Blackout Enel, si allungano i tempi per il ritorno alla normalità
| Pubblicato da Gennaro Romano |La cabina della Fundera resta ancora al buio a causa dei cavi di alimentazione fuori servizio
Occorrono mesi per riparare un cavo sottomarino. Intanto si è optato per una “mini stazione” di gruppi gruppi elettrogeni 380/10000V per alimentare la rete di media tensione isolana
Per i cavi sottomarini è tempo di fare un discorso serio nell’interesse della realtà isolana
L’estate 2009 sarà ricordata a lungo per il blackout sull’isola, della presenza di gruppi elettrogeni, delle autocisterne dei vigili del fuoco unitamente all’esercito per alimentarli, turnazioni di energia, impianti pubblici spenti a metà per recuperare energia da distribuire agli utenti, circa 100 uomini di personale dell’Enel inviati dalla terraferma con ricambio ogni due giorni unitamente a capi servizi, a dar man forte al personale locale per cercare di tamponare la falla della mancanza di energia. Avevamo già evidenziato che i guasti gravi sarebbe meglio gestirli direttamente in loco, come in passato essendo il personale del posto conoscitore della propria rete e della realtà locale, e non direttamente dalla terraferma dal COR -centro operativo regionale- di Napoli. Come pure la stazione di Ischia, alimentata da Torregaveta con cavi sottomarini a 30 Kv, ha 2 cavi, il 5 e 7 fuori servizio escludendo l’8 che passa per Procida. Avevamo poi sottolineato che l’azienda forse si faceva forte della stazione della Fundera di Lacco Ameno, alimentata a 150 KV da Cuma trasformata a 30KV da distribuire sull’isola. Proprio la cabina della Fundera, a causa del guasto in terraferma, come comunicato dall’azienda elettrica ha invece tradito i tecnici dell’Enel, visto che la stessa non era collegata in anello (alimentazione da più punti) come tutto il resto della rete dell’azienda, ed è rimasta al buio. La distribuzione dell’energia doveva tornare alla normalità una volta riparato il guasto in terraferma.. Ebbene giovedì scorso, nel ridare energia al cavo che da Cuma alimenta la stazione di Fundera, è successo quello che l’azienda definisce un imprevisto: è andato servizio un cavo sottomarino dei tre, che non può essere sostituito dal 4 cavo di riserva, perché anch’esso già precedentemente fuori servizio. La situazione reale a questo punto è la seguente:
La stazione di Ischia alimentata da Torregaveta ha 2 cavi a 30KV sui 4 fuori servizio.
La stazione della Fundera di Lacco, alimentata da Cuma da 4 cavi sottomarini (3 per la normale alimentazione e uno di riserva). adesso ha un cavo più quello di riserva fuori servizio, ( su quattro cavi due fuori servizio). Impossibile quindi alimentare la cabina. La nave giunta lo scorso anno per la riparazione riuscì a riparare un solo cavo su due, in conseguenza della grossa polemica ambientale e politica che si alimentò per l’eventuale inquinamento marino a causa una grossa polemica ambientale e politica per l’eventuale inquinamento marino a causa dell’olio fuoriuscto dal cavo rotto. Dunque la nave andò via senza riparare anche il cavo di riserva che eventualmente avrebbe potuto sostituire uno dei 3 di servizio. Quando giovedì scorso è stata ridata energia ai cavi che collegano l’isola alla terraferma, uno dei tre nel prendere carico è saltato. Il cavo di “ricambio” precedentemente fuori servizio non ha potuto sostituirlo, di conseguenza non è stato possibile alimentare da Cuma la cabina della Fundera che continuerà a rimane al buio. A questo punto l’azienda con la sola cabina di Ischia che alimenta l’isola a “metà potenza” è ricorsa a nuove strategie: far giungere sull’isola due grossi gruppi elettrogeni per mettere su una “mini stazione” e rafforzare la potenza sulla propria rete a monte e non più a valle, come avvenuto finora con gruppi istallati presso le cabine distributrici sparse sul territorio a 220/380 volt. Questi gruppi istallati presso la stazione di Ischia trasformeranno la corrente da 380v a 10000v, che rafforzerà la rete isolana a 10000v che alimenta le centinaia di cabine di distribuzione 220/380 v sparse sul territorio, quelle per intenderci in maggior parte al lato sud dell’isola escluse dalla rete elettrica per mancanza di potenza e alimentate dai gruppi elettrogeni.
