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Abusivismo edilizio: i rimedi possibili

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

Un cancro del territorio che le sole demolizioni non riusciranno a sconfiggere. Da la Repubblica, 5 febbraio 2010 (di Cosenza Giancarlo)
La vicenda degli abusi edilizi e delle prime demolizioni a Ischia e Procida, è un avvenimento che rientra nella degenerazione economica, paesistica e culturale del golfo di Napoli e dei Campi Flegrei, avvenuta negli ultimi decenni. L’antica struttura sociale ha subito una devastazione tale da deformare le stesse risorse eccezionali preesistenti. Le leggi, seppure farraginose, esistono: l’opera abusiva entra direttamente nel patrimonio del Comune. Mai si è applicata la norma. Inoltre i Comuni isolani hanno eluso gli strumenti urbanistici, continuato a gestire caso per caso la solaedilizia, rifiutando tutele e sviluppo del proprio territorio. Ischia e Procida, in conseguenza dell’illecito, hanno perduto il turismo còlto richiamato dall’interesse per le popolazioni locali e dall’emozione di essere in un ambiente naturale di forte richiamo.

Per anni vi sono stati procedimenti giudiziari solo a consuntivo dell’abuso edilizio, con una precisa responsabilità condivisa: committente; progettista; appaltatore, uffici comunali competenti; commissioni ediliziae beni ambientali; amministratori a conoscenza delle operazioni di cantiere in isole tutelate.
Lo stesso Tar, intervenuto con la consuetudine di sospendere la demolizione dell’iniziale costruzione, ne consente di fatto il completamento. I controlli affidati alle amministrazioni comunali e agli organi periferici dello Stato, se sono stati affrontati, lo sono stati con assoluta superficialità. Eppure il controllo per le isole risulta semplice potendo i materiali di costruzione essere verificati, in luoghi di estesa inedificabilità, all’imbarco in terraferma e allo sbarco sull’isola.

Qui la politica è stata consenziente in modo esplicito; un abuso passa, ma migliaia documentati negli stessi condoni del privato mettono gli amministratori di fronte a una evidente correità. E quando hanno inizio alcune demolizioni il paradosso è l’equivoca dichiarazione dei sindaci, che minacciano le dimissioni. Loro, amministratori responsabili del silenzio utile alla propria gestione, al proprio potere politico. E manca da parte dei cittadini la resistenza alla perdita della propria memoria e della propria storia. Ma esiste una prospettiva da valutare con responsabilità: procedere nell’aggiornare in modo unitario il piano territoriale paesistico e il piano regolatore comunale e da qui affrontare un processo di riequilibrio dell’ambiente, oggi alterato in profondità, per recuperare un tessuto isolano inserito in un sistema urbanistico e architettonico qualitativo. Ma soprattutto deve imporsi un cambiamento nel modo di pensare dei cittadini. Serve coerenza. Solo se cambia la cultura politica anche negli organismi amministrativi ha oggi un senso la demolizione di alcuni alloggi.

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