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Racconti ischitani – Ragazzo di strada

| Pubblicato da Massimiliano Iacono |

RAGAZZO DI STRADA Un racconto di Angela Colella (Cap. 5-6)
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Capitolo 5
-Accosta… – disse Alessandro indicando il cancello della pineta – Scendo qui.
- Potresti anche dire: per favore… – osservò Alessio.
- Per favore… – ripetè il ragazzo sistemandosi lo zaino in spalle.
- Ci vediamo stasera…? – chiese lo studente. L’uomo rimase in silenzio.

- Chiamo io… – aggiunse Alessandro scendendo dalla macchina – Ho il tuo numero. – L’ingegnere lo seguì con lo sguardo. Il ragazzo entrò all’interno del cancello spalancato. Si allontanò di spalle lungo il viale alberato. Alessio attese qualche istante prima di proseguire. Accese lo stereo. Abbassò il volume. Non riusciva a concentrarsi sul lavoro. I pensieri si sovrapponevano sconnessi. Vagavano nella mente come sospesi in un ambiente ovattato. Nessun filo logico li teneva uniti. Provò una sensazione di piacevole inerzia mentale. Un vigile urbano faticava a dirigere il traffico. Alessio gli rivolse un’occhiata distratta. Aveva un aspetto goffo nella sua divisa invernale troppo piccola. Si fermò sullo stop per dare la precedenza. Una foglia ingiallita planò lievemente sul parabrezza. La guardò intenerito. Le venature formavano un complesso reticolo. Azionò il tergicristalli. Le spazzole la spinsero via lateralmente. Il cellulare cominciò a squillare. Guardò il numero. Era uno dei suoi collaboratori.
- Che c’è…? – chiese Alessio.
- Silvia ha avuto un malore… – rispose il giovane – Marco la sta accompagnando in ospedale.-
- Che malore…? – ripetè l’ingegnere.
- Non lo so… – continuò lui – E’ svenuta. Poi si è un po’ ripresa. -
- Sto arrivando… – disse Alessio – Michele ha chiamato…? -
- No, non l’ho sentito…- L’uomo accelerò in direzione di via Michele Mazzella. Parcheggiò nella piazzola di sosta. Scese dalla macchina. Percorse a piedi i pochi metri che lo separavano dallo studio. Una donna di mezza età gli venne incontro sulla soglia. Aveva un aspetto gradevole.
- Buon giorno ingegnere… – disse lei – sono l’assistente del dr. Maurizio. Posso disturbarla? Avrei una certa premura… -
- Prego… – rispose Alessio precedendola all’interno del suo ufficio. Il collaboratore lo incrociò con lo sguardo. Aveva un’espressione interrogativa sul viso.
- Cercami la pratica di Maurizio… – disse accendendo il computer. Il giovane uscì chiudendo la porta alle sue spalle.

Michele si trattenne più del previsto. Sembrava affaticato. Aveva un colore cereo.
- Sei sicuro di sentirti bene…? – chiese Alessio.
- Si, sono solo un po’ stanco… – rispose l’amico.
- Se fossi in te mi farei una tac… – aggiunse l’ingegnere sorridendo.
- Perchè dovrei farmi una tac…? – ripetè Michele.
- Potresti avere un cancro… – spiegò Alessio.
- Un cancro dici…? – incalzò il capo cantiere.
- Si, un cancro… – disse l’uomo – Magari ai polmoni…tu fumi…?-
- Solo tre pacchetti al giorno… – Michele gli lanciò un’occhiataccia – e non corro nessun rischio. – Alessio prese una bottiglia di coca-cola dal frigorifero. Riempì due bicchieri porgendone uno all’amico.
- Sei sicuro che non corri nessun rischio…? – insistè l’ingegnere.
- Sicurissimo… – precisò lui – conosco un antidoto molto efficace. -
- E qual’è …? Lo riveleresti ad un amico…? – interruppe l’uomo.
- Ma certo… – esclamò Michele – devi scoparti due femmine diverse al giorno. – Alessio scoppiò a ridere. Poggiò il bicchiere semivuoto sulla scrivania.
- No, è troppo faticoso… – rispose – Non ci sarebbe qualcosa di più comodo…? – Fu in quel momento che Silvia entrò nell’ufficio.
- Cara, come stai…? – chiese l’ingegnere andandole incontro sulla soglia.
- Bene, bene… – rispose lei – ho avuto un calo di pressione. -
- Vuoi prenderti qualche giorno di riposo…? – continuò Alessio.
- No, domani sarò in ufficio regolarmente… – rispose la donna – Hai impegni per il pranzo? Vorrei parlarti. – Alessio le rivolse uno sguardo indagatore.
- E’ una cosa urgente…? – chiese lui.
- No, è solo che… – si fermò a cercare le parole – Vorrei pranzare con te. E’ possibile…? – Michele si alzò in piedi. Raccolse le sue carte dalla scrivania. Indossò il soprabito.
- Ricorda quello che ti ho detto… – disse il capo cantiere dandogli una pacca sulla spalla – E’ una buona soluzione. – L’ingegnere lo seguì con lo sguardo mentre usciva dallo studio.
- Di cosa stavate parlando…? – intervenne la donna.
- Niente, niente, mi stava illustrando una sua teoria… – rispose Alessio spegnendo il computer. Silvia estrasse uno specchietto dalla borsa. Diede un’occhiata al trucco.
- Andiamo… – disse l’uomo – Ho fame. -

Silvia cominciò a tagliare la mozzarella a fettine sottili. I pomodori erano freschi, il basilico profumato. Alessio aveva ordinato un risotto alla pescatora. Il cameriere aprì la bottiglia di vino bianco.
- Di cosa volevi parlarmi…? – chiese Alessio.
- Sto cercando un altro lavoro… – rispose lei. L’ingegnere le rivolse lo sguardo. Non riuscì a trattenere un’espressione sorpresa.
- Perchè…? Non ti piace lavorare per me…? – continuò l’uomo.
- Si, mi piace molto… – aggiunse lei – Il fatto è che… -
- Se vuoi un aumento dello stipendio ne possiamo parlare… – interruppe Alessio.
- No, no, non è questo… – precisò l’amica.
- Scusami, non capisco… -
- Io ti amo Alessio… – disse Silvia allungando il braccio sul tavolo.
- Anch’io ti amo… – ripetè lui stringendole la mano.
- No, non credo… – osservò la donna – Tu sei gentile, premuroso. Ma…non mi ami. Si vede. Una donna lo capisce subito. -
- Davvero…? – chiese Alessio – E da cosa si capisce…? -
- Te l’ho detto… – Silvia ritrasse la mano con un gesto rapido e nervoso – Sei dolce, gentile, disponibile. Sei un buon amico. Ma…non mi ami. -
- D’accordo, d’accordo… – disse l’ingegnere bevendo un sorso di vino – Puoi anche pensare che non ti amo. E allora…?Cosa t’impedisce di rimanere? -
- Possibile che non capisci …? Sto male. Tu non mi ami. Non mi amerai mai. Mai… – La donna non riuscì a trattenere le lacrime. Alessio le allungò un fazzolettino di carta.
- Ricomponiti subito… – ripetè l’amico – Sta arrivando il cameriere. -
- Non me ne importa niente del cameriere… – urlò lei – Tu non mi ami. Non mi ami…- L’ingegnere guardò i vicini di tavolo. La coppia anziana sembrava non essersi accorta di nulla. Il giovane in divisa bianca e nera aveva un’espressione indifferente. Alessio chiese informazioni sul menu. Silvia aveva gli occhi arrossati. Si sistemò i capelli con un rapido gesto della mano.
- Non ho più fame… – disse la donna appena il cameriere si fu allontanato. L’amico le rivolse uno sguardo intenerito.
- Cosa guardi…? – continuò la donna.
- I tuoi occhi… – rispose lui – Sono scurissimi. -
- E allora…? – insistè lei.
- Mi piacciono gli occhi scuri… – aggiunse l’ingegnere.
- Perchè…? – Silvia pareva incuriosita da quella sua affermazione insolita.
- Sono uno spioncino sull’ignoto… – ripetè l’uomo – Una specie di buco della serratura… -
- Andiamo via… – disse la donna – Accompagnami a casa. -
- Obbedisco… – esclamò lui con un sorriso. Erano circa le diciassette quando l’ingegnere raggiunse il suo studio. Sembrava un pomeriggio tranquillo. I collaboratori stavano lavorando ad un progetto comune. Accese il computer. Cliccò su una pagina d’informazione. Il cellulare cominciò a squillare insistentemente. Era un numero privato.
- Pronto… – disse l’uomo.
- Sono Alessandro… – rispose il ragazzo.
- Cosa vuoi…? – continuò l’ingegnere.
- Stasera alle ventidue mi trovi al bar Calise di Ischia… – aggiunse lo studente.
- E allora…? – insistè Alessio.
- E allora un corno… – esclamò Alessandro interrompendo la conversazione.

Capitolo 6
Alessio entrò nel parcheggio. Mancavano pochi minuti alle ventidue. Spense il motore. Scese dalla macchina. Si diresse all’interno del bar. C’era poca gente seduta ai tavolini. Il pianista stava eseguendo un brano. Le note facevano da sottofondo al chiacchiericcio generale. Al banco delle consumazioni c’erano alcuni giovani in libera uscita. L’ingegnere si diresse alla cassa. Decise di acquistare le sigarette. Chiese la sua marca preferita. La cassiera si voltò in direzione dell’espositore. Sfilò il pacchetto con un gesto rapido della mano. Cominciò a digitare il prezzo. Alessio estrasse il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni.
- Il fumo fa invecchiare la pelle… – disse la voce alle sue spalle. Si voltò. Era Alessandro.
- Sono d’accordo… – rispose l’uomo – molto meglio un cancro. – Il ragazzo indossava un completo di jeans. Aveva i capelli gelatinati. Sembrava impaziente. Non riusciva a stare fermo. Si guardava intorno con insistenza. Infilava le mani nelle tasche del giubbino. Si sistemava i capelli. Incrociava le braccia all’altezza dello sterno. Quindi le lasciava penzolare lateralmente alle gambe.
- Che hai…? – chiese Alessio – Devi correre al bagno…? -
- Andiamo via… – rispose Alessandro.
- Perchè tanta fretta…? – insistè l’ingegnere. – Vuoi bere qualcosa…? -
- No, voglio andarmene… – ripetè il giovane. Uscirono dal bar. Raggiunsero l’automobile nel parcheggio. Salirono a bordo. Alessandro allacciò la cintura di sicurezza. Sbottonò il giubbino. Abbassò il finestrino.
- Sei sicuro di sentirti bene…? – chiese Alessio avviandosi in direzione di piazza degli Eroi.
- Vai da quella parte… – rispose lo studente indicando la direzione con il braccio fuori dal finestrino.
- Dove…? Dove vuoi andare…? -
- Conosco un posto isolato… -
- Perchè…? Non ti piace la gente…? – Il ragazzo rimase in silenzio. Alessio l’osservò con la coda dell’occhio. Aveva uno sguardo attento.
- Svolta a destra… – disse lo studente. L’ingegnere cominciò a scendere lungo la stradina di sant’Alessandro.
- Fermati laggiù… – aggiunse slacciandosi la cintura di sicurezza. Il ragazzo aprì la portiera dell’auto. Fece il gesto di scendere. Alessio lo trattenne per un braccio.
- Dove vai…? – chiese l’uomo. Alessandro girò il capo in direzione di lui. Si avvicinò sfiorandogli l’orecchio con le labbra.
- Devo pisciare… – rispose sottovoce. L’ingegnere lasciò la presa. Spense lo stereo. Abbassò il finestrino. Si tolse il soprabito. Il ragazzo era di spalle, a pochi metri dalla macchina. Un cane lo costrinse a rientrare precipitosamente. Era un mastino di colore scuro. Aveva un grosso collare di ferro.
- Bestiacce… – esclamò Alessandro chiudendo la portiera. L’animale sollevò il muso per aria. Non sembrava affatto infastidito dalla loro presenza. Si trattenne a guardarli con espressione sorniona prima di allontanarsi.
- Cosa volevi dirmi di tanto urgente…? – chiese Alessio guardandolo negli occhi.
- Ho finito i soldi della scheda telefonica… – rispose il giovane – Mi ricarichi il telefonino…? -
- Hai provato a chiederlo a tuo padre…? – continuò l’uomo.
- Te l’ho già detto una volta… – aggiunse lo studente – Non ce l’ho il padre. Sono un figlio di puttana. – Alessio accese una sigaretta. Fece qualche tiro. Aveva lo sguardo fisso davanti a se.
- Che cos’ha di tanto interessante quel muro…? – replicò il ragazzo rivolgendogli la parola.
- Come dici…? -
- Il muro…stai guardando il muro… -
- Ascolta… – disse l’ingegnere girando il capo verso di lui. Non riuscì a terminare la frase. Si ritrovò incollato allo schienale. Alessandro stava cercando di baciarlo.

continua…

 

 

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