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Giornalisti RAI: come i cittadini di Casal di Principe

| Pubblicato da Paolo De Gregorio |

di Paolo De Gregorio La sensazione che si ha, di fronte allo strapotere di un monopolista televisivo privato che vuole imporre anche al “servizio pubblico” le sue censure e i suoi uomini, è quella della enorme vigliaccheria dei “giornalisti”, tutti, che di fronte a questa incredibile occupazione militare della destra al governo, non si fermano immediatamente, in sciopero ad oltranza, fino alla restituzione alla RAI della funzione di servizio pubblico. Saviano auspicava che i cittadini di Napoli e di Casal di Principe andassero (a rischio della vita) a denunciare i camorristi, perché non fa oggi un analogo appello alla dignità di tutti i giornalisti RAI che illegalmente spacciano per “servizio pubblico” un servizio prezioso ai partiti e al governo di destra, in barba a tutte le regole, regolette, cavilli, garanzie, sindacati, deontologia professionale?
Eppure di fronte ad un episodio come quello riportato da “il Fatto Quotidiano
di intercettazioni telefoniche in cui il Berlusca chiede al membro dell’Agcom
(Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Innocenzi, di fare in modo di
spegnere la trasmissione Annozero, i giornalisti dovrebbero avere ben compreso
di lavorare non più per un servizio pubblico, ma per un regime mediatico
dominato da una entità politica totalitaria, in un gioco pericolosissimo se non
letale per la democrazia, che va spezzato a qualunque costo.
Se non abbiamo visto una reazione adeguata allo strapotere di chi alza il
telefono e ferma trasmissioni sgradite, è segno che il marcio tra i giornalisti
RAI è profondo e vicino alla gangrena, e il loro servilismo e timore di perdere
i favori del potente di turno supera ogni sussulto di dignità professionale.
Chiamare giornalisti i complici di Berlusconi in RAI è offesa a tutta la
categoria, anche se sulla carta stampata non sono molti coloro che non si fanno
imporre dai loro padroni rigide linee editoriali, che significano semplicemente
che ti devi attenere a schemi ben precisi, omettendo di dare qualunque notizia
sgradita alla proprietà.
Questa è oggi la “libertà di stampa”.
L’unico giornale che oggi considero libero è il Fatto Quotidiano, in quanto è
l’unico senza padroni, l’unico che non riceve alcun finanziamento pubblico, la
cui proprietà è dei giornalisti che vi scrivono, fattori che certificano la sua
indipendenza. Infatti è l’unico che critica sia D’Alema che Di Pietro, sia
Berlusconi che Napolitano.
Per fare della RAI un servizio pubblico bisogna per prima cosa licenziare
tutti i giornalisti, a meno che non si impegnino per ottenere nuove regole che
la rendano realmente indipendente dai partiti e dal governo, con un direttore
generale, di chiara indipendenza politica, religiosa, economica, che deve
essere eletto direttamente dai cittadini che pagano il canone e che sono i
suoi (oggi dimenticati) azionisti.

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