enorme indebitamento
di tutti i regimi capitalisti. Bisogna essere lungimiranti e farsi trovare
preparati per la prossima scarsità del petrolio, non bisogna dipendere da
nessuno per i rifornimenti alimentari.
Solo così ci potremo salvare, se saremo indipendenti come energia e
agricoltura. Vivremo più sobriamente, ma vivremo.
Il caos liberista delle multinazionali non ci garantisce il futuro, il suo
simbolo è quel pozzo nel golfo del Messico che ci ricorda che “chi di petrolio
ferisce, di petrolio perisce”.
Paolo De Gregorio




























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