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La natura e gli eventi calamitosi dell’Isola d’Ischia visti con l’occhio dell’agronomo

| Pubblicato da Redazione |

Cosa ci insegna l’agronomo Franco Mattera sulla natura dell’Isola d’Ischia

Le acque meteoriche si incanalano nelle incisioni sempre più grandi del terreno, raggiungono il mare alimentando la vegetazione superficiale, oppure vanno ad alimentare l’omologa circolazione sotterranea e le riserve acquifere. Gli alvei costituiscono un ecosistema in continuo cambiamento che si rinnova grazie alla perturbazione continua data dal ruscellamento delle acque meteoriche. I castagni, che popolano i boschi ischitani, sono stati piantati dalla mano dell’uomo nella notte dei tempi; essi hanno bisogno, ogni dieci anni, di “manutenzione”. La forte antropizzazione della montagna, anche non volendo considerare le costruzioni abitative ma quantomeno la costruzione di strade, che sottraggono terreno permeabile all’acqua, ha modificato drammaticamente l’ecosistema. Il terreno argilloso, in declivio, rigonfio di acqua è saturato e quell’acqua non trattenuta dalle radici e dalle foglie degli alberi che, pesando su ceppaie non ceduate, hanno peggiorato la situazione. Il ceduo è una forma di governo del bosco che si basa sulla capacità di alcune piante di emettere ricacci se tagliate. Questo tipo di formazione boschiva è quindi costituita essenzialmente da polloni, cioè da alberi provenienti da una moltiplicazione vegetativa. Alla fustaia così generatasi andrebbe riservato lo stesso trattamento dieci, dodici anni dopo. Se l’operazione di ceduazione non avviene regolarmente, il peso esercitato dai pali di castagno aumenta di anno in anno. Inoltre, la maggior parte delle case costruite non gestiscono correttamente le acque pluviali interne, nonostante sia stato sottratto alla natura spazio di assorbimento. Gli alvei ostruiti da detriti e rifiuti hanno fatto il resto. Una combinazione di fattori che rimandano ad un unico responsabile: l’uomo. Un uomo in ben altre faccende affaccendato che ha perso quel contatto con la natura che lo rende felice e vivo.

L’abbandono del territorio da parte dell’uomo che perde il contatto con la natura e l’ecosistema innesca una serie di concause che scaturiscono nell’evento calamitoso.

Nel 1910, quando l’antropizzazione era di gran lunga minore, la quantità di acqua meteorica che si riversò sull’Isola d’Ischia fu superiore a quella di questo 10 novembre, e i danni furono ingenti anche perché le terre dell’epoca, tutte coltivate, erano poco compatte. Se si verificasse attualmente lo stesso fenomeno meteorico dell’epoca, sarebbe la catastrofe. Oggi, come allora, non esiste alcuna regimentazione delle acque. Proprio in seguito a quel lontano drammatico evento che colpì Casamicciola ma anche Ischia e l’isola tutta, il Genio civile costruì una rete di argini e canali per incanalare le acque, ma tale opera di regimentazione delle acque è stata completamente trascurata e risulta, attualmente, abbandonata.

L’intervista a Franco Mattera apre gli occhi su molte cose. Ischia non è un territorio qualunque. E’ un paradiso che sa diventare inferno se non si è disposti a conoscere, e soddisfare, i bisogni della natura, che poi sarebbero gli stessi di quelli dell’uomo se la creatura più intelligente non si perdesse nell’effimera e innecessaria ricerca del benessere a tutti i costi. La natura non va domata, ma rispettata.

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