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Da Fontana, centro abitato più alto di Ischia, il mare è lontano…

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

di Davide Morganti Da Fontana, centro abitato più alto di Ischia e del comune di Serrara Fontana con i suoi 780 e passa metri, il mare è un luogo lontano, un altrove di cui ci si rende conto al termine della salita che da Lacco Ameno ci ha portati qua sopra. La conferma arriva da un anziano che grida in dialetto a un ragazzo che gli chiede scherzosamente se andrà a fare il bagno: «Sono allergico al mare!». Lo ripete più volte, come per dare configurazione precisa a questo posto così distante dal resto dell’isola. La piazzetta vive della voce dei vecchi, non ci sono altre persone in giro, tranne una coppia di turisti che cerca la strada giusta per arrivare sull’Epomeo e un bambino piccolo che corre in bicicletta. Gli anziani si parlano da un angolo all’altro, interrotti dal rumore frettoloso delle auto. Qui non ci sono marciapiedi, si passa dai palazzi alla carreggiata senza interruzione. È mattina, gli anziani vanno a sedersi a un tavolino, di lato a un monumento ai caduti, di fronte alla chiesa di Santa Maria della Mercede nel cui interno ci sono disegni infantili e coloratissimi. Cominciano a giocare a carte, dopo poco già si litiga. C’è ben poco da fare quassù, è terra di contadini, non di pescatori, le anziane camminano con il fazzoletto in testa, la loro faccia rugosa sottolinea più di ogni altra cosa la loro appartenenza alla terra. Giovanni e Federico Iacono sono fratelli, hanno più di settant’anni, sono andati via dal paese nel 1960, da allora vivono nei pressi di Philadelphia, negli Stati Uniti, ma ogni anno, per tre settimane, tornano dalla loro madre quasi centenaria. Dicono che i giovani non vogliono più lavorare la terra, è la lamentela di sempre. Fontana, oggi, è fatta di soli pensionati, con poche eccezioni; la sera non c’è nessuno, i negozi sono chiusi, e dal basso dell’isola non arriva gente. Una volta, invece, si cucinava il coniglio, si beveva vino, i turisti salivano fino alla montagna per prendere il fresco, liberandosi del calore del mare. Il cielo è scuro, basso, si poggia sull’Epomeo, schizza qualche goccia di pioggia, il vento soffia leggero sui corpi; sulla costa, invece, il sole continua a bruciare l’acqua. La pizza, ormai, da queste parti, di sera, la si mangia solo di domenica. Ogni festa è stata abbandonata. C’è aria di malinconia quassù, da paese per vecchi, siamo lontanissimi dalle abbronzature rumorose di Forio. La rarefazione del turismo, durante questa ascesa in tre tappe, è così evidente che sembra di essersi spostati in una provincia della terraferma. Il silenzio è colloso, opaco, più ruvido di quello del bosco di Zaro. I negozianti parlano tra loro a voce bassa, seduti nelle loro botteghe spente dalla penombra. Sono uomini abituati alle attese pazienti, sopportano le ore come fossero scatole vuote da cui, prima o poi, uscirà la sorpresa. Sembra di essere nel paesino freddoloso del «Pinocchio» di Comencini, quando Geppetto chiama il burattino nella piazzetta. Serrara è molto più basso di Fontana, le due frazioni sono legate dal silenzio e dalle piante di uva, di limoni e di prugne. Dal belvedere si assiste a uno spettacolo di costa incredibile, una costa fatta di roccia, di acqua, di verde e di cemento che rivendica orgogliosamente la sua identità di isola. Quassù fa malinconia vedere gli ombrelloni di un bar chiusi e le sedie accasciate sui tavolini vuoti. Eppure in basso Ischia esibisce la sua forma migliore, in maniera addirittura sfacciata, non si capisce perché non ci sia movimento. Federico si lamenta che sono troppo poche le persone che si avventurano sull’Epomeo, da dove si ammira il paesaggio più incredibile di Ischia. Una volta c’era un convento, si festeggiava la festa di San Nicola, c’era entusiasmo, una dolce frenesia paesana. Qua e là si avverte un odore di legno bruciato, la bocca si riempie del sapore della terra. Il suono lento delle campane traccia la topografia di questo paese arricciato sulla montagna. L’Epomeo è l’ossessione dei suoi abitanti, il sovrano assoluto delle loro vite e, in quanto sudditi devoti, non riescono a comprendere come sia così scarsamente visitato. Sull’autobus che portava a Serrara Fontana, un vecchio, appoggiandosi dappertutto per rimanere in piedi, aveva chiesto a un uomo dall’accento del nord e in perfetta divisa da turista come mai si trovasse da quelle parti. «Per fare una passeggiata», gli aveva risposto l’uomo. L’anziano, piegandosi leggermente, si era toccato le cosce dicendo che se le gambe gli facevano compagnia doveva arrampicarsi sul monte Epomeo. Ogni ospite è invitato a ossequiarlo, questo sovrano scontroso e affascinante, perché i viaggi, quando iniziano, pretendono di andare anche verticale. (3 / fine Le precedenti puntate sono state pubblicate il 12 e il 13 luglio)

Fonte: Il Mattino

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