Forio vuole investire nell’energia geotermica
| Pubblicato da Gennaro Romano |L’amministrazione comunale si era attivata alla iniziativa dell’ assessore regionale Marone
Il sindaco spiega il progetto che consentirebbe di alimentare l’intero territorio e non solo. L’energia che si sprigiona dal sottosuolo vulcanico rappresenta una risorsa a portata di mano. Per la verità ci avevano già provato negli anni 50, come dimostra la storia del “geyser” di Montecorvo, ma poi il progetto venne abbandonato
Gennaro Romano
Forio 09.09.2009 - La vicenda del blackout che ha caratterizzato l’estate 2009 si avvia ormai a concluÂsione, ma restano in piedi le iniziative del sindaco di Forio: adire le vie legali per i danni subiti dal comune e la richiesta inoltrata alÂl’Enel per conoscere i turni di reperibilità del personale che opera sul territorio, che finora non ha ottenuto alcun riscontro.
Se l’emergenza blacÂkout ha fatto emergere lacune o “negligenze”, forse dovute ai “tagli” legati alla privatizzazioÂne, da questa espeÂrienza possono nasceÂre suggerimenti per evitare che in futuro si ripetano situazioni siÂmili.
Del resto, quella dell’energia elettrica è una problematica seria e tra l’altro i cittadini avvertoÂno sempre più l’esigenÂza di “liberarsi” dalle esose fatture su cui Stato. Regioni, ProvinÂce e Comuni fanno cassa, grazie alle famiÂgerate addizionali che ci dissanguano.
In quest’ottica va letta anche l’iniziativa delÂl’assessore regionale al turismo e attività proÂduttive Marone, che la settimana scorsa ha convocato i sindaci delle isole di Ischia e Capri per discutere proprio di problemi energetici e dei disagi causati dal blackout del 10 agosto. Alla riuÂnione hanno partecipaÂto tutti i sindaci dei coÂmuni isolani e il reÂsponsabile dell’Energy management della ReÂgione, Dopo un’ampia e approfondita discusÂsione, l’assessore MaÂrone ha dichiarato di mettere a disposizione degli otto comuni le riÂsorse del Poin Energia sulle fonti energetiche alternative di tutti i livelÂli (geotermica, eolica, solare). Sicuramente una iniziaÂtiva positiva, però la Regione arriva con un po’ di ritardo, in quanto proprio Forio aveva già deciso di seguire queÂsta strada. Con il sindaÂco Regine avevamo già affrontato questo diÂscorso delle fonti alterÂnative, a livello di geoÂtermia. Una risorsa che, senza ingombranti eliche e pannelli necesÂsari per l’energia eolica o quella solare, può consentire al comune di arrivare all’incirca al mw, una potenza suffiÂciente ad alimentare il territorio. Una risorsa a portata di mano, che tra l’altro già in passato si era pensato di sfrutÂtare, ma poi il progetto venne abbandonato in quanto all’epoca il diÂscorso della produzioÂne ed erogazione di energia elettrica veniva portato avanti solo in un’ottica generale, a liÂvello nazionale, non esÂsendosi ancora fatta strada l’idea di agire a livello locale (oggi si può produrre autonomamente energia per le abitazioni con una cabina di b.t., come avÂviene in diverse fattoÂrie).
In proposito, il sindaco Regine riferisce: Da mesi ci eravamo già atÂtivati in tal senso e aveÂvamo anche preso contatti con l’Enel che però non è sembrata molto interessata. StiaÂmo ancora aspettando, noi invece il problema lo vogliamo realmente affrontare, proprio sulla scorta di quanto si è verificato questa estate che ci spinge a seguire sempre di più questa strada. E potremmo anche interpellare priÂvati per questo progetÂto. Sicuramente sul noÂstro territorio il progetto più fattibile e di minore impatto è quello legato all’energia geotermica, visto che l’isola è ricca di questa “forza” che si sprigiona dal sottosuoÂlo. Potremmo mettere in moto più centrali sul territorio o addirittura vendere l’energia alÂl’Ene, come questa fa con i piccoli utenti. Ma noi venderemo molta potenza…».
