Quando i bastimenti partivano da Ischia
| Pubblicato da Massimiliano Iacono |C’è una foto del primo dopoguerra, un gruppo di pescherecci ancorati a spina di pesce nel porto di San Pedro in California, che racchiude una tranche d’epopea: quella dell’emigrazione di migliaia di abitanti dell’isola d’Ischia in America. Evocando atmosfere inconfondibili, nella luce a tratti nebbiosa, immersa nell’ordine e i grandi spazi costieri (sconosciuti ai dintorni insulari del golfo di Napoli frequentati fino a qualche anno prima), quell’immagine racconta la distanza ma anche l’ormai avvenuta l’integrazione dei pescatori nella nuova patria lontana. Dopo aver lasciato gli arenili ischitani di San Pietro e della Mandra, decine di famiglie, i Curci, i Lauro, gli Artiano, i Di Meglio e tanti altri, avevano fondato un’enclave che – nel tempo – si è accresciuta, dilatandosi, senza mai dimenticare le origini. Un legame tra la West Coast e Ischia che, anzi, si rafforza. Merito anche delle iniziative dell’associazione «Ischitani nel mondo» che, per il quarto anno consecutivo, tra i vicoli del borgo antico a ridosso del litorale, ha organizzato fino a domenica «Pe’ terre assaie luntane». Iniziativa densa di eventi evocativi tra i quali spicca la mostra documentaria intitolata «Il sogno americano», che si accompagna a esposizioni d’arte, a proiezioni filmiche e al teatro dell’«Officina Artètéka» di Salvatore Ronga. «Nel settembre del 1926 monsignor Onofrio Buonocore diede alle stampe un opuscolo dedicato alla chiesa dell’Addolorata, per celebrare il cinquantesimo anniversario della sua fondazione. Questo scarno libretto – spiega Maria Lauro, coordinatrice della manifestazione – si apre con alcune notizie riguardanti le vicende costruttive dell’edificio e si chiude con un elenco di nomi, accompagnati dalle relative offerte. Sono nomi familiari, perché appartengono a persone del luogo, emigrate a San Pedro in California. L’idea della mostra nasce tra questi nomi». La mostra approfondisce, attraverso la storia della gloriosa compagnia di navigazione Lloyd Sabaudo, anche il ruolo che hanno svolto i grandi transatlantici nell’immaginario collettivo: erano «lembi di patria galleggiante» che annoveravano, tra le tante attrattive, la possibilità di ammirare scorci di paesaggi della «vulcanica isola d’Ischia», come scriveva Doro Rossetti nel 1928, in occasione del viaggio inaugurale del «Conte Grande», su «Le vie d’Italia», organo ufficiale del Touring Club. ciro cenatiempo il mattino




























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“Ischitani nel mondo” al Palazzo Reale di Napoli - dic 7th, 2007
NOTA BENETi invitiamo a rispondere a “Quando i bastimenti partivano da Ischia”: