Racconti ischitani – Ragazzo di strada 2
| Pubblicato da Massimiliano Iacono |RAGAZZO DI STRADA Un racconto di Angela Colella (Cap. 1-2-3-4)
Capitolo 1
Alessio schiacciò il pedale del freno. Sentì le gomme incollarsi all’asfalto. La cintura di sicurezza lo trattenne con forza allo schienale. Tolse gli occhiali da sole con un gesto irritato. Guardò davanti a sè. Il ragazzo se ne stava immobile, al centro della carreggiata. Sfoggiava un sorriso di sfida.
- Sei impazzito…? – urlò l’automobilista scendendo dall’abitacolo – Hai deciso di suicidarti…? -
- Volevo vedere se riuscivi a frenare in tempo… – rispose Alessandro.
- Vuoi vedere che ti allungo due ceffoni…? – esclamò l’ingegnere.
- Ho perso l’autobus… – continuò Alessandro raccogliendo lo zaino dal ciglio del marciapiede – Devo essere a scuola tra venti minuti. – Alessio salì in macchina sbattendo la portiera. Girò la chiave nel quadro.
- Mi dai un passaggio…? – insistè il ragazzo avvicinandosi alla berlina scura.
- No… – rispose l’uomo rimettendosi gli occhiali – arrangiati… – La vettura ripartì accelerata. Alessio guardò nello specchietto retrovisore. Alessandro era di spalle. Stava facendo l’autostop.
- Cos’è successo…? – chiese Silvia andandogli incontro.
- Perchè…? – rispose l’ingegnere.
- Sembra che tu abbia appena ingoiato un rospo… – precisò la donna. Alessio entrò nello studio. Poggiò la borsa sulla scrivania.
- Ordino il caffè…? – aggiunse Silvia guardandolo con la coda dell’occhio.
- Buona idea… – rispose lui estraendo il computer portatile dalla custodia. La segretaria uscì dalla stanza. Alessio le osservò il sedere. Aveva indossato un abito attillato. Le forme apparentemente perfette tradivano una scarsa tonicità dei tessuti.
- Quanto zucchero…? – chiese la donna.
- Amaro… – rispose lui – oggi lo preferisco amaro… – La donna gli allungò la tazzina. Raggiunse la sua scrivania. Infilò gli occhiali da vista. Accese il computer. Un cliente entrò preceduto da un collaboratore dello studio tecnico. Era Michele. Aveva un’espressione preoccupata.
- Dobbiamo modificare quel progetto… – disse mettendosi a sedere. Poggiò il palmo della mano sul vetro della scrivania. Sembrava volesse stamparne l’impronta.
- A cosa ti riferisci…? – chiese Alessio rivolgendogli lo sguardo.
- Il progetto della villa di Zaro… – rispose Michele – ha bisogno di alcune modiche urgenti. Non posso procedere con i lavori. -
- Dobbiamo fare un sopralluogo… – aggiunse l’ingegnere.
- Quando…? – replicò l’uomo.
- Domani… – precisò l’ingegnere – Mi accompagni…? -
Alessio imboccò la curva a gomito. Sul rettilineo la strada era libera. Guardò davanti a sè. C’era qualcuno sulla fermata dell’autobus. Decelerò fermandosi a pochi metri dal ragazzo. Alessandro lo riconobbe. Raccolse lo zaino. Gli corse incontro.
- Ciao… – disse il ragazzo.
- Ciao… – rispose l’ingegnere – vuoi un passaggio…? – Il giovane salì a bordo. Sedette accanto all’autista. Poggiò lo zaino sul sedile posteriore. Allacciò la cintura di sicurezza.
- Io sono Alessio… – disse l’uomo.
- Alessandro… – rispose il ragazzo.
- Dove sei diretto…? – continuò Alessio.
- A scuola… – aggiunse lui – conosci l’istituto Alberghiero di Ischia…? -
- Si, ti accompagno…-
- Grazie, sei gentile… -
- Ieri mattina sei arrivato in ritardo…? -
- No, appena in tempo… – rispose il giovane – mi dispiace di averti spaventato. -
- Non importa… – aggiunse l’uomo rivolgendogli lo sguardo. Alessandro aveva una corporatura esile, la pelle chiara. I capelli castani e ondulati scendevano all’altezza della nuca.
- Quanti anni hai…? – chiese l’ingegnere.
- Sedici… – rispose il ragazzo abbassando il finestrino. Alessio notò che stava guardando fuori. Uno sguardo dolce sprigionava dai grandi occhi verdi.
- Abiti da queste parti…? – insistè l’uomo.
- Posso darti il numero del mio telefonino… – rispose Alessandro.
- Perchè…? – chiese Alessio.
- Se vuoi ci possiamo incontrare… -
- Ti capita spesso di dare il tuo numero di cellulare agli sconosciuti…? – aggiunse l’ingegnere.
- No, non spesso… – rispose il ragazzo – mi faccio guidare dall’istinto… -
- E di me…? – disse Alessio – cosa dice il tuo istinto…? -
- Che fai un lavoro intellettuale… – spiegò Alessandro – ed anche piuttosto redditizio… -
- Sul serio…? – l’uomo scoppiò a ridere – E da cosa si capisce…? -
- Dalle tue mani… – osservò il giovane.
- Dalle mie mani…? Perchè…? Cos’hanno le mie mani…? -
- Sono lisce, levigate… – Alessandro gli rivolse lo sguardo – non hai neppure un’unghia scalfita. E poi…questa macchina. E’ l’ultimo modello della sua categoria. Deve costare moltissimo… – Alessio sorrise. Non distolse lo sguardo dalla strada. Rimase in silenzio. Accelerò per un sorpasso. Fu in quel momento che Alessandro gli sfilò con garbo il cellulare dal taschino della giacca. Compose il prorpio numero. Lo salvò in rubrica. Ripose il telefonino.
- Mi trovi nel tardo pomeriggio… – precisò il ragazzo. L’ingegnere si fermò davanti al cancello della scuola. Alessandro scese rapidamente. Accennò un saluto. Si sistemò lo zaino. Raggiunse un drappello di studenti poco distante. Il telefonino cominciò a squillare.
- Pronto… – disse l’uomo senza guardare il numero.
- Dove sei…? – chiese Michele.
- Ti raggiungo tra dieci minuti… – assicurò l’ingegnere.
- Sbrigati… – protestò l’impresario – E’ venuto il proprietario della villa. Vuole incontrarti prima di pranzo. -
- Ok…ok… arrivo… – disse Alessio interrompendo la conversazione. La villa panoramica si trovava sul belvedere di Zaro a Forio. L’ingegnere entrò dal cancello principale. Il custode gli venne incontro. Michele li attendeva nel salone. Stava parlando con il dr. Mario.
- Scusate il ritardo… – disse Alessio avvicinandosi ai due uomini.
- Come stai…? – chiese il padrone di casa in tono confidenziale.
- Bene…bene… – rispose poggiando la borsa sul tavolo – Michele mi ha parlato di alcune modifiche al progetto di ristrutturazione della villa. -
- Andiamo fuori… – continuò il dr. Mario – Ti spiego le mie necessità . – I tre amici raggiunsero il giardino. Le foglie morte avevano formato uno strato viscido al suolo dopo le recenti piogge.
- Che cos’hai…? – chiese Michele sottovoce.
- Perchè…? – replicò Alessio.
- Sei strano… – rispose l’uomo – Sembri assente. A cosa pensi…? -
- Niente, niente… – ripetè l’ingegnere – questa notte non ho dormito. Sono stanco.
Capitolo 2
Silvia sistemò il fascicolo sullo scaffale. Spense il computer. Diede un sguardo al suo capo. Alessio stava fumando.
- Se vuoi possiamo pranzare insieme… – disse la donna.
- No, ho un impegno… – rispose l’uomo schiacciando la cicca nel posacenere.
- Questo pomeriggio arriverò in ufficio con un’ora di ritardo… – continuò lei rivolgendogli lo sguardo.
- Fai pure con comodo… – aggiunse l’ingegnere – Oggi è una giornata tranquilla.- Alessio indossò il soprabito. Salutò i collaboratori con un gesto distratto della mano. Uscì di corsa dallo studio. Raggiunse la macchina. Salì a bordo. Infilò le chiavi nel quadro. Guardò l’orologio. Mancavano pochi minuti alla fine delle lezioni. Si avviò in direzione dell’istituto Alberghiero. Il traffico era scorrevole. Notò i motorini in sosta sulle apposite strisce bianche appena riverniciate. Si fermò davanti al cancello principale dell’istituto. Abbassò il finestrino. Estrasse una sigaretta dal pacchetto. Era l’ultima. Finalmente sentì il suono della campanella. Spense il motore. Scese dalla macchina. Si diresse verso il tabaccaio di fronte. Gli studenti cominciavano a riversarsi in strada. Erano allegri, chiassosi. Alessio esitò qualche istante prima di entrare nel negozio. All’interno del locale diede un’occhiata alle marche dei tabacchi. Decise di provare un nuovo tipo di sigarette. Pagò con una banconota di piccolo taglio. Uscì all’esterno. Si diresse verso l’automobile. C’era un via vai scomposto di ciclomotori. I centauri erano ansiosi di allontanarsi. Alcuni studenti sostavano sulla fermata dell’autobus. Parlavano tra loro a piccoli gruppi.