In riferimento all’inconÂtro con l’assessore MaÂrone: Ci fa piacere saÂpere che tutti si sono resi conto della necesÂsità di fonti alternative come pure di poter acÂcedere a fondi per far partire questo progetÂto. Un discorso serio. Del resto, Ischia è un’isola vulcanica e pertanto possiede una imporÂtante risorsa che può essere sfruttata. L’acÂqua calda mista a vaÂpore che si sprigiona dal sottosuolo serve a far girare le turbine. Con il progetto allo stuÂdio, il comune potrebÂbe gestire direttamente produzione ed erogaÂzione e Forio si rendeÂrebbe autonoma dalla rete Enel. Anzi, come evidenzia il sindaco, si potrebbe anche vendeÂre energia. Ben venga poi, l’intervento della Regione a sostegno della iniziativa.
ÂIL POZZO DI MONTECORVO
Per la verità , nemmeÂno noi abbiamo scoÂperto… l’acqua calda (perdonateci il gioco di parole). Come detto, già nel passato erano stati condotti riÂcerche e sondaggi a Citara e a Montecorvo (come evidenzia la vecchia foto e come riÂportato nei passaggi più significativi di un articolo da noi pubbliÂcato nel 2002). RicerÂche poi abbandonate. come detto, perché i tempi non erano ancora maturi per soluzioni a livello locale.
Alla località MontecorÂvo anni addietro, prima nel 1996 e poi nel 2002, uno di questi pozzi scavati decenni prima e che era stato sigillato, “scoppiò″ per la eccessiva pressioÂne, tanto da creare alÂlarme nella popolazioÂne. Dovette intervenire una squadra specializÂzata dell’Enel per sigilÂlarlo nuovamente. IroÂnia della sorte, nel 2002, all’epoca dell’arÂticolo di cui pubbliÂchiamo i passaggi più significativi, l’attuale sindaco Regine era assessore (dimissioÂnario) all’ambiente. Ed ecco cosa scriveÂvamo il 19 gennaio 2002: C’è un certo allarme tra la cittadinanÂza di Montecorvo a Panza, a causa della presenza di un pozzo geotermico scavato negli anni 50, che già aveva creato problemi nel 1996. Proprio nel settembre di quell’anÂno, alla località MonteÂcorvo nel giardino di proprietà di una ditta di infissi del posto, imÂprovvisamente, verso le 9 di mattina, dal terÂreno fuoriuscì un vioÂlento getto di vapore bollente, acqua termaÂli e fango. Il geyser inondò l’intera zona, rendendo addirittura impraticabile la strada. Sul posto intervenne una squadra dell’Enel del reparto che si ocÂcupa di geotermia. La squadra specializzata dovette eseguire un lavoro di grande portata per cercare di chiudeÂre il pozzo. Dopo oltre due settimane di lavori di scavo e recupero della “camicia di ferro”, gli operai proÂfessionisti applicarono un “tappo” provvisoÂrio. Successivamente, domato il getto di acqua, fu spruzzato a una determinata presÂsione cemento speciaÂle che chiuse la camiÂcia per la intera lunÂghezza. Furono quindi eseguite indagini per scoprire l’origine del pozzo, di cui non si conosceva l’esistenza, ed emerse che era stato scavato verso gli anni ’50, a una profonÂdità di circa 700 metri. All’epoca a Citara opeÂrava la società “Safen”, che effettuava sondaggi sulle acque termali allo scopo di realizzare una centrale elettrica nel piazzale antistante gli attuali Giardini Poseidon. Successivamente la struttura venne acquiÂstata dal dottor Walde Gernot che la trasforÂmò nei Giardini PoseiÂdon. Il pozzo di MonteÂcorvo fu ritenuto non idoneo per gli scopi prefissati e venne riÂchiuso e sotterrato. Col trascorrere degli anni, si perse anche il ricordo della sua preÂsenza. D’altra parte la zona di Montecorvo non è nuova a questi fenomeni geotermici, per la presenza di falde termali. Nel 1990, mentre una ditta stava eseguendo l’escavo di un pozzo, improvvisamente la sonda, a causa della violenta pressione proveniente dal sottoÂsuolo venne sbalzata in aria. Inoltre, a pochi metri sorge il campo sportivo di Panza, che è alimentato da pozzo di acqua calda. Dal 1996, non si erano più registrati fenomeni e nella zona sembrava tornata la tranquillità . Invece, da qua1che mese alcuni abitanti di Montecorvo hanno inÂformato i carabinieri della locale Stazione di Forio e l’ex assessoÂre all’Ambiente Franco Regine che soprattutto nel silenzio e nella quiete delle ore notturÂne, a intervalli irregolaÂri si avvertono lievi scosse sismiche acÂcompagnate da sordi boati. Sulla scorta della precedente esperienza, i cittadini si sono comprensibilÂmente preoccupati…».




























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