Il problema dei cavi sottomarini
La riparazione dei cavi sottomarini prevede infatti tempi non rapidi -parliamo di mesi- e le navi attrezzate per eseguire questi lavori si contano sulle dita di una mano. Prima di tutto occorre prenotarsi e mettersi in lista d’attesa. Può darsi, considerato il caso e l’urgenza delle riparazioni, che l’azienda elettrica ricorrerà all’aiuto della protezione Civile Nazionale. Non è un caso comunque infatti che l’azienda abbia fatto sbarcare sull’isola altri gruppi elettrogeni. Va anche detto che la privatizzazione tanto “sponsorizzata” dai nostri politici quale rimedio per tutti i mali e fonte di risparmio (vedi concorrenza?) ha dato prova di non funzionare. I risultati sotto gli occhi di tutti …..
Un discorso a parte va fatto sui cavi che alimentano l’isola d’Ischia. Prima di tutto va detto che siamo fortunati a poter essere alimentati con i cavi sottomarini, in quanto e visto la potenza di energia che assorbiamo (qualcosa come 165 MW sarebbe impossibile pensare a fonti solari o a l’istallazione di gruppi elettrogeni autonomi. E la conferma l’abbiamo avuta proprio con il blackout di questa estate 2009. Se quando si rompe un cavo sottomarino si corre il rischio di inquinamento marino, e questo va detto senza nascondersi, la domanda che dobbiamo porci è: vogliamo l’energia elettrica a Ischia correndo questo rischio oppure per evitare l’eventuale inquinamento da rottura di cavo rimanere al buio? Bisogna scegliere, senza alcun tipo di intervento speculativo individuale. Il dilemma, comunque, prima o poi verrà superato dai tempi. Infatti basterà attendere che l’Enel man mano decida di sostituire la maggior parte dei cavi sottomarini ormai vetusti (specie quelli a 30KV), con cavi di ultima generazione che hanno intermamente un diverso isolante.
Intanto sull’isola sono in tanti a chiedersi il perché i mass media hanno dato poco risalto ad una notizia così importante e grave che ha visto coinvolto migliaia di utenze residenziali e non danni compresi, a differenza della vicina isola di Capri che pur avendo lo stesso problema ma un fornitore di energia privato, è stato dato ambio risalto alla notizia sul circuito nazionale.
































3 Commenti, Commenta o fai un Ping
Giuliano - Data: 18/8/2009 19:45:00 - IP: 151.56.52.xxx
Si bravo Gennaro che ce frega dei tumori che fa venire il pcb ai nostri figli. L’importante è avere la corrente!!!!
E non ci rompano i soliti ambientalisti con le storie che l’energia si può avere anche dal sole e dalla geotermia, senza alcun inquinamento, sono sicuramente tutte cavolate!!
Davide - Data: 18/8/2009 22:10:20 - IP: 79.26.7.xxx
Rendo noto dalla guida turistica del 57 ( che bella che era) che d’ allora c’ erano i primi 3 cavi (torregaveta-ischia) in 1 zona non casuale : 1 dorsale di 10-12 metri di profondita ,ergo in piena zona posidonia per esempio.
Leggo nell’ articolo di ischiablog di cavi lasciati li abbandonati guasti (cuma-fundera1992-2009),immagino cosa possa celarsi………1957-2009 ,i famosi costi di smaltimento………..
E noi paghiamo sulla nostra pelle.
ferdi - Data: 18/8/2009 22:19:26 - IP: 82.55.145.xxx
bene bene gennaro romano sei finalmente ritornato alla casa madre: l’enel
proprio dai tuoi articoli nel 1992 quando eri ancora dipendente enel parti l’iniziativa del grande affare per l’isola di una nuova stazione a 150.000 volt nel bel mezzo di lacco ameno e con i 4 cavi che bruciavano la testa a migliaia di bagnanti sotto la spiaggia della fundera
poi lasciamo stare se 2 dei 4 cavi cavi scoppiarono appena furono messi in tensione nel 2007 regalando a tanti bagnanti dell’isola e ai commensali dello squisito pesce stanziale ischitano PCB.
sulla cabina della fundera poi mica ci sono problemi! ci hanno costruito anche la palestra, tutto va bene anzi si spera che entri anche a regime al più presto per diffondere leucemie nel vicinato o liberare diossina
ma è vero su questo bisogna riflettere: cosa fare mica si possono lasciare al buio le migliaia di case abusive qualche sacrificio vale bene la centrale della fundera! il geotermico ed il solare lasciamolo agli altri ….ad ischia si mangia si beve e si fischia
e poi sei diventato un moltiplicatore di MW e si è passati da un’esigenza di 50 MW degli anni scorsi e con la previsione ENEL che Ischia assorbirà 90 MW nel 2099, adesso ti inventi che l’isola assorbe 165MW ma sai quanti sono? ed eri un tecnico ENEL quindi un esperto che spara queste baggianate è grave
perchè non ci fai luce su come funziona la rete di distribuzione dell’isola a media tensione 30/10KV e come mai l’anello isolano servizio + riserva non funziona con ben 3 stazioni? come mai non ci sono altre stazioni a barano o serrara dove si sono verificati i problemi?
ma non è che l’anello servizio e riserva a media tensione ad ischia è solo sulla carta e man mano che ci si allontana dalle stazioni a media tensione abbiamo un a diversa ridistribuzione che va immediatamente in tilt?
come mai non dici che da cuma arrivano altri 2cavi da 9 MW per completare i sistemi di servizio emergenza e ad anello a media tensione da 2 stazioni alternative? cavi che si aggiungono ai 4 ( io sapevo 3) da 18MW che ci arrivano da Torreegaveta? e quindi abbiamo già una doppia alimentazione ad anello, hai fatto il conto di quanti MW si tratta? tutto senza la stazione di lacco ameno che sai benissimo fu costruita per consumare i 60 miliardi di cavi costruiti o forse avanzati dallo stabilimento pirelli di arcofelice cavi buttati a mare e poi tutti a rincorrere compreso l’ex sindaco di lacco ameno con le candele in testa per far costruire la stazione ad alta tensione anche quelli erano tempi di black out estivi vero gennaro? ma guarda il caso…..
hai anche detto che la stazione della fundera era in servizio prima del guasto al cavo terrestre di cuma ma nessuno lo sapeva, anzi tutti sapevano che erano scoppiati 2 cavi sottomarini e gli stessi cavi non sono stati riparati perchè, caro gennaro, per sopportare quelle tensioni se non lo sai bisogna utilizzare solo PCB e quando hanno dilavato i cavi i con l’olio minerale normale e hanno cercato di rimetterli in tensione probabilmente i cavi riparati si sono rotti nuovamente altro che le baggianate che racconti sulla polemica ambientalista e politica che ha fatto scappare la nave giulio verne se fossero vere le tue affermazioni penso che dovresti notiziare la procura per informarla che i cavi sono ancora rotti quindi possono ancora disperdere PCB in mare .
quindi si capisce che l’enel non ha avuto interesse a modernizzare la rete di distribuzione a media tensione dell’isola ed adesso cerca spazio attraverso il malcontento generale di fare leva, magari anche con il ritorno di vecchi editorialisti, per poter aprire un dibattito come da te anticipato sulla necessità dell’alimentazione ad alta tensione ad ischia magari con qualche piccolo rischio magari confinato a pochi disgraziati sull’isola con più gusto se sono bambini vero?
NOTA BENETi invitiamo a rispondere a “Blackout Enel, si allungano i tempi per il ritorno alla normalità”: