IschiaBlog é un blog d'informazione e satira locale, un elenco dei negozi e servizi dell'Isola d'Ischia, un sistema di annunci ed un centro offerte di hotel a Ischia

Ischia Blog

Ischia, il secondo romanzo di Gianni Mura

di Emanuele Verde. C’è da essere grati a Gianni Mura per aver dimostrato come si possa amare Ischia nonostante tutto. Nonostante ci sia la camorra, nel romanzo impersonata dal boss Rocco ‘o Purp e dai suoi scagnozzi Rambo e Virgola; nonostante ci sono “uomini che si fottono la figlia e vanno a messa tutte le domeniche, grandi inquinatori rispettati e riveriti, spacciatori di droga diventati business-men con tanto di yacht”.

Di sicuro, quelli che per ogni servizio di Iannaccone, prima a Ballarò e poi a Presa Diretta, hanno gridato al danno d’immagine, discettando di poteri più o meno trasversali che lavorerebbero per il declino dell’isola, annovereranno il famoso giornalista sportivo tra i detrattori di professione, tanto più dopo aver letto che: “il condono è implicito […] i sindaci se vogliono essere eletti devono cancellare la parola abusivismo e dai programmi annunciati la lotta al medesimo”. Oppure che “tra maggioranza e opposizione c’è identità di vedute e quindi identità d’interessi”. Che “ogni comune fa corsa a sè e si guarda al particolare, si ragiona in piccolo per conservare quel piccolo potere. Piccolo ma che porta gravi danni”.

Leggere poi che Truman Capote, Auden, scelsero Ischia alla ricerca di sesso a buon mercato, consapevoli che a Napoli, Capri, Ischia “l’amore tra uomini era così diffuso che non era necessario porre freno alle richieste più audaci”, mi rendo conto sarà una doccia gelata anche per tanta pseudo intellighenzia locale che ha trasformato negli anni – mentendo innanzitutto a se stessa – il soggiorno sull’isola di questi e di altri artisti, nientemeno che in un cenacolo culturale a cielo aperto attorno al famoso Bar Maria di Forio.

Mura tutte queste cose le fa dire a Giuseppe Iovine, alias Peppe ‘o francese, la figura forse più bella dell’intero romanzo, l’isolano di simpatie anarchiche che accompagna il commissario Jules Magrite e la sua compagna, il giudice Michelle Lapierre, alla scoperta del lato oscuro, nascosto dell’isola. Lo scrittore affida a Pépé le Coteau, altro soprannome dell’uomo, anche il finale catartico del romanzo, con una morale terribile, ma carica di significato: «NON È IL BENE CHE SCACCIA IL MALE, ANZI SPESSO LO ATTRAE. È IL MALE CHE SCACCIA IL MALE».

In questa sorta di epitaffio finale, che Iovine lascia in una lettera al commissario Magrite, sta anche l’assoluzione per Ischia – di cui Mura in più punti del romanzo esalta le bellezze paesaggistiche e culturali – e la maggioranza dei suoi abitanti. Tra cui i tanti Giuseppe Iovine che testimoniano solitari la loro sofferenza nelle piazze reali e in quelle virtuali, come questo blog, senza che nessuno apparentemente se ne fotta. Sperando, mi permetto di aggiungere, che a nessuno di essi venga mai in mente di immolarsi per il riscatto della propria terra, perchè, diversamente che nel romanzo, non ne vale assolutamente la pena.



Nessun commento, Commenta o Pinga

NOTA BENE
  • I commenti ritenuti diffamatori saranno cancellati.
  • Messaggi ostili, provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, col mero obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi saranno cancellati.
  • Dopo aver inviato un commento riceverai una e-mail di verifica. Clicca sul link presente nella e-mail per verificare il tuo indirizzo altrimenti il commento non sarà pubblicato.


Ti invitiamo a rispondere a “Ischia, il secondo romanzo di Gianni Mura”:



Ischia: Recensioni Hotel
Efficienza energetica ||