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Che VIVA Marinaleda

| Pubblicato da Paolo De Gregorio |

In Spagna, a metà strada tra Cordoba e Siviglia, i 2700 abitanti di Marinaleda sono impegnati in una cooperativa agricola, dove tutti guadagnano lo stesso stipendio, 47 euro al giorno, su un terreno di 1200 ettari, già di proprieta’
del latifondista duca dell’Infantado, espropriato dopo anni di lotte, dove si coltivano fave, peperoncini e carciofi, che sono raccolti dagli uomini e inscatolati in fabbrica da 50 donne.
Per le case il sindaco Gordillo ha avviato un programma di autocostruzione: il Comune mette a disposizione il terreno, i materiali, una scavatrice, il progetto e due muratori e il cittadino fa il resto.
Con questo sistema sono state già costruite 300 villette a schiera e il Comune riceve 15 euro al mese per i prossimi 133 anni. La polizia municipale è stata sciolta perché inutile e costosa.

Una cosa è certa, quando i lavoratori, quelli veri, prendono sulle proprie spalle il loro destino, si accorgono di non aver bisogno di padroni, di preti, di ideologie, e sono in grado di fare con le proprie mani le cose fondamentali
per vivere: le case e il cibo.
Né padroni, né preti sono in grado di farlo, né quelle moltitudini di intellettuali che, fingendosi di sinistra, hanno inquinato tutta la comunicazione politica, complicando le cose semplici, scrivendo e parlando linguaggi astrusi e da iniziati, mettendosi a dare ordini alla classe operaia con l’evidente risultato di averla portata, di sconfitta in sconfitta, fino alla svolta di Pomigliano, che ci porta all’annullamento delle conquiste del movimento dei lavoratori, ricetta da estendere a tutto il Paese.

Se il lavoro salariato assomiglia sempre di più alla schiavitù (è più moderno secondo padroni e sindacati), il problema è quello di emanciparsi incominciando a rifiutare una vita da schiavo, e progettarne un’altra, possibile, con la
propria famiglia o in cooperazione con altri, per una indipendenza economica ed alimentare che rifiuti i ricatti del padrone e del mercato.
Nessuno pensi ad una strada facile. Gli abitanti di Marinaleda ottennero l’esproprio delle terre dopo anni di lotte e di fame, ma qui in Italia ci sono molti terreni demaniali che possono essere concessi su richiesta dei cittadini,
i beni sequestrati ai mafiosi possono essere dati in “comodato d’uso”, vi sono molti terreni abbandonati che costano poco, si tratta solo di impegnarsi a fondo per averli.

Oggi vi è una grande opportunità per tutti coloro che desiderano uscire dal lavoro dipendente, ed è quella di diventare “produttori di elettricità” con le rinnovabili, fondando MODERNE “fattorie solari”, che anche le banche finanziano facilmente, in quanto la considerano una attività sicura e con un futuro.
Certo bisogna trasferirsi fuori città, ma, pensando a quale qualità di vita abbiamo oggi in certe periferie, potrebbe trattarsi di una liberazione e non di un sacrificio.
E sarebbe bello pensare a collegarsi,via Internet, con altre persone che vogliono fare questa scelta, e presto si potrebbe parlare di “Villaggi solari” e non solo di fattorie.

Dimostrare, come hanno fatto a Marinaleda, che un altro modo di vivere è possibile è l’unica strada da prendere.
Le ideologie, le religioni, gli intellettuali, le filosofie, le analisi sociologiche, la politica, hanno dimostrato di essere al servizio del capitale e tutti concorrono a mantenere lo “status quo”.
Chi vuole veramente cambiare le cose, cominci a cambiare la propria vita e lo faccia in collaborazione e condivisione con altri.
Dal basso, perché dall’alto non verrà mai niente.
Paolo De Gregorio

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1 Commento, Commenta o fai un Ping

  1. luca - Data: 23/6/2010 19:57:44 - IP: 79.37.49.xxx

    GRAZIE!

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