Alessio rivolse lo sguardo macchina. C’era un giovane appoggiato alla portiera. Aveva lo zaino in spalle, le braccia incrociate. Sembrava attendere pazientemente qualcuno. Si avvicinò. Lo riconobbe. Era Alessandro. L’uomo infilò istintivamente gli occhiali scuri.
- Ciao… – disse Alessandro sorridendo.
- Ciao… – rispose l’ingegnere ricambiando il sorriso.
- Che fai…? – continuò l’uomo.
- Ti stavo aspettando… – aggiunse il ragazzo.
- Aspettavi me…? Perchè…? -
- Ho fame… – disse Alessandro – Mi offri il pranzo…? -
- Tua madre non è una buona cuoca…? – ripetè Alessio in tono scherzoso.
- Oggi mia madre fa il turno pomeridiano in ospedale… – spiegò lo studente.
- E tuo padre…? – incalzò l’uomo.
- Non lo conosco… – esclamò il giovane.
- Che significa…? Non lo conosci…? -
- No, sono un figlio di puttana… – rispose Alessandro – Allora…? Me lo offri il pranzo…? Si o no…? -
- Sali in macchina… – disse l’uomo aprendo la portiera con il telecomando. Accese lo stereo. Abbassò il finestrino. Si avviò in direzione di Ischia Ponte.
- Tutto ok…? – continuò l’autista.
- Si, oggi non ho avuto nessuna nota… -
Alessio parcheggiò sulla piazzola antistante il Castello Aragonese.
- Vieni… – disse l’uomo – Conosco un locale dove si mangia bene. – Alessandro era molto alto. Aveva i lineamenti dolci, delicati, quasi femminei. Si fermò qualche istante sul pontile. Aveva lo sguardo rivolto alle barche dei pescatori.
- A cosa pensi…? – chiese Alessio.
- Vorrei andare a pescare… – rispose il ragazzo.
- Ho un amico pescatore… – continuò l’ingegnere – Gli chiederò di accompagnarci in una battuta di pesca… -
- Sul serio…? – esclamò il giovane – Quando andiamo…? Sabato prossimo…? Il sabato non studio… -
- E gli altri giorni…? -
- Gli altri giorni cosa…? -
- Studi gli altri giorni della settimana…? -
- Certo che studio… – protestò con espressione infastidita.
Entrarono nel ristorante. Il locale era quasi vuoto. Gli unici due tavoli occupati si trovavano in fondo alla sala.
- Vieni… – disse Alessio – Sediamoci qui… – Il cameriere li raggiunse con i menu. Era un uomo anziano, piccolo, rotondo. Aveva le guance rosse e paffute. I capelli neri erano tinti. Le scarpe mostravano un piede sproporzionato rispetto alla sua altezza.
- Salve Gesualdo… – salutò l’ingegnere – come va…? -
- Tutto bene dottore… – rispose – se non avessi questi maledetti reumatismi sarei la persona più felice del mondo. -
- Devi riuscire ad ignorarli… – osservò l’uomo.
- Ho provato anche questo… – disse Gesualdo – Forse non mi sono impegnato abbastanza. – Scambiarono ancora poche battute. L’inserviente prese le ordinazioni. Si allontanò in direzione della cucina.
- Gesualdo…? – ripetè Alessandro sottovoce – Che razza di nome è…? Gesualdo…- Alessio rimase in silenzio. Diede un’occhiata all’esterno del ristorante. C’era poca gente per strada. Il ragazzo si piegò per raccogliere qualcosa dal pavimento.
- Che cos’è…? – chiese mostrando un biglietto da visita.
- Dev’essere caduto a qualcuno… – rispose l’ingegnere. Lo studente poggiò il bigliettino sul tavolo. Intanto l’uomo gli rivolse lo sguardo. Allungò la mano sulla tovaglia. Prese a massaggiare il coltello con il polpastrello del dito medio. Alessandro infilò la cannuccia nella lattina di coca-cola. Bevve qualche sorso.
- Vuoi assaggiare…? – propose il ragazzo.
- Non mi piace la coca-cola… – rispose lui – Preferisco il vino.
Capitolo 3
Il cantiere era in fermento. Gli operai lavoravano sull’impalcatura. Michele sbraitava con l’autista di un grosso camion. Un sollevatore stava spostando un masso di tufo verde. Il sole di ottobre era ancora caldo. Alessio si affacciò sulla terrazza panoramica. La baia di San Francesco pareva godersi una tranquilla mattina di fine estate. C’erano gli ombrelloni chiusi. Sulle sdraio alcuni bagnanti oziavano pigramente. L’ingegnere raggiunse i mezzi meccanici. Chiamò il capo cantiere ad alta voce. L’uomo gli fece cenno di aspettare. Aveva gli occhi fuori dalle orbite. Gridava delle frasi incomprensibili. Finalmente lo vide venirgli incontro a passo spedito.
- Ancora dieci anni di questo lavoro e mi trasferisco ai Caraibi… – esclamò Michele.
- Entriamo in casa…? – continuò il capo cantiere – Qui c’è troppo rumore. -Alessio lo seguì verso l’ingresso principale. La porta era socchiusa. Nel salone la luce filtrava discreta dalle tende di velluto scuro.
- Sediamoci qui… – indicò Michele. Sul tavolino basso il posacenere era pieno di cicche. L’odore del tabacco impregnava l’aria.
- Oggi non è venuta la donna delle pulizie…? – chiese l’ingegnere.
- Rilassati… – rispose l’amico – Vuoi bere qualcosa…? – Alessio scosse il capo negativamente. Aprì la borsa di pelle nera. Ne estrasse alcuni documenti. La piantina della villa era stata disegnata ad arte. Guardò in direzione dell’amico. Michele reggeva tra le mani un bicchiere con del liquido rosso brillante. Bevve qualche sorso.
- Che cos’hai…? – incalzò il capo cantiere.
- Perchè…? – aggiunse Alessio.
- Ti vedo strano… – spiegò l’uomo.
- Strano…? Cosa vedi di strano…? -
- Hai un’espressione stralunata. Sembri una femmina con le mestruazioni. – Alessio sorrise. Provò ad ordinare le carte sul tavolo.
- Lascia stare… – aggiunse Michele continuando a sorseggiare il suo drink – Parliamo di lavoro. -
- Ho conosciuto un ragazzo… – spiegò l’ingegnere. Michele ebbe un primo colpo di tosse stizzosa. Ne seguirono altri a ripetizione. Alessio sollevò il capo. Gli rivolse una rapida occhiata. Il viso dell’uomo era diventato paonazzo. Sembrava stesse soffocando. Si alzò in piedi. Provò a scuoterlo comprimendo il palmo della mano contro la schiena. Michele tirò un lungo respiro. La tosse cominciò a placarsi. Sedette per riprendere fiato.
- Cos’hai detto…? – disse finalmente con un filo di voce.
- Ho conosciuto un ragazzo… – ripetè Alessio.
- Un ragazzo…? E…chi è…? -
- Si chiama Alessandro… -
- Alessandro… E… quanti anni ha…? – Alessio non riuscì a trattenere un sorriso. Michele aveva appoggiato i gomiti sulle ginocchia. Si era allungato con la testa verso di lui. Aveva gli occhi spalancati. La forma sporgente sembrava ancora più accentuata in quel buffo atteggiamento.
- In questo momento somigli ad una rana… – osservò l’ingegnere – Potresti saltare da un momento all’altro. -
- Ti ho chiesto quanti anni ha…? – incalzò l’amico.
- Sedici… – rispose Alessio.
- Sedici…? – ripetè Michele.
- Hai ragione… – aggiunse l’amico – E’ meglio parlare di lavoro. -
- Tu…tu…tu… – il capo cantiere si era raddrizzato sulla schiena. Lo guardava puntandogli l’indice destro.
- Dimmi. Ti ascolto… – disse l’ingegnere.
- Tu… – continuò Michele – sei la persona più intelligente ed irrazionale ch’io abbia mai conosciuto… -
- Stai tranquillo. La situazione è sotto controllo… -
- Hai intenzione di rovinarti la reputazione…? – urlò Michele infuriato – Sei all’inizio di una brillante carriera. -
- Rilassati… – disse Alessio sedendo accanto a lui – Non è successo nulla. Alessandro è un mio amico. Tutto qui… – L’uomo raccolse le carte dal tavolo. Si alzò in piedi avviandosi verso l’esterno.
- Non ho più bisogno di te… – disse trattenendosi un attimo – Devo lavorare. Ci vediamo domani. – Alessio attese qualche minuto seduto accanto al tavolino basso. Richiuse la borsa. Uscì. Raggiunse la macchina. Si diresse verso Ischia Porto. Aveva un appuntamento in ufficio. Guardò il cellulare. La segretaria gli aveva inviato un messaggio. La sala d’attesa era affollata. Alessio entrò nel suo ufficio. Silvia gli venne incontro. Aveva un’espressione preoccupata.
- Non sapevo cos’altro inventarmi… – disse la segretaria.
- Cos’è successo…? – chiese l’ingegnere.
- I clienti sono impazienti… – rispose lei – E c’è una persona che telefona continuamente. – Alessio sedette dietro la scrivania. Spense il cellulare. Ordinò di fare entrare il primo cliente. Guardò in direzione della porta. Un uomo alto e robusto fece il suo ingresso sulla soglia seguito dall’assistente di studio.
Il pomeriggio trascorse velocemente. Silvia uscì dall’ufficio. Rientrò con il vassoio del caffè. L’ingegnere tolse gli occhiali. Li poggiò sulla scrivania. Sentiva un fastidioso dolore alla schiena.
- Chiama gli altri… – disse alla segretaria. Si alzò in piedi. Spalancò la finestra. Era quasi buio. L’aria fresca della sera profumava di gelsomino. Bevvero il caffè tutti insieme.
- Mi dai un passaggio…? – chiese Silvia – Sono rimasta senza macchina. -
- Come mai…? – chiese Alessio.
- E’ dal meccanico… – rispose la donna – Ha un problema al carburatore. – Silvia aveva ventotto anni. Era alta, mora, longilinea. Le piaceva indossare abiti attillati.
- Devo passare da un cliente… – aggiunse l’ingegnere.
- Non ho fretta… – precisò lei. Si avviarono in direzione di Ischia Ponte. La donna gli chiese informazioni sui suoi ultimi acquisti musicali. Alessio svoltò all’incrocio di piazza degli Eroi. Diede un’occhiata ai motorini in sosta fuori al bar Calise. Fu in quel momento che vide Alessandro. Stava seduto sulla sella del ciclomotore. Discuteva con alcuni coetanei. Il gruppo sembrava molto affiatato.
- Devo comprare le sigarette… – disse Alessio parcheggiando l’auto accanto ad un chiosco di riviste – Aspettami. Arrivo subito. – Silvia accese lo stereo. Abbassò il finestrino. Sorrise sistemandosi i capelli. L’uomo attraversò la strada. Si avvicinò con aria distratta al gruppo di adolescenti. Alessandro lo chiamò ad alta voce. Si staccò dagli amici raggiungendolo a passo spedito.
- Vieni con me… – disse Alessio – Ti offro qualcosa al bar. – Il giovane lo seguì. Entrarono all’interno del locale.
- Cosa prendi…? – chiese l’ingegnere.
- Una coca-cola… – rispose Alessandro.
- Tutto ok…? – continuò l’uomo avviandosi alla cassa per fare lo scontrino.
- Si, più o meno… – aggiunse lo studente.
- Più…o meno…? – incalzò Alessio.
- Mi puoi prestare cinquanta euro…? – chiese Alessandro. L’ingegnere prese il portafoglio. Estrasse la banconota. Gliela diede.
- Grazie…grazie… – disse il giovane prendendo il denaro – se vuoi possiamo vederci più tardi. -
- Sono i tuoi amici… – replicò l’uomo – quelli con cui stavi parlando…? -
- Si, sono della comitiva… – spiegò il ragazzo.
- Cosa fate stasera…? -
- Andiamo al pub… – disse Alessandro guardandosi intorno. Sembrava stesse cercando qualcuno. Consumarono al banco. C’era poca gente all’interno del locale. Uscirono dal bar. Alessio diede un’occhiata al cellulare. C’era un messaggio vocale sulla segreteria.
- Buon divertimento… – aggiunse Alessio salutandolo.
- Mi chiami più tardi…? – chiese lo studente.
- No, chiamami tu… – rispose l’uomo – Questa sera ho un impegno. – Alessio raggiunse la macchina. Silvia era scesa dall’abitacolo. Stava guardando le riviste esposte nella bacheca dell’edicola.
- Qualcosa d’interessante…? – chiese l’ingegnere.
- No, andiamo… – rispose lei risalendo in auto.
Capitolo 4
Alessio sedette sul bordo del letto. Infilò i piedi nelle ciabatte. Guardò l’orologio sul comodino. Le lancette segnavano le 2,30. Si voltò. Silvia dormiva. Era girata di spalle. Si alzò in piedi. Raggiunse la porta. Girò la maniglia con cautela. Il cellulare cominciò a squillare. Il suono proveniva dalla cucina.
- Pronto… – disse senza guardare il numero.
- Hai dimenticato l’appuntamento di questa mattina… – esclamò Michele in tono seccato.
- Che ore sono…? – chiese Alessio.
- Sono esattamente… – rispose l’uomo facendo una breve pausa – le ore nove, dieci minuti e diciassette secondi. -
- Arrivo tra circa mezzora… – continuò il giovane.
- Troppo tardi… – replicò il capo cantiere interrompendo la comunicazione. Alessio cominciò a caricare l’espresso. Aveva voglia di bere un caffé.
- Buona idea… – disse Silvia raggiungendolo di spalle. Gli allungò le braccia attorno alla vita comprimendo la guancia contro la sua schiena.
- Dormivi… – aggiunse l’uomo – Ho pensato di non disturbarti. -
- Tu non disturbi mai… – rispose lei.
- Ho un appuntamento… – spiegò Alessio – Ci vediamo più tardi allo studio. – L’amica rimase in silenzio. Incollata alla schiena di lui pareva non riuscire a staccarsi.
- Se vuoi puoi usare lo scooter… – disse Alessio – Io prendo la macchina. – Silvia sorseggiò il caffé seduta accanto al tavolo. Aveva lo sguardo perso nel vuoto.
- A cosa pensi…? – chiese lui.
- A noi due… – rispose la donna rivolgendogli lo sguardo.
- E cosa immagini…? – continuò l’ingegnere.
- E tu…? – dibatté lei – Cosa immagini…? – L’amico sorrise. Bevve un sorso di caffé dalla tazzina di porcellana.
- Immagino… – rispose – uno studio affollato, due computer, tanti clienti impazienti ed un mucchio di carte piene d’inchiostro colorato. – Silvia si alzò in piedi. Poggiò la tazzina vuota nel lavello.
- Devo sbrigarmi… – disse – Farò tardi… -
- Hai ragione… – esclamò Alessio – Anch’io sono in ritardo. -
C’era una lunga fila di auto incolonnate nei pressi del bar Topless di Casamicciola Terme. Alessio si accodò. Diede un’occhiata all’orologio. Prese il cellulare. Compose il numero del collaboratore.
- Hai sentito Michele oggi…? – chiese l’ingegnere.
- No, non è venuto… – rispose Marcello.
- Se chiama… – continuò – fallo venire allo studio verso le 12. -
- Ok. ok… c’ è altro…? -
- No, ci vediamo più tardi… – Alessio ripose il telefonino nella giacca. Fu in quel momento che sentì bussare sul finestrino laterale. Si voltò. Era Alessandro. Abbassò il vetro.
- Che ci fai qui…? – chiese piegandosi verso il ragazzo.
- Abbiamo fatto sciopero a scuola… – rispose lui.
- Sciopero…? – ripeté l’uomo – Che sciopero…? -
- Non lo so… – continuò lo studente – Non ho chiesto. Mi dai un passaggio…? -
- Sali… – disse Alessio – Dove ti accompagno…? -
- I miei amici sono andati al campo di calcetto… – spiegò Alessandro.
- Perchè non li hai seguiti…? -
- Mi annoio… – esclamò il ragazzo. Alessio si avviò in direzione di Ischia Porto. Superò una curva. All’improvviso schiacciò il pedale del freno con tutta la forza di cui era capace. Sentì le gomme incollarsi all’asfalto. La spinta in avanti fu inevitabile. Le cinture di sicurezza li salvarono dall’impatto contro il parabrezza. La berlina si fermò a pochi centimetri dal muso di un grosso cane che stava attraversando la strada. L’animale rimase per qualche istante immobile. Poi scappò via terrorizzato.
- Non l’hai visto…? – urlò Alessandro.
- No, non l’ho visto… – gridò l’ingegnere .
- Come hai fatto a non vederlo…? – incalzò lo studente.
- Stavo guardando te… – continuò l’uomo.
continua…




























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Racconti ischitani - Ragazzo di strada - dic 3rd, 2007
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