Ricerca del benessere personale vanificata dalla condizione di comuni mortali. La ginestra come modello
| Pubblicato da Massimiliano Iacono |
La consapevolezza di non poter dominare completamente la natura, nella speranza di ottenere una falsa ed effimera felicità, spingerebbe l’uomo a reimpostare le relazioni con i propri simili, passando dalla competizione e dalla sopraffazione alla collaborazione e alla solidarietà, in un’unione di forze per una sopravvivenza non a discapito degli altri, ma insieme agli altri.
Photo credit: cbarbi
La natura non è affatto dominata dall’uomo, l’illusione di controllo sul mondo e sugli eventi può facilmente infrangersi in pochi secondi. L’uomo che si crede deo può essere bruscamente riportato alla dura realtà. Il pensiero più maturo di Giacomo Leopardi si cristallizza imperituro ne “La ginestra”, opera eterna perché arte, fiore tenace perché non si crede immortale.
Il voler godere dei beni terreni, in presenza di una natura che non è paradiso, è da stolti, e vano sarebbe il tentativo del raggiungimento del benessere. La presa di coscienza della realtà spinge inevitabilmente l’uomo ad unirsi ai propri simili contro l’imprevedibile rudezza della natura, in questa passeggera vita, senza accanirsi in una dispendiosa ed inutile tensione verso la felicità. Ma la felicità forse si annida proprio nel cambiamento di relazione con l’altro alla luce di un contesto ostile. E’ ciò che mi azzardo ad aggiungere alla prospettiva leopardiana. A partire dalle innegabili premesse che la competizione tra esseri umani, in un simile contesto biologico, economico e sociale, è ridicola.
L’unione tra tutti gli esseri umani debellerebbe la più matrigna delle nature. Ma anche questo è peccare ancora una volta di onnipotenza. Tenace, flessibile, senza stupide illusioni: dalla ginestra abbiamo ancora molto da imparare. Il fiore puoi scorgerlo nascere su terreni aridi e impervi quali quelli lavici, l’opera d’arte la trovi di seguito. Leggi “La ginestra”






























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