Agricoltura e mafia, la rivoluzione possibile
| Pubblicato da Paolo De Gregorio |di Paolo De Gregorio Ieri in Tv ho assistito per caso ad uno spezzone di trasmissione, non ricordo nemmeno su quale canale, in cui si vedeva una lunghissima fila di trattori guidati da imprenditori agricoli in marcia verso Roma per fare arrivare alle orecchie e agli occhi del governo i problemi attuali del mondo agricolo.
Mi hanno colpito le dichiarazioni di uno di questi: ho 50 ettari coltivati e
la mia famiglia è alla fame. Seguivano poi una serie di richieste di sostegno
economico al governo per superare la crisi.
Viviamo in una epoca di grande confusione (voluta), le identità di classe
sono ormai perdute, politicanti ed intellettuali, giornalisti compresi,
complicano ad arte le cose semplici, pur di mantenere le cose come sono, anche
il tessuto sociale e il territorio stanno marcendo.
Naturalmente nessuno, né contadini, tanto meno giornalisti e politicanti, va
al cuore del problema, nessuno parla di un “libero mercato” in mano alla mafia
(valga come esempio il mercato generale di Fondi), dove i prezzi non
rispecchiano il rapporto tra domanda e offerta, ma vengono imposti agli
agricoltori che arrivano al mercato con il loro prodotto, e, per non farlo
marcire, accettano il prezzo irrisorio che viene loro offerto. Naturalmente
questa semplice operazione si svolge in uno scenario in cui qualunque protesta
o denuncia sarebbe seguita da credibili rappresaglie, visto che sono feroci
organizzazioni criminali a gestire il tutto indisturbate.
Questa è una situazione che dura dal dopoguerra e nessun politicante e nessun
partito ci ha mai messo le mani.
L’unica via di uscita può venire dal basso, è una via individuale o in
piccole cooperative, che decidono una volta per tutte di vendere direttamente
le proprie produzioni, o direttamente sul campo, o recandosi un giorno della
settimana in città.
Per prevenire, almeno spero, coloro che falsamente parleranno di astrattezza
e impossibilità di cambiare il sistema,fornisco un dato della Coldiretti/Agri
2000, dove si registra che nel 2008, rispetto al 2007, sono in crescita gli
acquisti direttamente dal produttore (+ 8%) con una stima delle vendite pari a
2,7miliardi di euro.
Vi è anche la grande positività operante dei GAS (gruppi di acquisto
solidale), che in genere sono gruppi di cittadini organizzati che vanno a fare
acquisti direttamente dai produttori, i cui recapiti possono essere chiesti
anche ad “Altroconsumo” (www.altroconsumo.it/guida superrisparmio).
Se solo lo si volesse, si potrebbe riconvertire così l’agricoltura, dal basso
con produzioni legate ai bisogni del territorio, a km zero, prodotti freschi e
biologici, venduti direttamente dai produttori in varie forme, anche da
inventare.
Vi voglio comunicare una mia personale esperienza al riguardo.
Io vivo in Sardegna da 20 anni e conosco un piccolissimo allevatore di pecore
e capre (nemmeno 100 capi), allevate su pascolo brado, naturale, con un
prodotto, il latte, di alta qualità, che vendeva per pochi spiccioli ad un
consorzio industriale che lo trasformava in pecorino.
Ad un certo punto, stanco di questa vita misera, oltre a mungere due volte al
giorno, si è messo a fare il formaggio da solo, con metodi tradizionali, e ha
trovato un turista milanese che due o tre volte l’anno arriva con un camioncino
e gli compra, pagandola profumatamente, tutta la produzione. A ciò ha aggiunto
una piccola attività di agriturismo che gestisce con la moglie e i figli
offrendo tutti prodotti del luogo, cucinati in modi tradizionali. Per farla
breve oggi ha un ottimo reddito, e si è costruito 3 stanze con bagno per
ospitare d’estate i turisti.
Con la mia esortazione, sta pensando alla autonomia energetica con pannelli
fotovoltaici.
Oggi è possibile uscire dal mercato per molti agricoltori, vendendo una parte
della terra e destinando il ricavo alla installazione di un consistente
metraggio di pannelli fotovoltaici, che attraverso il “Conto Energia” (legge
che consente di vendere l’elettricità pulita a circa tre volte il costo
normale) creano un reddito fisso che può aiutare a cambiare indirizzo
produttivo e distributivo.
Il futuro deve essere quello della autosufficienza energetica ed alimentare
della nostra Italia, fuori dalla globalizzazione, con prodotti freschi e
biologici a km zero, niente profitti per le mafie e i commercianti, con la
vendita diretta, o come il signor Repetti (www.campodeifrutti.it) che a
Piacenza fa cogliere direttamente ai consumatori i frutti del suo campo.




























3 Commenti, Commenta o fai un Ping
Tizio - Data: 17/11/2009 06:57:16 - IP: 79.43.151.xxx
La realtà contadina dell’isola d’Ischia è stata completamente abbandonata per il Dio denaro proveniente dal turismo. Il facile guadagno promesso dal turismo ha contribuito all’abbandono dei terreni sulle verdi colline dell’isola. Ora gli operatori turistici si lamentano perchè il territorio è abbandonato, quando nelle loro attività ill produttore locale è maltrattato e costretto ad abbandonare la coltivazione che in territori come il nostro viene definita “eroica”. Se non vi è una conversione morale che consenta di riprendere un economia locale agricola che salvaguardi anche il territorio presto i danni saranno anche maggiori. Ma tanto si sà molti pensano solo a “spremere il limone” e non pensano al futuro dei propri figli sull’isola.
Fabio - Data: 17/11/2009 14:30:43 - IP: 24.47.109.xxx
Si e voluto cosruire supermercati al posto dei vignietti, i parcheggi al posto dei limonetti e le casa invece al posto dove per anni si piantato pomodori e patate.
birba - Data: 17/11/2009 21:39:06 - IP: 79.42.2.xxx
ho sentito in tv che nelle regioni del nord,dove ci sono seri problemi di frane,le amministrazioni locali hanno provveduto ad assegnare,nn so bene a che titolo,dei”pezzi”di montagna a cittadini che provvedono a pulirli,coltivarli,sistemarne i limiti con muretti o terrazzamenti in cambio dell’utilizzo dei prodotti che ne ricavano(legna,frutti,ecc).dicevano che hanno capito che se si cura quello che sta piu’ su,stara’ al sicuro anche quello che c’è giu’ a valle.saggezza semplice e forse per questo poco adatta a noi che cerchiamo,attraverso consulenze milionarie,di spostare sempre piu’ lontano il problema.perche’ i nostri amministratori nn vanno ad imparare un po’ da queste realta’?
NOTA BENETi invitiamo a rispondere a “Agricoltura e mafia, la rivoluzione possibile”: